Verolavecchia in lutto. Addio a Domenico Bandera, direttore gentiluomo

Redazione

C'è un grande vuoto nel mondo del calcio bresciano. È quello lasciato da Domenico Bandera, storico direttore sportivo del panorama dilettantistico che si è spento questa mattina, all'età di 63 anni.


La sua era una passione coltivata dal 1979, iniziata con il Verolavecchia, condotto dalla Terza alla Prima Categoria. Poi il passaggio al Gambara in Eccellenza, con cinque stagioni intense impreziosite dallo storico spareggio play-off con il Bellusco. Ulteriore balzo verso l'alto fu quello compiuto alla Castellana, con la vittoria del campionato di Eccellenza e tre stagioni in Serie D, categoria vissuta anche a Verolanuova per tre annate da ricordare prima della breve esperienza alla Bassa Bresciana e del ritorno nel suo Verolavecchia, dove nell'ultima annata aveva indossato i panni di direttore generale.


“Mio padre era il numero uno. Un vero uomo di calcio. Una persona onesta e sincera - racconta il figlio Diego Bandera -, per questo sto ricevendo tantissimi messaggi da allenatori e giocatori che l'hanno conosciuto. Era molto legato a tutti i suoi mister e ciò che ha fatto come uomo e come sportivo ha lasciato il segno”.


La voce di mister Corrado Duri è messa a dura prova dalla commozione: “Ci siamo conosciuti trent'anni fa, la nostra più che una collaborazione è stata un'amicizia. Difficile trovare una sintonia del genere con altre persone. Eravamo sempre d'accordo su tutto e ci aiutavamo a vicenda. Sono tornato a Verolavecchia per lui ed anche negli ultimi mesi ci ha sempre fatto sentire il suo appoggio. Nei giorni scorsi ero in ferie. Mi è spiaciuto tanto non poterlo salutare. Mancherà tanto”.


Rapporto legato a doppio filo anche quello con il ds bassaiolo Gianni Guarneri, capace di estendersi anche oltre ai confini del campo: “Ho visto crescere i suoi figli e lui i miei. Con il calcio abbiamo condiviso stagioni indimenticabili a Verolavecchia, abbiamo preso strade diverse e poi ci siamo ritrovati. L'amicizia è sempre rimasta forte e il suo ricordo sarà indelebile. Me l'ha fatta sporca, lascia un vuoto troppo grande. Lo immagino felice insieme al nostro amico Lorimer”.


La figura di Baiguera è intrecciata anche agli esordi in panchina Gianpietro Piovani (nella foto), attuale tecnico del Sassuolo femminile: “Fu lui a volermi a tutti i costi alla guida della Verolese e a convincermi a intraprendere il percorso di allenatore. Fu un punto di riferimento per i miei inizi. Mi diede consigli davvero preziosi arricchendomi con la sua esperienza. Ci sentivamo spesso, era una persona buona e pacata, propenso al dialogo e sempre pronto ad organizzare pizzate e cene per mantenere il gruppo unito. Dopo l'addio a Ringo Girelli viene a mancare un'altra figura davvero speciale”.


“È stato il ds della grande Verolese in Serie D e un conoscitore di calcio dilettantistico come pochi - lo omaggia Roberto Antonini, suo ex presidente -, l'ho sempre considerato come un fratello, una persona di cui ti potevi fidare ciecamente”.


Bandera è stato un esempio anche per la nuova generazione di dirigenti. “Di lui mi ha sempre impressionato la passione per il calcio e l'amore incondizionato verso questo sport - racconta Stefano Tosoni della Calvina -, persona straordinaria, uomo vero”. Gli fa eco un altro collega ed amico come Santo Marini, ds del Casalromano: “Seguiva tutte le manifestazioni con una dedizione esemplare. Perdiamo un grande personaggio sia sul piano calcistico sia sul piano umano”.


Anche Eugenio Bianchini, presidente dell'Associazione Direttori Sportivi Bresciani, sottolinea tutta la sua stima per una delle colonne storiche del movimento: “Eravamo molto legati. Interpretava il ruolo di direttore sportivo in un modo diverso, unico, impeccabile. Lo conobbi ai tempi del mercato alla Campagnola, ero ancora giocatore. Un uomo trasparente, sempre disponibile, che mi aiutò ad avvicinarmi al gruppo dei ds. Peccato non essere stato un suo giocatore, da avversario ne ho sempre ammirato l'equilibrio fuori dal comune. Ho avuto la fortuna di conoscere la sua bella famiglia e suo figlio Diego. Mi ricorda Domenico. Sono certo che la vicinanza e l'affetto del mondo del calcio bresciano lo aiuteranno in questo momento così difficile”.

Bruno Forza

 

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