Campioni d'Inverno - Ragno e il Roé Volciano: l'obiettivo è costruire un'identità

Redazione

C'è una società nuova a Roè Volciano. A prima vista sembra sempre la stessa: stesso nome, stessi dirigenti nei ruoli chiave, con poche eccezioni, rosa rivoluzionata sì, ma rimanendo nella norma di una squadra che passa da una categoria ad un'altra.

Il cambiamento è più profondo, sta nelle pieghe della struttura societaria stessa e si pone in netto contrasto con quello che è stato il recente passato.

 

Dopo tanti anni in Seconda, il 2017-2018 si è concluso con una amara retrocessione. Da qui si è tirata una linea: l'allenatore della seconda parte della stagione è salito un gradino più in alto prendendo in mano le redini e proponendo al presidente Amilcare Bettari un approccio diverso alla gestione di tutto ciò che era il Roè Volciano calcio. Il presidente ha dato il via libera ed oggi, effettivamente, se grattiamo sotto la superficie ritroviamo una struttura societaria diversa, che prova a muovere i primi passi per costruirsi una propria solida identità. L'ex mister diventato ds e "regista" del cambiamento è Gianpaolo Ragno«A 60 anni, al termine della passata stagione, ho fatto la scelta di abbandonare la panchina, anche perché pensavo di aver individuato le principali mancanze di questo ambiente. Quando arrivai, esattamente un anno fa, trovai una situazione molto confusa. Abbiamo deciso di fare piazza pulita e ricominciare daccapo, sfruttando la discesa in Terza come opportunità per mettere ordine, partendo dalla società per poi toccare tutti i campi, fino a quello tecnico, di campo. Innanzitutto eravamo in pochi, perciò la prima mossa è stata aggiungere dirigenti, scegliendo le persone giuste. Il concetto base è aver voluto persone serie e motivate, tanto negli uffici quanto in campo a giocare. Abbiamo cercato di isolare ed eliminare i tarli negativi che stavano bloccando l'intero sistema, per poi aggiungere elementi nuovi e capaci. La rosa è stata rivoluzionata: ne abbiamo tenuti 5, gli altri 20 sono nuovi, un buon mix tra giovani ed esperti, con parecchi ex, in modo da avere un'ossatura che conoscessimo già. Quest'anno i giocatori pensano solo a giocare, il calcio per loro non è al quarto-quinto posto delle proprie priorità. Per i giovani ci siamo appoggiati alla Valsabbia, che devo ringraziare, perché ci ha dato una grossa mano. Insomma, l'obiettivo iniziale era rifondare, cercando di dimenticare il recente passato, anche se voleva dire ripartire dall'ultima categoria possibile».

 

E dire che una possibilità di restare in Seconda c'era, forse più di una. «Potevamo acquisire i diritti di qualche squadra, sinceramente a me non faceva impazzire l'idea della Terza, ma in questo senso il pres fu chiaro, non voleva passare per un'acquisizione, piuttosto si ripartiva dal fondo. A quel punto abbiamo cercato di vederla come un'opportunità, tanto dal punto di vista sportivo non si può far peggio, quindi c'è lo spazio e il tempo per costruire, che è il nostro primo obiettivo. Non abbiamo fretta, i buoni risultati sono qualcosa che ci gratifica, ma non stiamo puntando a vincere, non abbiamo fretta». Già, perché in tutto questo non abbiamo ancora scritto che il Roè guida il girone C di Terza con 34 punti, raccolti in 13 partite, di cui 11 vinte, 1 pareggiata e solo 1 persa. Un cammino eccezionale ma che non dà garanzie, visto che il Ponte Zanano è a -4 e a -6 c'è un terzetto composto da Atletico Mompiano, Nuove Legioni Calcinatesi e Botticino. «Il campionato è particolare, è diviso in due tronconi, quindi nonostante il ruolino di marcia ci troviamo le rivali ancora col fiato sul collo. Non possiamo sbagliare una virgola. Il gruppo è davvero ottimo e l'allenatore Fabrizio Glisenti preparato. In estate i papabili per la guida tecnica erano stati 2-3, lui lo conoscevo solo come giocatore, ma me ne avevano parlato molto bene e oggi posso sottoscrivere. Nella creazione del gruppo è imbattibile, da allenatore sa il fatto suo, siamo molto contenti. Come per dirigenti e calciatori abbiamo utilizzato lo stesso criterio di scelta anche per il mister: prima di tutto lo spessore della persona, l'essere sani di testa, poi viene la qualità. E di qualità ne abbiamo, è la nostra forza. Dopo aver perso in Coppa col Serle fui chiaro col mister: non è vero che in Terza si vince facendo la guerra, noi possiamo vincere giocando a calcio, anzi, è la via più facile per farlo. Il campo ci ha dato pian piano ragione. Il pareggio col Collebeato della seconda giornata, se devo essere sincero, è stato un punto guadagnato, ma per meriti degli avversari; il Colle è un'ottima squadra, l'unica che ci abbia messo davvero in difficoltà, ora hanno qualche punto di ritardo ma mi stupirei se non dovessero rientrare. Col Botticino, invece, perdemmo per un caso, un'autorete sfortunata dopo aver dominato la partita».

 

La crescita può essere accelerata dai risultati del campo, ma Ragno batte forte sul carattere identitario che deve conquistare la società, non solo con la prima squadra, che è naturalmente in vetrina, ma in tutti i compartimenti della filiera, quindi anche e soprattutto nel settore giovanile. «Se riguardo ad un anno fa vedo una situazione allo sbando. Lo dissi subito al pres: avete peculiarità positive rare per una società dilettantistica, com'è possibile che si faccia così fatica? Serviva un riferimento generale e alcune persone di grande competenza nei ruoli più delicati. Io mi sono preso la briga di propormi come riferimento, all'interno di un progetto che ha visto subito l'appoggio del presidente. Poi ho coinvolto altri dirigenti di livello, tra cui vorrei citare Massimo Moreni, arrivato poche settimane fa, a novembre, e affiancato alla gestione del settore giovanile. A me non interessa fare il ds o avere chissà quale nomina, mi interessa che il Roè cresca, che possa diventare un modello da seguire dopo aver sviluppato una sua identità riconoscibile. Vincere passa in secondo piano: proveremo a farlo, ma senza crearci ansie o aspettative».

 

Matteo Carone

 

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