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Svezia, punta di un iceberg fatale, ma il naufragio azzurro è in corso da tempo. Le emozioni negate ai bambini il dolore più grande. Ricominciamo da loro

Abbiamo toccato il fondo. Non è accaduto ieri sera, ma da tempo. Il mondo del calcio italiano, tuttavia, se n'è accorto solo vedendo gli svedesi esultare, quando l'azzurro della Nazionale è diventato scuro come le tenebre.

L'Italia non parteciperà ai Mondiali di Russia 2018. Una sentenza da brividi, come si evince dalla prima pagina della Gazzetta di oggi (nella foto). Dopo il triplice fischio che ha sancito questo verdetto è arrivato l'inverno più freddo di sempre sul Meazza e sull'intero Paese. Eppure il curriculum della Nazionale degli ultimi dieci anni parla chiaro. Se escludiamo la finale europea del 2012 (dove fummo travolti senza appello da una Spagna sontuosa) assistiamo a un autentico film horror. Antonio Conte ci ha coperto gli occhi nel momento più duro, poi ha abbandonato la sala, condannata a un finale terrificante.

Ora, ovviamente, è caccia ai colpevoli e ai capri espiatori. Gli indici di tutti gli italiani sono puntati su Tavecchio e Ventura, binomio francamente disastroso, ma va ricordato che il presente e il recente passato della Nazionale sono solo la punta di un iceberg sul quale ci siamo scontrati da tempo.

Gli insuccessi azzurri vanno di pari passo con quelli delle squadre di club. Mantenendo l'unità di misura utilizzata per la Nazionale, dati alla mano, le nostre squadre hanno alzato al cielo una Champions League (l'Inter nel 2010) e zero Europa League nell'ultimo decennio, partecipando a 3 sole finali sulle 20 disputate. Numeri lontanissimi dalla nostra tradizione. Il livello della Serie A è sceso vertiginosamente, contagiando anche le categorie inferiori. Abbiamo salutato campioni del calibro di Maldini e Nesta, Del Piero e Totti, Inzaghi, Gattuso e Pirlo. Dopo i loro addii la nuova generazione non ha saputo rispondere presente, rivelandosi ancora acerba. Anche le Nazionali giovanili faticano e, parliamoci chiaro, eccezion fatta per la superunicapotenza Juve e il Napoli di Sarri i radar del bel gioco e del divertimento danno rarissimi segnali di vita. Nel calderone va messa anche una cultura sportiva in perenne declino. I fischi di ieri durante l'inno svedese sono un biglietto da visita vergognoso presentato in mondovisione.

Da non sottovalutare il capitolo dedicato agli impianti sportivi. Abbiamo stadi obsoleti e sempre più vuoti. Siamo fermi da decenni anche nell'organizzazione di grandi eventi. Italia '90 è ormai preistoria. Infrastrutture penose, l'incapacità di sconfiggere il mostro della corruzione, la convinzione che ci siano altre priorità - perennemente e comunque irrisolte - rispetto a portare nello Stivale un Mondiale o un'Olimpiade, fanno gettare la spugna a chi governa il Paese ancora prima di rimboccarsi le maniche, palesando un'impotenza totale nelle capacità attuali e nelle prospettive future.

L'assenza da Russia 2018 è una sconfitta per tutti, dal Trentino alla Sicilia, dai semplici appassionati alla squadretta di oratorio, dai campi di Terza Categoria allo Juventus Stadium, dalla stampa ai tifosi. Perde tutto il calcio italiano. Un danno economico che coinvolge svariate categorie, ma che è soprattutto sociale. Niente come la Nazionale Italiana di calcio, infatti, è capace di unire il nostro Paese, che in questo momento storico avrebbe urgente bisogno di input per ritrovare compattezza, senso di appartenenza, identità.

Non avremo quell'estate di passione che, ogni quattro anni, ci portava insieme nelle piazze o ci radunava intorno al tavolo sincronizzando all'unisono le nostre televisioni. Lasceremo tanti, troppi tricolori, riposti in un cassetto.

Dispiace soprattutto per i bambini italiani, perché l'Italia al Mondiale è, da sempre, l'occasione in cui scocca la scintilla di una passione che può accompagnarti per una vita intera. Toccherà a Messi e Cristiano Ronaldo, Neymar e Pogba, Morata e Muller accendere l'immaginario delle nuove generazioni, ma non sarà la stessa cosa. Altri colori, altre lingue, altri inni nazionali. Quegli occhioni incantati brilleranno un po' di meno.

Eppure l'azzurro è il colore dell'estate. Dovremo tuffarci al suo interno comunque. Nel dna italiano c'è la straordinaria capacità di rialzarsi dopo le ferite più atroci, ben più profonde di uno scivolone sportivo. Sarà così anche questa volta, perché dopo aver toccato il fondo si può solo risalire. Non si ricomincerà né dal successore di Ventura né dagli eredi di Buffon & C. Si rinascerà ogni volta che un bambino preferirà un pallone e un campo di calcio a una playstation o a uno smartphone. Ogni volta che un allenatore delle giovanili punterà alla crescita dei suo ragazzi, non alla vittoria. Ogni volta che qualità e futuro prevarranno su quantità e interessi. Ricominciamo.

Bruno Forza

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