Lumezzane, parola a Cavagna: "Fatico a parlare di campo, ma questo gruppo è da applausi"

Redazione

"Ricorderò il 2017 come l’anno della grande ingiustizia. Penso in continuazione a ciò che ci hanno rubato. Purtroppo sono costretto a guardare e vivere il calcio con questo odioso filtro, che non riesco a togliermi”.

 

I mesi passano e nemmeno l’alba del 2018 ha riportato il sereno nell’animo del presidente Cavagna. La ferita per i fatti della scorsa estate è ancora profonda e la lingua batte sempre lì, dove il dente duole: “Ho visto e continuo a vedere cose incredibili. Penso a Modena, Vicenza e Arezzo, ma non solo. I risultati dell’operato di certi personaggi e delle componenti a capo del calcio sono sotto gli occhi di tutti. Sono riusciti anche a cambiare le regole in corsa, come per la Triestina, che ha usufruito due volte del ripescaggio in un lasso di tempo contrario alle norme. Non mi stupisco più di nulla, il Lumezzane è stato maltrattato dopo anni di onorata militanza tra i professionisti. Non aveva il nome né la piazza per restare immune dalle ingiustizie”.

 

Il massimo dirigente valgobbino si toglie ulteriori macigni dalle scarpe, anche nei confronti di Tavecchio, e annuncia di non aver rinunciato alla sua battaglia legale. “L’ex presidente? L’ho conosciuto di persona ed ho un pessimo ricordo di lui, condiviso con tante altre persone. Credevo che per ricoprire certe cariche fosse importante essere dei galantuomini... Io non mi arrendo, c’è una querela pronta nei confronti di Figc, Lega Serie C e Covisoc. E’ incomprensibile come quest’ultima abbia agito sui noti casi di casi Mantova e Maceratese”.

 

Parlare di calcio giocato è difficile per Cavagna, che ammette le sue difficoltà e si toglie il cappello davanti al suo Lumezzane. “Nello stato d’animo in cui mi trovo non sono stato in grado di dare alla squadra la giusta carica. Talvolta ho perfino temuto di infondere in loro un’energia negativa. Non ho meriti sulla rinascita di un gruppo davvero unito e sull’ottimo lavoro di mister Puccica, capace e umile, che è rimasto con noi nonostante la Serie D e ha saputo ottenere risultati in condizioni di lavoro difficilissime. Questi ragazzi si toglieranno grandi soddisfazioni e credo che con 2-3 innesti saremmo da Serie C. Abbiamo fatto una grande ripartenza, da squadra vera. Possiamo scalare posizioni. Da qui alla fine non posso chiedere niente, vedo che ai giocatori le motivazioni non mancano. Cercherò solamente di stargli vicino”.

 

Il massimo campionato dilettantistico, tuttavia, è indigesto a Cavagna: “Chiamarlo calcio è un eufemismo. Io ho grande rispetto per il mondo dilettantistico, ma giocare una Serie D su campi minuscoli o privi di illuminazione è ridicolo. Chi vincerà? La Pro Patria. Le altre bresciane? Per il Darfo sarà dura ripetersi, ha fatto un’andata incredibile. Credo che il Ciliverghe chiuderà in linea con le sue aspettative, mentre il Rezzato dovrà fare i conti con i numerosi cambiamenti all’interno della rosa. I giocatori ci sono, ma trovare le alchimie in corsa non è mai facile”.

 

In chiusura il pensiero torna sulla Serie C: “Credo che la Feralpisalò abbia allestito una squadra importante. Ha ragione Pasini, si poteva e si doveva fare di più. Con un altro paio di tasselli potranno diventare una squadra da primato. Dolci problemi, diversi dai miei. Il futuro del Lumezzane? Con un altro presidente. Io sono pronto a chiudere il mio ciclo”.

Bruno Forza

 

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