logo app store
logo google play
logo facebook
logo twitter
logo logo cbs cuore
  • bs1
  • 1
  • 2

Carlo Nicolini seguirà Lucescu sulla panchina della Turchia: “Adesso sogno il Mondiale, ma un giorno mi piacerebbe tornare al Brescia”

Balotelli, Pirlo e Prandelli. I rappresentanti bresciani all'ultimo Mondiale in Brasile non mancavano. In ottica Russia 2018 nessuno, tra i portacolori della nostra provincia, è invece ancora certo di staccare il biglietto per la più grande manifestazione calcistica del globo.
 
Ci potrà quantomeno provare il preparatore atletico Carlo Nicolini, il quale ieri mattina è partito alla volta di Istanbul, dove insieme a Mircea Lucescu, appena nominato commissario tecnico al posto di Terim, cercherà di dare una gioia enorme al popolo turco, che tra l'altro ha visto la propria nazionale partecipare solamente due volte al Mondiale. La prima nel 1954, con un'eliminazione al primo turno, la seconda nel 2002, quando la Turchia pose fine alla favola Senegal ai quarti per poi uscire in semifinale contro il Brasile di Ronaldo. I turchi chiusero terzi battendo nella finalina la Sud Corea, nella partita in cui Hakan Sukur realizzò il gol più veloce della storia dei Mondiali, e fu proprio quella l'ultima gara della Turchia nella maggiore delle competizioni FIFA.
 
Toccherà a Mircea Lucescu tentare l'impresa qualificazione, insieme a lui ci sarà il fido preparatore atletico Carlo Nicolini, bresciano di Caino, che ha iniziato a lavorare con l'allenatore di Bucarest proprio al Brescia. Un rapporto che non si è mai interrotto, con Nicolini che ha sempre seguito Lucescu. Ora, la nuova sfida sulla panchina della Turchia: “In questi giorni di riflessione, dopo l'esperienza con lo Zenit, stavo proprio pensando che un incarico di questo tipo sarebbe calzato a pennello. Non è facile stare spesso lontano dalla famiglia e le dinamiche di una Nazionale avrebbero aiutato a passare più tempo con i miei cari. E' la prima volta che non lavoriamo per un club e provo grande orgoglio per questo nuovo incarico. I vertici del calcio turco evidentemente non si sono dimenticati di noi, visto che con Mircea, a inizio millennio, avevamo fatto un grande lavoro sulle panchine di Galatasary e Besiktas. E' nato tutto all'improvviso (Terim due settimane fa è stato rimosso dall'incarico di CT per aver  preso parte a una rissa scoppiata in un ristorante), ma bilanciati i pro e i contro ho capito che era un treno da dover prendere. La motivazione principale è la possibilità di partecipare al prossimo Mondiale. Ci sono quattro partite da affrontare, non sarà facile, ma ci proveremo”.
 
La Turchia è attualmente terza nel suo girone, dietro Croazia e Islanda. La prima accede direttamente, la seconda deve passare dagli spareggi: “Ci aspetta un compito complicato, anche perchè avremo a disposizione i ragazzi il 28 agosto in vista delle partite del 2 e del 5 settembre. Il ruolo classico del preparatore in una situazione come questa viene meno, cercherò di lavorare sulla freschezza e sulla mente dei calciatori. Credo che per il preparatore di una Nazionale sia fondamentale avere i riscontri dei preparatori dei vari club. Purtroppo, durante l'esperienza allo Shakthar, mi capitava il contrario, non c'era un filo diretto con le varie Nazionali, cosa secondo me inconcepibile. Per quanto riguarda condizioni e tempo di recupero, personalmente non devo stravolgere niente, ci sarà comunicazione e dialogo con i giocatori stessi e i vari preparatori”.
 
In tre giorni, la Turchia si gioca praticamente tutto: “Quando abbiamo accettato l'incarico, era chiaro come le prime due partite fossero decisive. Stiamo accelerando il processo di conoscenza con i giocatori, ad esempio, grazie alla disponibilità di Montella, pochi giorni fa abbiamo avuto l'oppportunità di vedere e confrontarci con Calhanoglu dopo un allenamento del Milan. La Nazionale turca ha uomini di talento dal centrocampo in su, mentre la fase difensiva presenta delle lacune. Dovremo lavorare in poco tempo per colmare questi problemi, ma i giocatori turchi dal punto di vista dell'impegno e della voglia sono encomiabili. La prima partita con l'Ucraina sarà fondamentale, loro sono già nel pieno del campionato e sono una Nazionale ben collaudata, mentre gran parte dei nostri calciatori devono ancora iniziare le gare ufficiali. Per Mircea e per me sarà una partita speciale, visti i precedenti in Ucraina. Diciamo che conosciamo bene chi andiamo ad affrontare”.
 
Già, perchè nella carriera di Lucescu e Nicolini spiccano i dodici anni alla guida dello Shakthar Donetsk, società capace negli anni di detronizzare la Dinamo Kiev nell'ex Repubblica sovietica: “Sono state stagioni splendide, in cui abbiamo vinto otto scudetti e reso lo Shakthar un club credibile a livello europeo e direi anche mondiale. Di momenti belli ne ho vissuti moltissimi, il punto più alto resta il trionfo in Europa League (stagione 2008-2009, trionfo ai supplementari contro il Werder Brema). Vincere una competizione simile con una squadra ucraina penso sia un'impresa incredibile. Grazie anche a quel trionfo, i nostri giocatori di punta, in particolare quindi i brasiliani, sono entrati in pianta stabile nel giro delle loro Nazionali, un motivo per noi di enorme soddisfazione”.
 
Tanti i futuri campioni svezzati dallo staff tecnico dello Shakhtar, come Willian, Douglas Costa, Alex Teixeira o Mkhitaryan: “Giocatori di enormi talento, le cui potenzialità erano note fin da subito. Penso che la bravura sia stata nel fargli capire che tecnica e qualità non sarebbero bastate per emergere in Europa o arrivare in club di primissimo livello. Non è facile per un giovane brasiliano sbarcare in Ucraina, vedere crescere di parecchio il proprio contocorrente e mantenere umiltà e voglia di allenarsi sull'aspetto fisico. Tanti di questi invece ci sono riusciti e la loro maturazione fisica e mentale, aspetti sui quali abbiamo insistito molto, è frutto del duro lavoro. Anche la Dinamo Kiev prendeva tanti brasiliani, ma nessuno di loro si è poi consacrato a grandi livelli. Non è facile, perchè allenarsi in mezzo alla neve o con trenta gradi sotto lo zero per chi viene dall'estero rappresenta un grosso problema. Evidentemente, allo Shakhtar avevamo compreso il modo per gestirli e valorizzarli. Il giocatore che però mi ha impressionato maggiormente è Dario Srna. Un top player europeo per applicazione e costanza di rendimento”.
 
Chiusa la lunga esperienza in Ucraina, ecco l'offerta dello Zenit: “Un club ambizioso, che sembrava volesse fare il salto di qualità. Invece appena siamo arrivati hanno venduto Hulk, Garay, Witsel e Danny senza rimpiazzarli adeguatamente. La società era assente, sinceramente non si capiva quali fossero i riferimenti a livello dirigenziale. Purtroppo siamo capitati a San Pietroburgo nell'unica estate in cui non sono stati fatti investimenti per il mercato, ma l'annata per quanto mi riguarda è stata comunque positiva. Pur arrivando terzi, abbiamo conquistato più punti della precedente stagione con una squadra nettamente inferiore e valorizzato giocatori come Giuliano, capocannoniere in Europa League. Inoltre, rispetto alla gestione Villas Boas, si è passati dai 98-100 km percorsi a partita ai 115-117. Purtroppo, la rosa aveva delle lacune strutturali, auguro comunque a Mancini e al suo staff di togliersi grandi soddisfazioni”.
 
Turchia, Ucraina e Russia sono contesti dove a livello ambientale non è facile trovarsi: “Penso sia fondamentale l'approccio, il modo in cui ci si pone in una nuova realtà. Bisogna adattarsi agli usi e costumi del popolo, ricordando che chi fa calcio ad alto livello è un privilegiato e quindi lo spirito di adattamento per certi versi fa parte del mestiere. Certo, qualche preoccupazione c'è sempre, anche se ormai al giorno d'oggi nessun luogo in Europa mi sembra pienamente sicuro. A me è capitato un po' di tutto, penso all'attentato nella metro di San Pietroburgo. Era la linea che prendevo regolarmente per recarmi all'allenamento e l'attentato è avvenuto proprio all'ora in cui la utilizzavo io. Per fortuna, quel giorno Lucescu decise di concedere un giorno di riposo...”.
 
La stima non solo calcistica tra i due resta il segreto della lunga convivenza: “Penso che quando due professionisti rimangono legati così a lungo, il motivo vada ricercato non solo per quanto fatto sul campo. Ho visto più Mircea dei miei famigliari più stretti negli ultimi vent'anni, il rapporto umano è sempre stato alla base di tutto. Ritengo comunque di non essere obbligato a seguirlo ovunque, ma valuto sempre i pro e i contro di ogni nuova avventura”.
 
Il sogno di Nicolini è chiaro: “Adesso sono super concentrato sulla Turchia, andare al Mondiale sarebbe davvero qualcosa di straordinario, ma nascondo il fatto che mi piacerebbe tornare in Italia. Non è facile, perchè ogni allenatore ha quasi sempre un proprio preparatore atletico che si porta con sé e al momento, nel nostro paese, i club con la forza economica per affidare la panchina a Lucescu sono pochi. Dovesse chiamare il Brescia, però, sarei anche disposto a separarmi da Mircea. La sfida di essere profeti in patria, considerando l'affetto che provo per la mia città, sarebbe molto affascinante”. Le credenziali per vincerla di certo non mancano.
  • 1
  • 2
  • 1

Liceo-Calvesi