Degustando Pirlo - La promessa a Corioni, la visione di Clerici e quell’angelo custode di Tullio Tinti

Redazione

Primo assaggio della nostra rubrica temporanea dedicata ad Andrea Pirlo. Un mix di aneddoti, ricordi e pensieri di chi ha camminato al suo fianco durante una carriera memorabile. Un focus, soprattutto bresciano, che si concluderà venerdì. Di seguito la prima delle quattro degustazioni in programma.

"Il calcio, per sua natura, trasmette l'importanza del gioco di squadra. Ti insegna a vivere e ad essere parte di un gruppo, dove i solisti non sono ben accetti. Pirlo aveva nel dna, fin da ragazzino, le straordinarie abilità del solista, ma è riuscito a metterle in modo pregevole al servizio del collettivo".

"Quando venni a Brescia, Clerici mi disse che c'era un campione di 10 anni e che suo papà voleva conoscermi. Gli dissi di lasciar stare perché i papà hanno tutti figli fenomeni. Un anno dopo, vista l'insistenza del padre, accettai e incontrai il signor Pirlo con il figlio Andrea. Guardai quel bambino negli occhi e gli dissi: 'Ma tu ti senti bravo?'. Lui rispose: 'Io sono il più bravo del mondo'. Se non ci fosse stato lì il papà gli avrei dato uno scappellotto. La fiducia nei propri mezzi è importante, ma bisogna anche essere umili, così gli dissi: 'Siccome tu hai queste doti naturali dovrai essere sempre d'esempio. Sai come? Arrivando per primo agli allenamenti, proteggendo il gruppo, evitando di lamentarti con i compagni quando sbagliano ma incoraggiandoli, perché non tutti sono baciati dalla fortuna come te. Se hai qualità e ti comporterai in questo modo farai una grande carriera'. Alla fine è andata così. È stato un professionista modello, ha fatto una grande carriera ed è diventato il migliore al mondo nel suo ruolo".

In un ipotetico film sulla vita di Andrea Pirlo bisognerebbe partire da qui, dalla promessa del "Genietto" di Flero al presidente Gino Corioni. Un aneddoto straordinario, che lo storico presidente del Brescia condivise con noi in un'intervista del 2010. Qualche anno dopo la nostra redazione ebbe l'opportunità di parlare di Pirlo anche con Roberto Clerici, colonna portante della Voluntas, allenatore e scopritore di talenti. Pirlo è stato senza dubbio l'astro più luminoso tra quelli osservati nella sua lunga carriera. "Ho sempre pensato che nella vita di un bambino ci debbano essere tre colonne portanti: famiglia, scuola e pallone, poi viene tutto il resto. L'infanzia e l'adolescenza di Andrea poggiavano su questi pilastri. Accorgersi del suo talento non fu difficile, era evidente. Già da piccolissimo aveva doti impressionanti, prima tra tutte questa visione di gioco innata e questa abilità incredibile nel passaggio. Ciò che mi fece pensare che avrebbe avuto un futuro radioso è che era troppo avanti. Talmente avanti da eseguire il gesto tecnico prima della mia indicazione e ancora meglio di quanto potessi aspettarmi. Io dovevo solo spronarlo a non specchiarsi troppo e a correre un po' di più dopo aver fatto un passaggio perfetto. Cosa ho provato quando è diventato campione del mondo? Impossibile spiegarlo a parole, ma quel giorno si realizzò ciò che disse a Corioni durante il loro primo incontro".

Corioni e Clerici sono due fari collocati all'inizio del cammino di Andrea Pirlo. C'è chi, da allora, lo ha sempre accompagnato, passo dopo passo, giorno dopo giorno, elevandosi da semplice procuratore ad autentico e fedele angelo custode. "La carriera di Andrea è stata una storia meravigliosa - racconta Tullio Tinti -, ma non finisce qui. Inizierà un percorso nuovo e lui ha tutte le doti per fare grandi cose, perché è un fuoriclasse di natura, non solo con gli scarpini ai piedi. Per me è stato un privilegio stare al suo fianco in questi anni. Il nostro è ormai un rapporto che va ben oltre quello professionale, viviamo di confronti quotidiani da decenni. Abbiamo condiviso davvero tanto. Più che i successi nella mia mente restano scolpiti i momenti difficili. Quelli in cui deve emergere l'uomo. Ricordo la notte di Istanbul, dopo l'incredibile finale persa dal Milan con il Liverpool. Parlai con lui, Inzaghi, Kaladze e Bonera fino alle 5 del mattino. Non riuscivano a darsi pace. Andrea, però, si è sempre distinto anche nelle difficoltà e ha fatto una carriera da professionista autentico: mai un problema. Serietà e umiltà al primo posto, unite a una grande consapevolezza nei suoi mezzi e a una genialità innata, che emerge anche nella sua ironia e nella dialettica. Parla poco, ma è efficacissimo. L'aneddoto sulla proposta shock degli sceicchi prima del passaggio dal Milan alla Juve? Nel libro ci hanno ricamato su parecchio. La verità è che li incontrammo per educazione. L'offerta era sicuramente importante, ma sia io sia Andrea abbiamo sempre messo al primo posto gli obiettivi sportivi".

Bruno Forza