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La storia di Brignoli raccontata da chi l'ha scoperto e visto crescere. Una serie di ricordi, curiosità e aneddoti da non perdere sul portiere goleador partito da Montichiari

“Anno 2008, partita del campionato Allievi. Con la maglia della Grumellese vidi un portiere che mi colpì subito per presenza in campo, personalità e capacità di comandare i compagni. Quando si osserva un giocatore la sensazione istintiva che abbia qualcosa di speciale arriva quasi subito. Per me fu così e non ho mai avuto dubbi sul fatto che quel ragazzo sarebbe arrivato in alto”.
 
Si parte da qui, dalle parole di Stefano Bonometti, all'epoca direttore sportivo del Montichiari che insieme a Silvio Ari può essere definito lo scopritore di Alberto Brignoli, il quinto portiere di tutti i tempi a segnare in Serie A. Un fatto unico, che lo consegna alla storia del calcio italiano a prescindere da come finirà l'annata del Benevento. 
 
L'uomo del momento, nato a Trescore, deve tanto a Bonometti e al Montichiari, la società dove è sbocciato trovando tutti i presupposti per poter sviluppare una carriera di livello: “A fine primo tempo di quella partita, scesi nello spogliatoio per parlare con l'allenatore e con i dirigenti della Grumellese. Volevo assolutamente portarlo a Montichiari, una settimana dopo la nostra Juniores avrebbe giocato un torneo importante, mi sembrava l'occasione giusta per vederlo all'opera sotto età. Giocò con la nostra Juniores e dopo un tempo dissi al mister di toglierlo. Avevo già visto abbastanza”.
 
La retrocessione dalla C2 alla Serie D fu invece l'occasione per lanciarlo nel mondo dei grandi: “Con l'obbligo dei giovani decidemmo di riservargli un posto. Pur in un campionato tosto come la D e in una squadra appena retrocessa avevamo pochi dubbi. Il primo doveva essere Brignoli, il secondo Gambardella. Mi ricordo che a inizio anno durante la presentazione della squadra Alberto svenne per il caldo, il presidente mi chiese chi fosse quel ragazzo e quando gli spiegai che sarebbe stato il portiere titolare anche lui traballò. Poi i fatti ci hanno dato ragione, in quei due campionati fu straordinario con parate e interventi strepitosi. Attirò l'interesse dell'Inter, in particolare Luciano Castellini che lavorava per la società nerazzurra stravedeva per lui ed era convinto fosse un portiere da Inter. Dopo una partita contro la Sanvitese, dove parò l'impossibile, Castellini mi disse: “O lo compra l'Inter o lo compro io”. Fece un periodo di prova, ma alla fine gli venne preferito Bardi. Pagò probabilmente una fisicità non ancora sviluppata, era abbastanza alto, ma gli mancavano cinque o sei chili in più che nel tempo ha recuperato. Se devo dire una dote che mi impressionava, scelgo la capacità di reagire agli errori. Inoltre dentro l'area non voleva nessuno, doveva sentirsi padrone assoluto. Mi dava fastidio solo il fatto che dietro la porta teneva sempre un pompetta per l'asma. Durante una partita gliela tolsi, non ebbe alcun problema e da lì in poi non gli servì più”.
 
In quel Montichiari a ricoprire la carica di responsabile del settore giovanile e poi quella di direttore sportivo c'era Christian Botturi: “Alberto ha avuto trascorsi anche a Sarnico. Non convinse Atalanta e Albinoleffe. Fu Bonometti, insieme a Silvio Ari, a vederlo e portarlo a Montichiari. A Montichiarello ha trovato l'habitat ideale per esprimersi e a mio parere Mauro Rosin, preparatore dei portieri, fece un lavoro straordinario su di lui a livello caratteriale e tecnico. Era un portiere giovane, ma già di alto livello, doveva andare a Siena da Perinetti e Conte, ma poi la società toscana prese gratis Iacobucci dal Mantova che era fallito. Anche i tecnici avuti a Montichiari l'hanno senza dubbio aiutato nel percorso di crescita. Gobbo nell'anno dello scudetto con lui usava la carota, Ottoni la stagione successiva molto più bastone. Il mix di questa gestione ha portato Alberto a una crescita esponenziale sotto tutti i punti di vista. Personalmente, rimarrà indelebile il ricordo della vittoria del campionato di Serie D. Da Venezia mi riferirono dello 0-0 dei lagunari che significava matematica promozione, io dagli spalti lo comunicai a lui per primo e iniziò a saltare ed esultare come un bambino coinvolgendo tutti gli altri compagni”.
 
Tra i quali Andrea Quaresmini, che in quel Montichiari era uno degli elementi di spicco per esperienza e leadership: “Eravamo una squadra costruita per vincere, devo ammettere però che a inizio anno ero un po' scettico su Alberto. Era un ragazzo forse fin troppo spensierato, molto giocherellone, sicuramente con indubbie qualità ma che doveva crescere sul piano mentale. Nel corso dell'annata fece invece dei miglioramenti importanti, spesso era chiamato in causa solo in una circostanza durante i novanta minuti, ma rispondeva sempre presente. Per un portiere è una qualità decisiva. L'ho rivisto poco tempo fa e mi ha impressionato per la struttura fisica, al tempo era abbastanza magro. Aveva comunque il pregio di ascoltare e quell'anno il mix tra esperti e giovani, insieme a un gruppo davvero unito, fu l'arma in più. A mio parere Alberto deve molto a Mauro Rosin, che l'ha reso forte e migliore a livello di testa”.
 
Un parere unanime da parte di tutti gli intervistati. Impossibile allora non raccogliere il ricordo dell'allora preparatore dei portieri del Montichiari: “Partiamo da un presupposto, aveva qualità fuori dalla norma" - incalza Mauro Rosin - "Io avevo da poco iniziato il percorso da preparatore e lavorare con lui è stato un piacere. Durante il campionato di D vinto è cresciuto sul piano della mentalità, creandosi una base che poi si è portato dietro nel cammino. Probabilmente la sua grossa fortuna è stata quella di non prendersi mai troppo sul serio, per alcuni era un limite, invece spesso è stata la sua forza, oltre alla capacità di non demoralizzarsi mai ed essere sicuro dei propri mezzi. Era un portiere istintivo, bravo con i piedi, si prendeva dei rischi anche nelle uscite proprio per questa sua consapevolezza di essere forte. A livello tecnico ho lavorato tanto con lui in quanto un portiere seppur talentuoso deve comunque avere determinati fondamentali. Spero rimanga con i piedi per terra e con la voglia di crescere che l'ha sempre contraddistinto. Arrivare è un conto, mantenersi un altro. Non nego infine che il messaggio che mi ha mandato ieri, dove mi ha scritto che vorrebbe ancora lavorare con me, è motivo di grande orgoglio”.
 
Orgoglioso anche Claudio Ottoni, il primo a lanciarlo tra i professionisti dopo l'anno dello scudetto in D: “A inizio stagione c'erano stati degli screzi con lui, mi ricordo che dopo una partita di Coppa Italia solo l'intervento di Botturi evitò il peggio. Ho insistito tanto sul piano caratteriale, era un bambinone che forse non aveva ancora capito quali potenzialità possedesse. Io ne intravedevo davvero tante, a livello tecnico e di personalità. Sapeva comandare la difesa, era coraggioso nelle uscite alte, nei momenti di difficoltà piazzava la parata importante. Ha perso qualche anno, ma adesso penso possa consacrarsi in Serie A”.
 
Da Montichiari a Lumezzane il passo fu breve: “Lo pagammo forse anche più del dovuto” - racconta il presidente Cavagna - “per dare una mano a una società bresciana in difficoltà. Questo gol forse lo aiuterà a prendersi il posto da titolare dopo un momento non brillante. A Lumezzane Alberto era in fase di maturazione, l'ambiente valgobbino l'ha aiutato a crescere e completarsi e quindi sono felice per lui”.
 
Chiudiamo con un altro aneddoto di Botturi: “Il gol di ieri per certi versi non mi stupisce. Serviva un briciolo di follia per segnare un gol al Milan e regalare alla città e alla squadra il primo punto in Serie A, lui quella sana pazzia l'ha sempre avuta. Era talmente giocherellone che spesso pur di fermarsi a parlare con chiunque a Montichiarello perdeva il treno di ritorno. Una di quelle volte lo riaccompagnai a casa direttamente io, fu l'occasione buona per una lunga chiacchierata dove toccammo diversi ambiti, non solo calcistici. Di Alberto mi ha sempre colpito la spensieratezza con cui affrontava le partite. Giocare in Serie A o all'oratorio per lui era la stessa cosa”. Per sua fortuna Alberto Brignoli non ha perso il treno che l'ha proiettato in maniera indelebile nella storia del calcio italiano.
 
                                                                                                                                                                                             Stefano Laini
 
ALBERTO BRIGNOLI – La carriera
 
2009-10: Montichiari (Serie D)
2010-11: Montichiari (Serie C)
2011-12: Lumezzane (Serie C1)
2012-15: Ternana (Serie B)
 
La Juventus nell'estate del 2015 ne acquista il cartellino, di cui è ancora proprietaria.
 
2015-16: Sampdoria (Serie A)
2016-17: Leganes (Liga) fino a gennaio
gennaio 2017-giugno 2017: Perugia (Serie B)
2017-18: Benevento (Serie A)
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