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Italia, spunti per ripartire: fantasia, cambio di mentalità, riscoperta dei "campetti" e seconde squadre. Diteci la vostra

Panama e Islanda ci saranno, noi no. Dopo sessant'anni (Svezia 1958) l'Italia manca la qualificazione ai Mondiali di calcio e mentre i vertici della Federazione (non si dimette nessuno?) decidono l'identikit del futuro commissario tecnico è già ora di guardare al futuro. Abbiamo individuato quattro punti cardine dai quali ripartire, con un occhio di riguardo per i settori giovanili. Ecco alcuni spunti e provocazioni. Fateci sapere che ne pensate nei commenti della nostra pagina facebook. 

ATTIVITÀ DI BASE DA RISTRUTTURARE

Problema - In 180' minuti di playoff solo una volta un giocatore italiano (Florenzi) è riuscito a superare in dribbling un  avversario creando una situazione pericolosa. I vari Insigne, El Shaarawy e Bernardeschi, forse, avrebbero potuto lasciare il segno, ma è evidente che i vivai italiani producono sempre meno giocatori qualità, quelli capaci di saltare l'uomo con continuità. Nel panorama internazionale degli attaccanti di prima fascia l'Italia latita.

Scenario attuale - Emergono perplessità sul lavoro svolto nell'attività di base (Pulcini ed Esordienti). Sui campi di gioco, spesso, si sentono allenatori ripetere il solito mantra: "Gioca!", "Gioca a due tocchi". I dribbling sono sempre meno, i gesti tecnici di qualità - ovviamente rischiosi - quasi nulli. Assistiamo a numerose partite di Pulcini che finiscono 1-0, con allenatori che commentano: "Peccato, abbiamo preso gol alla fine". Fantasia, coraggio e ricerca dell'uno contro uno non sono incentivati.

Proposta - Riduciamo il numero di giocatori in campo, se necessario. In Spagna fino ai 12 anni di gioca 7 contro 7 e i risultati si vedono. I nostri bambini dovrebbero toccare più volte possibile il pallone. Vanno incoraggiati a  rischiare e stupire chi guarda, anche su diverse superfici di gioco. Ricreiamo momenti di gioco libero, dove gli istruttori fanno semplicemente da osservatori senza dare direttive, cercando di ricostruire ció che si faceva fino a qualche anno fa nei cortili o negli oratori, autentiche scuole di calcio non qualificate a livello federale, ma dove sono nati gli ultimi e autentici campioni del nostro calcio.

CAMBIO DI MENTALITÀ SUI RISULTATI

Problema - L'allenatore bravo è quello che vince. Un concetto applicabile solo a livello di Prima squadra, ma che, purtroppo, è diffuso fin dalle prime fasce d'età.

Scenario attuale - "Con i Pulcini ha vinto il torneo di Canicattì, l'anno prossimo allenerà gli Esordienti", e così via. Spesso non si riesce a valutare un istruttore per come forma - sotto tutti i punti di vista - un bambino, ma solamente per i risultati che ottiene. Il messaggio deve toccare innanzitutto dirigenti e responsabili dei settori giovanili, che spesso nel giudizio su un allenatore si basano solo sulla classifica, tra l'altro inesistente a livello Figc per quanto riguarda l'attività di base. Il fatto è che se un allenatore si sente valutato in base ai risultati, oltre a trasmettere ansia e pressione ai propri bambini/ragazzi, agirà e lavorerà di conseguenza.

Proposta - Scegliamo allenatori competenti, ma anche adatti a livello umano per queste fasce d'età, le più delicate, ma forse per certi versi le più stimolanti, dove un istruttore puó incidere per tutta la vita nella formazione di un giovane calciatore. Allenare Pulcini ed Esordienti è tutt'altro che un demerito. I maggiori riconoscimenti (anche economici) andrebbero riservati proprio a chi opera nell'attività di base.

SINERGIA CON LA SCUOLA E RISCOPERTA DEI "CAMPETTI"

Problema - Il monte ore dei bambini italiani che giocano a calcio è di gran lunga inferiore rispetto a quello degli altri paesi europei. Per recuperare ore, giocare, imparare, muoversi, la sinergia con la scuola diventa fondamentale.

Scenario attuale - Le due ore di educazione fisica negli istituti scolastici sono troppo spesso ridotte a giri di campo e partite di pallavolo, mentre in Germania, Stati Uniti e Inghilterra (solo per citare alcuni paesi) la scuola rappresenta la culla dello sport. In Italia, invece, i bambini hanno sempre meno tempo per i loro svaghi. Lezione al mattino e nel primo pomeriggio, senza dimenticare il carico dei compiti. Il poco tempo libero che resta, spesso, viene occupato dalla tecnologia e dai giochi "artificiali".

Proposta - Facciamo sperimentare ai bambini tutti gli schemi motori di base, facciamoli divertire con giochi su misura per loro. Li rendono più svegli e più capaci a relazionarsi con gli altri. La scuola deve incentivare la pratica sportiva e sostenerla, non ostacolarla. Genitori e nonni aiutino le nuove generazioni a riscoprire cortili, parchi e oratori. Le isole felici di un tempo sono sempre più vuote, in ogni quartiere.

INTRODUZIONE DELLE SECONDE SQUADRE

Problema - Pochi ma buoni. Sebbene il bicchiere sia mezzo (o quasi tutto vuoto) qualche talento è emerso negli ultimi anni, ma va coltivato a dovere, non marcire sulle panchine delle grandi squadre o rischiare perdersi in prestito.

Scenario attuale - Il salto dalle giovanili al mondo dei grandi è davvero complicato. In nessuna categoria professionistica, salvo rare eccezioni, si ha la pazienza di aspettare l'esplosione di un giovane, che alla prima partita sbagliata rischia di finire nel dimenticatoio. I prestiti in Serie B e C, dove per certi versi per un giocatore di talento è forse ancora più difficile emergere, sono spesso controproducenti. I "premi federali" o l'obbligo delle quote valido anche per i dilettanti non hanno dato gli esiti sperati. Il campionato Primavera, inoltre, è sempre meno formativo.

Proposta - Far giocare i ragazzi in Primavera solo l'anno successivo agli Allievi. Per migliorare serve l'utilizzo di seconde squadre sul modello spagnolo (un'idea che mette d'accordo i massimi dirigenti italiani, da Samaden a Marotta), da collocare in Serie C e Serie D. In questo modo i giovani talenti italiani avrebbero la possibilità di lavorare con maggiore tranquillità, in un contesto formativo, contro avversari competitivi. 

L'eliminazione dal Mondiale potrebbe rappresentare - sul medio-lungo periodo - il Big Bang di una nuova era, di autentica rinascita. La Figc deve istituire una rete con istituzioni politiche, scolastiche,  dirigenti, responsabili dei settori giovanili, allenatori, genitori e addetti ai lavori. Dobbiamo smetterla di guardare solo il nostro orticello e lavorare con lungimiranza, traendo ispirazione da modelli virtuosi. Abbiamo una grande occasione, ma bisogna voltare pagina. Anche Brescia deve tornare a garantire un contributo di qualità, degno della Leonessa d'Italia.

Stefano Laini

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