La prima volta dei gemelli Filippini: "Emozionante, ma sarà Rezzato contro Trento, non Emanuele contro Antonio"

Redazione

Dall'oratorio di Urago Mella al Comunale di Rezzato, la storia dei gemelli Filippini si arricchisce di una nuova prima volta. Traccia di fondo, il pallone, calciato e rincorso per tanti anni in prima persona, oggi inseguito con gli occhi a bordo campo, mentre braccia e voce hanno imparato a dirigere calciatori. Oggi il girone B di Serie D regala al calcio dilettanti bresciano una giornata di contenuti eccezionali: il derby provinciale tra Darfo e Lumezzane, certo, ma soprattutto la sfida tra due icone del calcio nostrano, Antonio ed Emanuele Filippini.

 

Flash back: alla tredicesima di andata il Rezzato di Emanuele Filippini (in carica da un paio di settimane) schiaffeggia con una sberla a cinque dita il Trento. La società trentina cambia guida e chiama Antonio, che da allora raccoglie punti preziosi per risollevarsi in campionato e ridurre la distanza dalla quota salvezza. Quello di Emanuele, riletto col senno del poi, è stato un assist no look al gemello. «Da fratello - spiega l'allenatore del Trento - mi aveva trovato lavoro, eheh». Un colpo di scena che, fin dal giorno dell'insediamento di Antonio, non poteva che far scattare il lungo conto alla rovescia che nel pomeriggio odierno si esaurirà: i due gemelli, contro.

 

E, da mister, è una primissima volta. «In gare ufficiali - specifica Antonio - non era mai successo. Non solo. A quanto pare non era del tutto accaduto che due gemelli si sfidassero seduti su due panchine diverse. Mi vengono in mente i De Boer e gli Zenoni, che però hanno preso strade differenti. Mentre i Koeman e gli Inzaghi, per dire, non sono gemelli» «Un precedente - continua Emanuele - c'è ed è dell'anno scorso, un'amichevole; vinse lui 3-1, ma c'era una categoria di mezzo tra noi del Ciliverghe e loro del Lumezzane. Era invece già successo da giocatori, chiaramente. Io ero a Parma, lui a Brescia. Una volta capitò di affrontarci sulla stessa fascia: alla prima palla mezza e mezza andammo entrambi in contrasto con la nostra solita grande decisione, senza tirare indietro la gamba, perché è giusto così, è lo sport».

 

Quello spirito combattente che si vedeva nitidamente in campo è lo stesso con il quale entrambi approcciano alla nuova professione. Accanto a quello, però, c'è grande preparazione tecnica, anni di studio e gavetta, e una visione del calcio allenato ampiamente condivisa. Questo, per due fratelli che spartiscono un girone ma che hanno obiettivi di squadra diametralmente opposti, è un gran bel vantaggio. «Abbiamo molti punti in comune - conferma Emanuele - nelle idee e nelle metodologie di lavoro e ci confrontiamo tutte le settimane per scambiarci consigli e informazioni sull'avversario che di volta in volta dobbiamo incontrare. Fa eccezione questa settimana: è da mercoledì che non ci sentiamo. Chiaramente si tratta di una vigilia particolare, ma è solo attesa: appena si inizierà a giocare non ci penseremo più, conterà solo il risultato»«Ci siamo parlati poco in questi giorni - ribatte Antonio -. Il massimo che abbiamo fattò è stato tirarci frecciatine su WhatsApp. Io ad esempio gli ho scritto che giocherò certamente col 4-3-3 e che ho appena comprato un paio di pullman da parcheggiare davanti alla nostra porta».

 

Da queste ultime battute si possono isolare gli spunti tattici e di approccio alla partita da parte dei due tecnici. Sponda Rezzato: "conterà solo il risultato". «Non importa giocare bene. Dovremo giocare come giochiamo di solito, con grande intensità, cercando di vincere più duelli possibile, sapendo di avere maggiore qualità rispetto loro. Ci servono i tre punti e basta. Siamo usciti malconci dalle ultime due uscite, anche perché probabilmente un calo dopo undici vittorie consecutive era da mettere in preventivo. Sui piani fisico e mentale avevamo speso tanto, abbiamo avuto un passaggio a vuoto, pagato a caro prezzo, perché ad esempio con la Bustese non meritavamo assolutamente di perdere. In questa sfida serve più a noi che a loro la vittoria; un loro ko, contro la prima in classifica, sarebbe giustificabile, mentre noi non possiamo sbagliare. Avremo più pressione addosso ma sono tranquillo, perché ho dei ragazzi che si sono già trovati in queste condizioni, hanno già vinto campionati e sanno come gestire queste tensioni».

 

Sponda Trento: i "pullman parcheggiati". «Temiamo la forza del Rezzato non perché han perso le ultime due e saranno agguerriti, ma perché avevano vinto le precedenti undici! Quando si affrontano squadre più forti il concetto è che bisogna correre di più, avere più agonismo, lottare su ogni pallone per ridurre quel gap tecnico. Poi chiaramente ho lavorato su alcune soluzioni tattiche che possano avvantaggiarci. La cosa più importante è dimostrare anche stavolta di essere competitivi: vinciamo e perdiamo di misura, questo vuol dire che possiamo giocarcela con tutte, ma che dovremo probabilmente arrivare fino all'ultima giornata per sapere se saremo salvi. In ogni caso non dimentichiamoci una cosa: è il Trento che dovrà prevalere sul Rezzato, non Antonio su Emanuele».

 

Ora che l'attesa è terminata, non resta che goderci questa sfida unica, con la stessa passione e lo stesso coinvolgimento con i quali seguivamo le corse dei gemelli in maglia biancoblu. Come ogni prima volta, difficilmente ce la scorderemo.

 

Matteo Carone

 

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