L'escalation verticale di Mattia Tirelli, 2002 in rampa di lancio alla Feralpisalò

Redazione

Il pareggio di domenica ha lasciato una nota amara nelle bocche dei tifosi della Feralpisalò, un urlo di vittoria strozzato da una rete subita a tempo quasi scaduto. Tante occasioni sprecate: al "Turina" è mancato il killer instinct. Può capitare, soprattutto quando hai passato e presente del gol bresciano costretto a guardare dalla panchina. Ecco, su quella stessa panchina, a fianco di Andrea Caracciolo, domenica c'era anche un ragazzo che potrebbe diventare un valido progetto di futuro.

 

Parola d'ordine: piedi a terra. Mattia Tirelli potrebbe davvero essere uno stimolante progetto di futuribilità, coi suoi 16 anni, col suo mix di precocità talento-fisico; ma è proprio la verdissima età a spingere lo staff salodiano alla calma. Rimane storia contemporanea, tuttavia, il cambio di marcia prodotto dal ragazzo di Villa Nuova nel corso degli ultimi dieci mesi. Dopo l'anno di prestito agli Allievi Regionali della Vighenzi, seminato di gol, Mattia era tornato in estate a casa base e nel girone d'andata aveva continuato ad alimentare il suo proficuo rapporto con la porta avversaria. Il numero di marcature, che continuavano a porlo al vertice delle classifiche dei cannonieri, hanno spinto la direzione tecnica delle giovanili della Feralpi ad un ulteriore salto in avanti: eccolo quindi passare, da gennaio, coi più grandi, i Berretti scudettati. Qualche settimana di ambientamento, spezzoni di partita per farlo integrare coi nuovi compagni e con gli schemi tattici di mister Zenoni e poi, alla terza di ritorno, la prima maglia da titolare ed il primo gol, nel 5-0 esterno con la Vis Pesaro. Da quel momento in poi, il sabato Tirelli ha sempre avuto in consegna la maglia numero 11. Come poteva andare meglio? La risposta è arrivata domenica.

 

A fianco del numero 9 verdeazzurro, con la 10, in panchina in una partita ufficiale di Lega Pro. Ecco, riavvolgendo il nastro a qualche mese fa difficilmente questa immagine sarebbe stata profetizzabile. Il salto triplo portato a compimento dal classe 2002 va sottolineato, perché basato su meriti innegabili, ma anche gestito, accompagnato, addirittura ridimensionato, secondo certi aspetti. Il materiale umano e tecnico esiste ed è davanti agli occhi di tutti, ma il mantra che ripetono tutti gli addetti ai lavori che l'hanno accompagnato in questa sua ultima acciecante annata è lo stesso, corale: calma, cautela, piedi per terra. «Lo vidi l'anno prima che venisse in prestito da noi - ammette Alberto Locatelli, responsabile del settore giovanile della Vighenzi - e subito mi piacque. Arrivò tramite l'intermediazione dell'allora mister degli Allievi Regionali, Adriano Abate, e fu decisivo. Fu uno dei migliori cannonieri di tutta la Lombardia, anche per merito suo finimmo secondi in campionato e tra le migliori otto della regione. Arrivò la convocazione nell'Under 16, ora è presente nell'Under 17 Lega Pro. Non ci sono solo i gol che parlano per lui, e l'anno scorso ne fece davvero in tutti i modi. Innanzitutto è un bravissimo ragazzo, circondato da una sana famiglia, con la quale sono ancora in contatto. Ma ciò che colpisce è la mentalità: non si risparmia mai, dà tutto e non si lamenta. Un esempio? L'anno scorso durante una partita si lussò una spalla: non disse nulla e continuò a giocare. Forse è ancora un po' presto per una sua esplosione a livelli professionistici, ma faccio il tifo per lui, perché abbia una chance e la sappia sfruttare al meglio».

 

A ricevere il testimone da Padenghe, a inizio stagione c'era Simone Carminati, coach dell'Under 17 Nazionale della Feralpi«Ho sempre pensato ad una cosa quando mi sono trovato a parlare di Mattia: è il classico ragazzo che ama quello che fa, ama giocare a calcio. Ecco perché per lui non è uno sforzo fare tutto a mille, al massimo, che si tratti di un allenamento, di un'amichevole o della partita più importante della stagione. Ha fame e voglia, ha già l'approccio del professionista, spero non l'abbandoni mai, ma sinceramente mi stupirei molto se lo facesse. Ho tanti aneddoti che spiegano bene questa sua unicità - e parlo di unicità perché al giorno d'oggi ragazzi giovani con quella volontà e determinazione di emergere ce ne sono ben pochi, purtroppo -, ad esempio le poche volte che è tornato a giocare con noi dopo essere stato spostato nella Berretti. Potevamo aspettarci da lui un approccio sufficiente, di quello che scende di livello sapendo di essere più forte, e invece ci ha stupito in positivo. Un momento su tutti, il match con la Giana: in settimana aveva avuto la febbre, lo chiamai per sapere se aveva voglia di scendere, mi rispose: "Assolutamente sì, mister"; vincemmo 4-3 con una sua tripletta e ho ancora negli occhi lui al 95' che difende il risultato nella nostra area. Un grande esempio che non manco di ricordare ai suoi ex compagni. Le doti le ha: con le dovute distinzioni, per caratteristiche mi ricorda Belotti, giocatore che conosco bene avendolo osservato già ai tempi della Primavera dell'Albinoleffe: doti fisiche, sacrificio, ma anche fiuto per il gol. L'atteggiamento è quello giusto, poi vedremo, conterà anche la fortuna, ma se è vero che la fortuna bisogna andarsela a cercare, penso che le sue chance le avrà».

 

L'ultima parola è quella di Damiano Zenoni, allenatore della Berretti di Salò, ultimo in ordine di tempo ad aver toccato con mano con continuità i talenti di questo giovanissimo calciatore. La valutazione sulle doti è la medesima dei suoi due colleghi (forza fisica, temperamento, abilità in zona gol, umiltà), «Ma se devo porre l'accento su un aspetto cito la sua disponibilità al sacrificio, davvero impressionante; questa dote fa felice qualsiasi allenatore. Era fuori categoria con gli Allievi Regionali l'anno scorso, faceva la differenza nell'Under 17 Nazionale ad inizio stagione e ha tutto per farla anche con noi Berretti Serie C: contando che gioca sotto età, spesso di due anni, significa che è molto avanti nella crescita. "Sopra" se ne sono accorti e so che lo stanno tenendo d'occhio; non è un caso che, con Caracciolo fermo, abbiano chiamato lui in panchina in prima squadra e non qualche compagno più grande o con più esperienza. Questo non significa che sia già pronto. Ha molto da migliorare, ad esempio nel gioco collettivo: dialoga ancora troppo poco coi compagni, deve imparare a giocare di reparto, di squadra, spesso è ancora troppo individualista. Le sue chance le sta avendo, si sono create delle condizioni che lui sta riuscendo a sfruttare; era nell'aria potesse essere integrato alla Berretti, ma se non avessimo dato Pasotti al Ciliverghe non si sarebbe liberato il posto che ora occupa. Abbiamo scelto lui anche perché giocatori con le sue caratteristiche non ne avevamo, giocatori alla Belotti, appunto. Senza staccare i piedi da terra deve continuare a dimostrare "di qua" per poi avere occasioni e, si spera, successo "di là", coi grandi. Dovrà farsi sempre trovare pronto».

 

Con Caracciolo ancora in dubbio, chissà che Mattia Tirelli non possa avere il suo seggiolino in panchina anche nella trasferta di domenica, a Fano, con l'obiettivo di "farsi trovare pronto". Sarà pur presto per parlare di lui al presente, ma scommettiamo che una risorsa futuribile come lui la Feralpisalò se la vorrà tenere ben stretta.

 

Matteo Carone

 

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