Bagnolese-Urago sarà anche il derby dei fratelli Serena: Daniele in campo, Nicola in panchina

Redazione

La colpa è di Ricangelo e Luigia. Innanzitutto perché li hanno generati ad un'adolescenza di distanza l'un l'altro, precludendo loro di essere compagni o avversari dentro il rettangolo. Ok, bastava allora evitare di farli innamorare del Gioco. Ma papà è stato il primo a dettare la via da seguire, battendo una strada che poi i figli avrebbero potuto ripercorrere. Ed è inutile che mamma si disinteressi del calcio se poi proprio quando Nicola e Daniele si scontrano l'unico luogo domenicale possibile diventa la tribuna, occupata a cuore diviso. Sarebbe coerenza, questa? No, fortunatamente questa è la storia dei fratelli Serena.

 

Alle 15.30, a Bagnolo, tornano ad affrontarsi Nicola e Daniele Serena. Nicola è il mister dell'Urago terzo in classifica, una delle favorite per salire in Promozione via playoff. Daniele è l'esperto laterale della Bagnolese per il quale la post season sarebbe non la via, ma l'approdo, un risultato eccitante ripensando alle recenti agoniche stagioni neroverdi. Le possibilità di colmare i 5 punti di distacco dal quinto posto passano, per chi oggi ha il fattore campo, da questo match. Così come le speranze di chiudere in seconda piazza la regular season che ha chi è in trasferta, atteso poi tra sette giorni alla resa dei conti con la Castenedolese. Insomma, alle 15.30, a Bagnolo, si gioca una partita che ha mille ragioni di essere vista e raccontata.

 

La ragione più in superficie è quella del campo. «Dal punto di vista del morale - spiega mister Serena - arriviamo bene alla gara. Siamo in serie positiva, siamo riusciti a salire dal sesto al terzo posto. Contro Bagnolese e Castenedolese ci giochiamo molto, abbiamo diverse assenze pesanti ma questo non conta e non cambierà le cose. Curioso essere stati anche quest'anno un diesel: partenza così e così, poi una serie positiva che ci riporta in alto. Ho notato che è una caratteristica delle mie squadre, quello che non capisco è il perché! A me sembra di puntare su concetti semplici, evidentemente non lo sono, o sono assimilabili solo con un po' di tempo»«Ad inizio stagione - ribatte Daniele - puntavamo ad un campionato normale, senza le solite preoccupazioni: dopo quattro playout consecutivi sarebbe stato un bel salto in avanti. Siamo partiti forte, poi però abbiamo attraversato un periodo difficile senza vittorie e ora raggiungere il treno playoff diventa molto complicato. Non so se sia stato un calo mentale, fisico o fisiologico. Parlare di appagamento sarebbe sbagliato, ma dopo anni burrascosi probabilmente ci siamo sentiti un po' troppo tranquilli. Adesso tanto vale provarci, fino in fondo. Dispiace che per farlo si debba dare un dispiacere al fratello...».

 

Eccola qui la seconda ragione, quella sottocutanea, magari più nascosta, ma di certo più infettante: il rapporto umano tra i due. «Mio fratello Daniele, che bel giocatore. Abbiamo quattordici anni di differenza, perciò quando io smisi lui stava per iniziare la sua prima esperienza in una prima squadra. Ha esordito in D a sedici anni, a Rodengo, la qualità la dovevi avere. Però purtroppo è stato sempre frenato dagli infortuni. Ora in Prima ci sta comodamente. Ma continuo a dirgli di smettere, e di iniziare ad allenare». Fare l'allenatore, mestiere di famiglia tra passato, presente e futuro. «Ho trentatrè anni, caro Nicola, finché mi sento all'altezza di queste categorie vado avanti! Poi però anch'io voglio allenare. Nostro padre Ricangelo era un allenatore, mio fratello lo è, io non sono diverso, quindi lo sarò. Nel frattempo però continueremo a scontrarci tra campo e panchina».

 

Lo scontro è e sarà sempre necessario? Vederli sotto gli stessi colori sarebbe possibile? «No - ammette Nicola - non credo. Non con lui giocatore almeno. Se mi facesse da collaboratore, invece...»«Qualche anno fa - ricorda Daniele - ci fu la possibilità, poteva diventare il mio mister. Non se n'è mai fatto niente perché sarebbe stato difficile soprattutto per lui: gestire uno spogliatoio, fare scelte totalmente libere senza farle passare per condizionate. Ma non si sa mai, magari più avanti...». Necessario o no, lo scontro rimane un piatto forte, anche per oggi. «Chiaramente c'è sempre tanta suggestione - continua il più piccolo dei quattro figli Serena - ma poi in campo siamo sia professionali nei confronti di chi è lì con noi, compagni e avversari, sia rilassati l'un con l'altro, per cui scappa spesso la battuta»«Ora sono due o tre anni che ci ritroviamo, non è più la prima volta, anche se la novità è che oggi qualcosina in palio c'è. Io e lui rimarremo in ogni caso tranquilli».

 

Meno tranquilla è quella persona che, anche oggi, prenderà il suo posto in tribuna. Un paio di volte all'anno è da fare, massimo tre in caso di sorteggi in Coppa; poche ma fatte bene. Per Nicola «è mamma Luigia a sentirla più di tutti, soprattutto da quando non c'è più nostro padre»«Mio fratello ha ragione, mamma la sente parecchio, ma non parliamo di cuore diviso: lo sanno tutti che preferisce me, lo sa anche Nicola! In ogni caso non ci sarà solo lei sugli spalti, verrà un po' tutta la nostra famiglia, comprese le nostre sorelle, i mariti, eccetera».

 

Una cornice Serena sullo sfondo di un match importante, decisivo, di categoria. Tutto merito di Ricangelo e Luigia.

 

Matteo Carone

 

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