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Giuseppe Cesari: "In Champions emozioni uniche e giacche sudate, ma per ora preferisco lo Scudetto. Per il futuro sogno un centro sportivo e una fusione col maschile"

Abbiamo incontrato Giuseppe Cesari da primo della classe in Serie A e pronto a vivere l'emozione dei quarti di finale di Champions League. Mai così in alto. Eppure il presidente del Brescia Femminile è parso più che mai con i piedi piantati a terra. Parola d'ordine continuità, guai a fare il passo più lungo della gamba. In campo si può sognare, fuori bisogna progettare con passione e lungimiranza il futuro di una realtà meravigliosa che può crescere ancora.

"Sappiamo di essere forti – esordisce il 'pres' – ma non bisogna pensare mai di essere superiori. È un errore che abbiamo fatto l'anno scorso e che a volte abbiamo ripetuto anche quest'anno. Chi lotta per salvarsi gioca sempre col coltello tra i denti e quando ti presenti da capolista e squadra blasonata le avversarie danno ancora di più. Per noi è un problema mentale. Ho notato un atteggiamento diverso quando andiamo ad affrontare le grandi e le piccole. Il problema è che finisci per correre grossi rischi, quelli che un anno fa ci sono costati lo Scudetto. Abbiamo un grande tecnico, ma deve migliorare sotto l'aspetto motivazionale".

Redazione

La nostra intervista del 2010. Gino Corioni: "Ho sempre sognato di dare grandi soddisfazioni ai bresciani. Sono contento della mia vita, nonostante tribolazioni ed errori"

di BRUNO FORZA

Ospitaletto, ottobre 2010 - "Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la Messa, sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro". Questa lode allo sport più amato degli italiani porta la firma di Pier Paolo Pasolini, ma se l'avesse scritta Gino Corioni, presidente del Brescia Calcio, non ci sarebbe da stupirsi.

Redazione

NUMERI UNO "speciale addii": Andrea Ferraro dice basta a 33 anni dopo un gol e una promozione con il Saiano, "Un'anca mi ha messo ko, ora provo a fare l'allenatore"

Un'altra puntata speciale di Numeri Uno, dedicata a chi ha deciso di appendere le scarpette al chiodo. Andrea Ferraro lo ha fatto da vincente, la sua ultima stagione con il Saiano è stata talmente esaltante da essere quasi sorprendente. Ma un infortunio, con il quale ha dovuto convivere nell'ultima parte dell'annata, lo ha costretto a dire basta. Progetti chiari per il futuro: provare a diventare allenatore. E tanti ricordi, tante esperienze da raccontare.
 
Questa la scheda compilata da 'Ferro':
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NUMERI UNO, Enrico Gandossi non si accontenta: "La parata più bella voglio farla ai play off con la Bassa Bresciana"

E' l'ultimo portiere stagionale per la nostra rubrica Numeri Uno, che ha voluto dare spazio a una categoria troppo spesso vessata e dimenticata. Enrico Gandossi, senza mai essere troppo pubblicizzato, ha già conquistato 3 promozioni in carriera e ora insegue la quarta con la Bassa Bresciana. Questa chiusura, quindi, vuole anche essere un augurio a lui e ai suoi compagni:
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NUMERI UNO, "speciale addii": Michele Sella, una lunga carriera vincente, "ma rigiocherei Lumezzane-Cesena"

Il suo è un addio sui generis, dato che aveva di fatto già appeso le scarpette al chiodo quando, a stagione in corso, ha accettato di diventare allenatore del Prevalle e lasciare i suoi compagni senza la sua preziosa guida in campo. Nell'ultima giornata di campionato, tuttavia, Michele Sella si è concesso una strameritata passerella e, nella nostra scheda, ha ripercorso le tappe di una carriera infinita e ricca di successi, fatti di tanto sudore e grande attaccamento alla maglia (ha cambiato solo 5 squadre e si ritira a quasi 43 anni...).

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NUMERI UNO, speciale addii: Giordan Ligarotti, dal Valsabbia al Valsabbia passando da Baggio e dalle migliori squadre della provincia: "Io, operaio con il vizio del gol"

Continua il nostro viaggio, il virtuale ultimo giro di campo per alcuni grandi protagonisti del calcio dilettantistico che hanno deciso di ritirarsi domenica scorsa, al termine del campionato. Numeri Uno, non ce ne vogliano i portieri, stavolta è dedicato a loro.
 
Tocca a Giordan Ligarotti, che ha deciso di chiudere (con una salvezza sofferta) nella Nuova Valsabbia, dove tutti ebbe inizio. 34 anni, già Pallone d'Oro, è un altro simbolo del calcio bresciano che ammaina la sua bandiera. Ma restano i ricordi, i gol, i successi.
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NUMERI UNO "speciale addii": The Wall Luca Galanti smetta a soli 29 anni: "Troppi infortuni, viene prima il lavoro. Ma dalla Vighenzi non me ne sarei mai andato"

Numeri Uno, a campionato finito, non si occupa più di portieri come nel corso della stagione. Lascia spazio a chi numero uno, sul campo, lo è stato per tutta una carriera e ora ha deciso di appendere le scarpette al chiodo. Tra questi anche Luca Galanti, che a 29 anni dice addio per colpa dei troppi infortuni. Domenica, tuttavia, è riuscito a giocare l'ultima partita con la maglia della sua amata Vighenzi, la squadra del suo cuore insieme al Ciliverghe con cui vinse due campionati.
 
Ha compilato per noi la sua scheda:
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NUMERI UNO "speciale addii": saluta il calcio il Principe Angelo Bettinsoli, "Ho pensato al Rodengo di diventare un calciatore vero, adesso il calcio lo guardo da spettatore"

Non si offendano i portieri ma, almeno per un paio di settimane, Numeri Uno si trasforma nella rubrica di chi sul campo ha dimostrato di essere un leader, un Numero Uno anche senza giocare in porta. E ora ha deciso di appendere le scarpe al chiodo. Il primo tra gli intervistati è Angelo Bettinsoli, domenica al passo d'addio con la maglia del suo Lodrino. E' stato uno dei calciatori più stimati e apprezzati dell'ultimo decennio tra i dilettanti, nella nostra scheda ripercorre la carriera:
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