Brescia, finalmente Serie A! Le tappe di una marcia trionfale

Redazione
Sempre difficile individuare un singolo momento decisivo all'interno di una stagione trionfale.
 
Dal ritiro di Darfo al triplice fischio di Baroni che ha sancito la fine di Brescia-Ascoli di acqua sotto i ponti ne è passata. In primis sono passati due allenatori e senza dubbio l'avvento di Eugenio Corini ha rappresentato il primo grande “turning point” della stagione.
 
Solo due i punti conquistati da David Suazo, in casa contro Perugia e Pescara. In mezzo la sconfitta a La Spezia, un bottino troppo magro per mantenere l'ex bomber di Inter e Cagliari alla guida delle Rondinelle. Si percepiva che il potenziale fosse significativo, serviva l'alchimista giusto per mischiare le qualità offensive del gruppo a un equilibrio collettivo fondamentale in Serie B.
 
Il “Genio” di Bagnolo ha fin da subito toccato i tasti giusti dal punto di vista tecnico, tattico e mentale, favorito anche da un organico intelligentemente allestito dal presidente Cellino e dal ds Marroccu. A Brescia in estate sono arrivati uomini con valori morali importanti, prima che calciatori di categoria. E così i vari Sabelli, Romagnoli e Donnarumma, super capocannoniere del torneo, hanno rappresentato la spina dorsale di una squadra che sotto la guida di Corini ha visto protagonisti anche a sorpresa giocatori considerati mediocri nel recente passato. L'esempio più lampante è quello di Andrea Cistana, sempre mandato in prestito nelle precedenti annate, titolare inamovibile nel Brescia di Corini a discapito di Gastaldello, capitano della squadra. Se su Tonali, Bisoli e Ndoj le potenzialità si intravedevano, l'altra grande sorpresa della stagione è sicuramente Ernesto Torregrossa. Così così nel girone d'andata, ma da gennaio in poi l'attaccante siciliano si è letteralmente caricato sulle spalle il Brescia, a suon di gol, assist e lavoro sporco per il bene collettivo. 
 
L'anima forte e caratteriale della squadra si è manifestata soprattutto nei finali di partita. Se le gare fossero finite all'85', il Brescia oggi avrebbe addirittura undici punti in meno. Nessuna squadra ha ovviamente lo stesso numero di punti guadagnati negli ultimi minuti di gara. Un dato che valorizza qualità mentali, fisiche e anche tattiche che il Brescia è riuscito ad assimilare grazie al certosino lavoro di Corini e del suo staff.
 
Il tecnico di Bagnolo Mella ha raccontato che dopo la partita con il Lecce in casa aveva capito di poter lottare per l'obbiettivo più prestigioso. Una vittoria cui aveva dato seguito una settimana dopo un altro successo al cardiopalma contro la Cremonese. In quei giorni di fine dicembre si è forgiata l'anima della squadra, che senza la scellerata autorete di Cistana (unico errore grave del centrale al primo anno da titolare in B) avrebbe vinto anche a Benevento.
 
Palermo, Cosenza e Livorno hanno rappresentato nel 2019 altri tre punti di svolta. Uscire indenni dal “Barbera” in condizioni non ottimali, pareggiando la partita all'ultimo pallone disponibile, ha indubbiamente aumentato la consapevolezza del Brescia e colpito a freddo una diretta concorrente. La vittoria di Cosenza, al termine di una settimana delicata dove le Rondinelle non erano brillanti e prima della pausa, è tra le più importanti della stagione: sotto 2-0 all'intervallo, i biancoblu hanno architettato una rimonta epica chiusa con un gol di Bisoli al 94'. Infine, il guizzo di Romagnoli a Livorno dopo magia di Torregrossa ha reso tutto più facile in vista del rush finale.
 
Si dice che le grandi squadre sappiano rialzarsi subito dopo le sconfitte. Il Brescia di Corini ha perso a Venezia e poi battuto il Livorno, perso con il Cittadella e poi espugnato Cosenza e in ultimo è andato ko a Lecce prima dell'Ascoli. Il braccio non ha tremato, forte di una consapevolezza maturata in questi mesi. Merito di una proprietà autorevole con le idee chiare, di un allenatore e uno staff che oltre ai meriti sul campo ha quello enorme di aver riacceso l'entusiasmo da tempo sopito, di un gruppo di giocatori coeso che ha sempre avuto unione d'intenti. Lo si vedeva negli abbracci dopo ogni gol, dove i primi a entrare in campo erano i giocatori della panchina. Così è nato un Brescia finalmente da Serie A.
 

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