Andrea Magrassi: “A Matelica l'ambiente ideale, ma a Brescia ho lasciato il cuore. Un giorno mi piacerebbe ritornare”

Redazione
Debutto in Serie B da diciottenne, contratto con una società di Serie A, un lungo girovagare in prestito senza avvertire troppa fiducia dalla casa madre.
 
Un percorso che accomuna diversi calciatori in erba. Da predestinati a esuberi il passo, a volte, è breve. E' stato così anche per Andrea Magrassi, attaccante classe 1993 che con la maglia delle Rondinelle ha disputato diversi anni nelle giovanili e poi saggiato il palcoscenico del Rigamonti, in una sfida di campionato persa 1-0 contro l'Ascoli. La Sampdoria puntò su di lui, mettendolo sotto contratto e girandolo poi più volte in prestito. 
 
Esperienze poco proficue per Magrassi, che a un certo punto pensò anche di smettere. A Matelica, dopo alcune annate positive, adesso ha raggiunto una sua dimensione: “Ho trovato in primis un ottimo ambiente – racconta il centravanti veneto, già autore di dodici reti – mi sono fidato ciecamente di Luca Tiozzo, l'allenatore che ho avuto a Mestre, il quale mi voleva a tutti i costi e che ormai conosco a occhi chiusi. E' stata tra le persone più importanti per il mio rilancio, ora spero di continuare a ripagarlo a suon di gol”.
 
Il Matelica sta disputando un ottimo campionato. E' primo, seppur per una sola lunghezza, davanti alla Vis Pesaro: “Il girone F è molto impegnativo, non ci sono squadre materasso o risultati già scritti. Su tutti i campi si rischia di perdere punti senza l'atteggiamento giusto. Il presidente è una persona ambiziosa e già da diversi anni sta investendo risorse per ottenere il salto nei professionisti e devo dire che la qualità del gruppo è ottima. Le potenzialità per stare in alto ci sono. Personalmente mi sento benissimo, sta girando tutto per il meglio e mi sento consapevole dei miei mezzi sul piano mentale e fisico. Era ora, dopo tante annate tribolate in cui ho pensato anche di appendere le scarpe al chiodo”.
 
Ma andiamo con ordine. A 15 anni Magrassi si trasferisce da Venezia al Brescia. Allievi, Primavera, fino al debutto in Serie B: “Brescia mi ha cambiato la vita. Sono arrivato da una realtà completamente diversa, ho fatto fatica ad adattarmi nei primi sei mesi, ma poi ho passato un'adolescenza fantastica. Brescia e il Brescia mi hanno formato sotto tutti i punti di vista, ho conosciuto persone straordinarie e ho solo ricordi positivi, dal convitto dove alloggiavamo noi ragazzi delle giovanili all'atmosfera della città. Un'esperienza che ha toccato l'apice con il debutto in Serie D”.
 
Momenti ovviamente indelebili, anche se...“Quei trentuno minuti sono letteralmente volati, non mi sono quasi reso conto del trascorrere del tempo. Una cosa è certa, non mi sentivo un pesce fuor d'acqua e mi sarebbe piaciuto avere subito un'altra opportunità. Non andò così, ma anche grazie a quell'esordio mi acquistò la Sampdoria. In un club così devi essere forte sul piano mentale, altrimenti gestire la cosa non è facile. Si pensò che l'idea di un prestito fosse la via ideale per me, ma nelle avventure in Serie C non feci mai più di quindici presenze. Non trovavo un ambiente familiare come era stato Brescia, non riuscivo a sentirmi me stesso. Provammo anche l'avventura all'estero. La Samp aveva ottimi rapporti in Portogallo con l'Olhanense, ma anche quella esperienza fu assolutamente negativa”.
 
Per un ragazzo poco più che ventenne era arrivato il tempo di guardarsi allo specchio e fare delle valutazioni: “Non lo nego, è stato un periodo buio e ho anche pensato di mollare questo mondo e smettere. Poi ho pensato ai miei affetti, alle persone che mi sono sempre state vicine e ho capito di dover lottare anche per loro. Mi ero convinto troppo presto di essere arrivato, ma forse sono più le cose che ti circondano a fartelo pensare. Dovevo crescere sul piano caratteriale, anche perchè senza la testa giusta chiunque in Serie C o D rischia di prendere le mazzate, compreso chi come me ha fatto un certo tipo di percorso”.
 
Magrassi ha riacquistato fiducia con il Mestre e, dopo un'annata in chiaroscuro all'Ostiamare, il rilancio definitivo è arrivato con il Calvi Noale: “Otto gol nella seconda parte di campionato, ma soprattutto una salvezza che nessuno riteneva possibile e che invece abbiamo centrato grazie a un girone di ritorno incredibile. In estate ho avuto la possibilità di tornare tra i professionisti, ma ho preferito provare a tornarci da protagonista in Serie D. La chiamata del Matelica è arrivata nel momento giusto, qua sto finalmente dimostrando le mie potenzialità e ricalcare determinati palcoscenici è sicuramente uno dei miei obbiettivi”.
 
“Un ritorno a Brescia? – chiosa l'attaccante veneto - Non avrei dubbi nell'accettare. Lì ho conosciuto mia moglie, è nato mio figlio e mi sono formato come persona prima che come calciatore. E' una piazza speciale, dove anche io che ero un signor nessuno avvertivo affetto e calore. C'è grande passione e per chi fa questo sport percepire nella gente queste sensazioni è il massimo. Per me rivestire la maglia delle Rondinelle sarebbe un sogno, ma prima penso al bene del Matelica. Ci sono traguardi importanti da conquistare”. Chissà che poi la scalata di Andrea Magrassi non possa riprendere nella giusta direzione.
 
 

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