Piovani taglia il nastro dei primi 100 giorni alla guida del Brescia Calcio Femminile: "Un ambiente unico, un gruppo recettivo e già affiatato. Ricorda il mio Piacenza degli italiani"

Redazione

Dopo cento giorni dall'inizio dell'attività, un'azienda spesso tira una prima linea e fa un "bilancino", una prima riflessione, supportata da dati, sull'andamento dell'attività stessa. Seppur all'inizio, dopo un sufficiente numero di passi è giusto voltarsi indietro e, se serve, correggere la traiettoria. Nel mondo del calcio, invece, 100 giorni non sono poi un lasso di tempo così esiguo, soprattutto se di mestiere fai l'allenatore.

Superare indenne la partenza dai blocchi e incamerare la fiducia dell'ambiente tutto è già un primo successo. Se poi i tuoi cento giorni coincidono con una delle partite più emozionanti della recente e vincente storia del tuo club, allora probabilmente la strada tracciata è davvero quella giusta. Giampietro Piovani, a cento giorni dal suo insediamento come capo allenatore del Brescia Calcio Femminile, si sta cucendo addosso quest'abito con la forza del lavoro e dei risultati.

Brescia-Ajax 2-0 rimarrà a lungo negli occhi dei tifosi delle Leonesse e di tutti gli appassionati di calcio bresciani. Con quella vittoria, con quella entusiasmante rimonta centrata nell'atmosfera unica dello stadio Rigamonti, Piovani ha festeggiato i suoi primi cento giorni dalla firma che più di tre mesi fa l'ha legato alla società del presidente Cesari. A inizio estate serviva un cambio repentino di rotta dopo i magnifici anni targati Bertolini, dopo i tanti e pesanti addii di giocatrici rappresentative, per ricominciare con un gruppo quasi interamente inedito, oltretutto molto giovane. La scelta è caduta sull'ex coach dell'under 17 della Feralpisalò, alla prima esperienza col calcio femminile, anche se la sua attenzione verso questo mondo partiva da lontano. Stando alle parole del presidente Cesari, «è stato lo stesso Piovani a fare i nomi delle calciatrici da acquistare». Insomma, lo studente aveva iniziato a studiare in tempi non sospetti. «Coi miei ragazzi giocavo la domenica, quindi il sabato andavo sempre a vedere delle partite, tra cui anche quelle del Brescia Femminile. Da lì è nato tutto: il direttore Peri chiese il mio numero di telefono a Mantovani del Club Azzurri, il resto lo sapete».

Il primo passo è stato proprio ri-costruire. «Dovevamo rifondare, così io e il diesse ci siamo messi a cercare. Io gli davo le caratteristiche che mi servivano in base al modulo che avevo in testa, lui portava il materiale: abbiamo passato ore e ore a visionare video, infine abbiamo scelto. Non è stato facile perché in questo mondo sono nuovo e guardare le donne è molto diverso che guardare gli uomini, ma abbiamo fatto un gran lavoro. La base di partenza proposta era la difesa a tre, di cui sono innamorato. Poi abbiamo affondato il colpo sia su giocatrici affermate, sia puntando forte sull'aspetto motivazionale; l'esempio perfetto è quello di Fusetti, retrocessa lo scorso anno: ci serviva la sua voglia di riscatto».

Allenatore nuovo, staff nuovo, rosa praticamente nuova. Ma bisogno di fare immediatamente risultato, il calendario lo imponeva. Così, dopo il rodaggio in Coppa Italia, ecco Supercoppa e Champions League, intervallate dalle prime due di campionato. Un trofeo, due qualificazioni al turno successivo, primo posto a punteggio pieno in Serie A. Scusate se è poco. «Innanzitutto voglio ribadire il mio grazie a presidente Cesari e direttore Peri: loro mi hanno scelto, loro mi hanno dato quella che per me è una grandissima opportunità. Dal canto mio mi sono innamorato presto del calcio femminile e il merito è delle ragazze. Glielo dissi subito: "Abbiamo poco tempo, dobbiamo partire forte". Di risposta ho ricevuto dal primo giorno grandissima disponibilità ed immediatamente si è creato un clima fantastico, non solo sul campo tra me e loro, ma anche con lo staff e con tutta la dirigenza. Non è così comune tra gli uomini instaurare un ambiente così positivo, dove tutti si aiutano, dove i rapporti si cementano. Le senatrici come Marchitelli, Sabatino e Girelli mi stanno dando una grossa mano. Ma cito anche Ghisi, una giovane che era qui anche l'anno scorso, che nonostante stia giocando poco dà tutto ad ogni allenamento; è una cosa importantissima perché oltre a dare l'esempio e a migliorare lei, allenandosi forte fa migliorare anche le compagne che poi vanno in campo. Mi viene spontaneo il parallelismo col mio Piacenza, quello di Gigi Cagni: tutti italiani, in estate giusto un paio di innesti, grandissimo gruppo».

Ok, bravissime le ragazze, ma occhi attenti hanno già riconosciuto la mano del mister. Grande carattere, che c'era anche nelle passate stagioni, ma che non si rigenera automaticamente. Ma, soprattutto, già una visibile e proficua organizzazione tattica. «Per me è un piacere che venga riconosciuto. Parlando con chi c'era negli anni passati, è venuto fuori che non si era mai insistito tanto sulla parte tattica. Probabilmente perché era già una squadra fortissima e si volevano toccare altri tasti. Ora invece abbiamo bisogno di questo tipo di lavoro, accanto a quello motivazionale, che serve sempre. Loro mi seguono in maniera impareggiabile e devo dire che sono rimasto molto sorpreso di quanto siano recettive: agli uomini, e ai giovani soprattutto, spesso una cosa la devi spiegare tre o quattro volte, le donne alla seconda hanno capito. Hanno grande voglia, a volte troppa: provano spesso cose che hanno visto fare ai loro colleghi più famosi e vorrebbero che riuscissero subito. Ma con questo atteggiamento positivo possiamo fare bene».

Come detto, saran passati solo cento giorni ancorché abbondanti, ma del bene lo si è già fatto, ci sono già degli highlight, delle foto celebrative. Su tutte quelle della vittoria in Supercoppa contro la Fiorentina e del ritorno vincente di Champions contro l'Ajax. Scegliere l'emozione più grande tra le due non è facile. «Non lo è, ma se proprio lo devo fare dico Supercoppa. Non se l'aspettava nessuno, loro erano nettamente favorite ed erano praticamente le stesse che lo scorso anno avevano vinto tutto, battendoci sempre. Con l'Ajax già da loro meritavamo e al ritorno abbiamo raccolto, ma anche quella è stata una grande emozione».

Finito il "bilancino", si guarda al futuro imminente. Sarà, ancora una volta, "tutto e subito". «La prossima è col Tavagnacco, che ha zero nazionali, quindi potrà preparare al massimo la partita del 28, mentre io avrò il gruppo al completo solo due giorni prima del match, cosa che era già capitata peraltro in occasione del ritorno con l'Ajax. Poi andremo a Firenze; abbiamo chiesto di anticiparla, credo convenga anche a loro. Nell'infrasettimanale successivo, infatti, ci sono già gli ottavi di Champions». In questa seconda tranche di partite Piovani si giocherà un altro pezzettino di stagione, sapendo che il livello in Europa è altissimo e i dettagli fanno la differenza, e che in Italia la concorrenza non riguarda più una sola avversaria, come nel recente passato, ma, parole sue, «sono almeno quattro o cinque le squadre che si giocano il titolo», ergo si moltiplicheranno le battaglie ad armi pari. Un po' di tensione sarà naturale respirarla, ma stavolta, a tener dritta la schiena del mister bresciano, ci sarà la grande fiducia raccolta nei primi cento indimenticabili giorni di avventura bianco blu.