Domani Breno-Bedizzolese, Francesco Faini affronta il suo passato: "La nostra stagione passa da questi tre punti"

Redazione

Lo vedi da fuori, lo misuri come si fa con la febbre - che prima o dopo ci sta colpendo tutti in questo periodo -, e la sensazione che riscontri è quella di una calma piatta apparente, di un andamento lento che ad ogni accelerazione di ritmo accompagna una repentina frenata, e viceversa. Qualcosa c'è dentro questo Breno, ma non si muove, non si smuove. Calma piatta, appunto. Ma apparente. Perché nell'aria che si respira nell'ambiente e, soprattutto, dietro la pacatezza ed il sorriso di mister Francesco Faini, si agita una tempesta.

Domani questo moto interiore dovrà necessariamente uscire e produrre qualcosa. Lo sceneggiatore immaginario d'Eccellenza ha inserito nel thriller il rendez-vous con il passato, la partita del cuore, la prima volta contro, proprio nel momento clou della stagione dell'allenatore bresciano e della sua squadra. Dopo sette anni e mezzo con il granata bedizzolese addosso, Faini ha cambiato territorio, pur senza cambiare colori. Domani per il Breno passa probabilmente l'ultimo treno per poter ancora rincorrere i play off, che in società consideravano, e continuano a farlo, l'obiettivo minimo stagionale. Eppure né Luca Sana, tecnico che aveva iniziato la stagione guidando il Breno nei primi otto incontri, né il subentrato Faini, sono finora riusciti a far rendere la rosa a disposizione quanto curricula e dati transfermarkt dei giocatori avevano suggerito. Più tre sui play out, meno otto dall'ultimo posto play off, occupato guardacaso proprio dalla Bedizzolese. La partita di domani non è importante, la partita di domani è, per vari motivi, "la" partita.

 

«Ci stiamo provando ma non ci stiamo riuscendo. La sfida alla Bedizzolese è decisiva per la classifica, perché la nostra è deficitaria, mentre loro sono sì quinti, ma a meno due dalla seconda. Se valuto gli allenamenti posso solo essere contento dell'impegno e della partecipazione dei ragazzi, ma nel calcio non basta. Non stiamo raccogliendo quanto seminiamo col lavoro in settimana. Non sta girando bene, anche per episodi avversi, ma siccome non credo alle coincidenze non voglio cercare scuse parlando di sfortuna. La costante positiva è la difesa (il Breno è l'unica ancora sotto la doppia cifra di reti subite, nove, ndr), ma se non rendiamo quanto potremmo significa che c'è un problema. Dobbiamo individuarlo e migliorare nei dettagli, dobbiamo farlo tutti, dipende da noi. Così anche nella prossima sfida che, ripeto, è fondamentale. La nostra stagione passa da quei tre punti, se non li facciamo questa potrebbe diventare un'annata anonima».

 

Eccola qui l'agitazione che si muove sotto lo strato pacato, calmo, lucido. Le volontà della dirigenza che lo ha scelto per sbloccare la situazione e puntare alla Serie D - la stessa dirigenza che nel mercato invernale ha portato in Vallecamonica talenti non ordinari, leggi Marrazzo, Maccabiti, Silvestri e Quaggiotto -, non fanno che alzare il livello di pressione. «Ovviamente per far rendere al massimo un gruppo nuovo serve tempo e altrettanto chiaramente di tempo non ne abbiamo più. La società è molto ambiziosa, in tutta Breno c'è grande entusiasmo, io vorrei parlare di una partita alla volta ma capisco che sia difficile. Spero di averlo quel tempo per incidere, per ora mi sto prendendo serenamente le mie responsabilità continuando a lavorare sodo per cambiare le cose».

 

Cambiare è stato il verbo principale nel vocabolario di Faini a cavallo tra primavera e autunno 2017. Prima l'addio alla Bedizzolese, poi a inizio novembre la firma col Breno. Domani le emozioni che intercorreranno tra mister Faini e Bedizzolese, in entrambi i versi, saranno speciali. «Abito a Bedizzole e a Bedizzole ho trascorso gli ultimi sette anni e mezzo, è inevitabile che mi siano rimasti nel cuore. Ho finito la carriera con quella maglia, ho iniziato ad allenare la Juniores, per prendere un po' le distanze dai miei ex compagni, staccare la spina e cominciare a pensare da allenatore, infine mi è stata data la possibilità di guidare la prima squadra. L'ho fatto in quattro anni indimenticabili. Dal primo in Promozione, alla salita in Eccellenza, al grande campionato scorso culminato con i play off. Sono stati quattro anni di crescita e sperimentazioni. Il valore aggiunto è che tutto questo l'ho fatto per il mio paese. A fine stagione, però, ho capito che dovevo cambiare. Non solo la fine di un ciclo, ero io che non avevo le idee chiare e non volevo approfittare della loro bontà. Siamo rimasti in contatto, il rapporto è ancora oggi ottimo, ci si sente praticamente tutti i giorni. Ma non questa settimana. Questa settimana era giusto isolarsi e pensare esclusivamente al Breno che, pur con tutto il bene che tornerò ad augurarle da lunedì in poi, dovrà necessariamente battere la Bedizzolese».

 

Per scatenare una tempesta serve sempre una scintilla, per il Breno quella deve arrivare dalla Bedizzolese, magari veicolando la peculiarità delle emozioni che porterà al campo il proprio mister. Scosse forti per rifuggire l'anonimato.

 

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