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Il caso - Tony Vescio saluta il calcio a 35 anni: domenica è stato il suo ultimo match da giocatore. "Scelta improvvisa, lo faccio per la mia famiglia. I momenti indimenticabili qui ad Urago con gli Abrami. Papà è sempre il mio primo pensiero"

"Per l'ennesimo anno si riparte... non so se sarà l'ultimo, l'unica cosa che so è che la voglia e l'entusiasmo sono le stesse del primo". Così scriveva sul suo profilo Facebook Antonio Vescio ad inizio settembre, allegando la foto di una bandiera rossoblu sventolante. I colori del suo Urago, il pensiero alla sua passione, il velato riferimento agli anni che passano, inesorabili. Tre mesi dopo, Tony ha deciso che sì, questo è definitivamente il suo ultimo anno. Anzi, lo è stato. A metà stagione, dopo cinque anni con indosso quei colori, al tramonto di una carriera dall'elevato chilometraggio, il numero 8 ha deciso di ritirarsi per stare più vicino alla sua famiglia. E il mondo dei dilettanti gli ha tributato in coro un rispettoso saluto.

Saiano-Urago Mella non ce la ricorderemo solo come una bella sfida al vertice del campionato di Prima 2016-2017, un 1-1 dal finale scoppiettante (vantaggio casalingo all'85', pareggio ospite al 92'). Ce la ricorderemo soprattutto come l'ultimo giro di giostra del centrocampista cittadino. «La voglia non è sparita di colpo. I problemi fisici hanno certamente influito, ma il motivo reale riguarda la mia famiglia. Ho una compagna, stiamo insieme da diciotto anni; lei lavora anche sabato e domenica, e per i nostri due figli piccoli comincia a diventare pesante. C'è bisogno che mi dedichi a loro, che sia più presente, anche per mia mamma, che fa tanti sacrifici per venirci incontro». Insomma, l'urgenza era alta, chiudere l'anno e riprovare l'assalto alla Promozione con l'Urago non sarebbe stato fattibile. Ma non era nemmeno preventivato. «La scelta è stata improvvisa, è maturata da un giorno all'altro. Ma andava fatta. Non posso lasciare al calcio i ritagli del mio tempo, perché se mi prendo degli impegni li devo vivere al massimo. Ora la famiglia deve avere piena priorità».

La famiglia viene prima. Compagna, figli, mamma. E un pensiero speciale per qualcuno che continua a tifarlo da lassù. A Tony piace esprimere certe emozioni attraverso i social, forse perché si diffondono presto e arrivano dirette, forse perché la tastiera raffredda delle parole che dalla bocca farebbero fatica ad uscire, spezzate dalla commozione. Così anche venerdì scorso, quando nel messaggio in cui annunciava che Saiano-Urago sarebbe stato il suo ultimo match, aveva destinato il "grazie" più grande a papà. «Sono passati quasi due anni da quando ci ha lasciato. La dedica più sentita è per lui. Mi ha accompagnato in tutte le fasi della mia carriera e della mia vita. Mi ha seguito con lo stesso entusiasmo, trasmettendomi sempre la stessa trascinante passione, sia durante i miei primi calci, sia in questi ultimi anni in categoria. Era il mio punto di riferimento ed il mio primo tifoso. Lo è ancora».

Addio al calcio giocato, a risentirci per il calcio vissuto («Mi staccherò completamente da questo mondo, ma in futuro mai dire mai»). Il rapporto che rimane inossidabile è con i compagni d'avventura di ieri e di oggi. Come Ferraro, in gol domenica con la maglia avversaria, uno dei primi a postare il suo saluto, sincero ed ironico, al rivale sfidato in cento battaglie. «Ferro è un amico da sempre, nel suo post ha allegato una foto di tanti anni fa, io e lui a lottare su un pallone, come domenica. Ma non è stato l'unico a farsi sentire. Sono stato stupito dal numero di messaggi che mi sono arrivati. Tanti giocatori mi hanno dedicato un pensiero, tante persone di calcio. Per me è stato un orgoglio e un'emozione unici, che mi hanno ricordato che sul campo di gioco ho costruito tanti rapporti importanti della mia vita. E poi beh, c'è l'Urago».

Gli ultimi colori indossati sono quelli che senti più vicini, è normale: fino all'altroieri erano a contatto con la pelle. Ma non è solo questo. «Domenica è stata una grande festa. I miei compagni mi hanno fatto trovare una maglietta celebrativa nello spogliatoio, la società mi ha dedicato una targa, dopo la partita avevano organizzato un aperitivo e una cena per festeggiarmi. Tante bellissime sorprese. Il gruppo è eccezionale, mi mancherà. Ma in generale questi anni a Urago sono stati fantastici». Non è un caso che alla voce "momenti indimenticabili" c'è tanto di questo paese, di questa squadra. «Arrivai qui a dicembre, me ne vado a dicembre: sono passati esattamente cinque anni. In carriera ho ricordi indelebili legati a risultati, come la vittoria play off col Gussago o il successo in campionato col Valgobbia. Ma se devo scegliere, scelgo proprio il periodo all'Urago Mella. Non un momento preciso, non una partita, ma questi cinque anni per intero, nonostante di fatto non abbiamo vinto nulla. Un pensiero particolare va alla famiglia Abrami, con loro ho avuto un rapporto profondo».

Le luci si spengono e i sogni di Tony, d'ora in poi, saranno un po' diversi. Il calcio rimarrà nella testa - impossibile cancellarlo dall'hardware - non più nei piedi. In compenso, in questa notte che da sempre ha una magia particolare, Santa Lucia consegnerà a due fratellini di Castenedolo il dono più bello. Il tempo prezioso del loro papà.

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