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Bonfadini, a Rovato la quinta promozione in carriera. "Mi piace vincere, non partecipare. Il segreto del Montorfano? La costanza"

C'è un sorriso sincero stampato sul volto di Massimo Bonfadini, e non potrebbe essere diversamente. Il suo Montorfano Rovato ha vinto il campionato di Seconda Categoria con largo anticipo conquistando la promozione, materia sulla quale il tecnico originario di Pianborno è ferratissimo, visto che nella sua breve carriera ne ha già ottenute 5 tra giovanili e prime squadre. "A suggerirmi la strada della panchina fu il presidente del Provaglio Luvriti, che mi chiese di allenare i Giovanissimi 15 anni fa, quando ero appena trentenne. Mi sono trovato subito a mio agio". I risultati parlano chiaro: nel 2003 la prima chiamata tra i "grandi" al Concesio in Terza, dove vince subito il campionato. Poi conquista il titolo negli Allievi regionali dell'Orsa e il salto dai Regionali B ai Regionali A oltre alla promozione con il Bornato, fino al trionfo con il Montorfano.

Redazione

Inversini a tutto tondo: “Annata irripetibile, abbiamo messo a tacere gli invidiosi. Il futuro? Il Darfo mi ha chiamato, ma dopo un'ora hanno arrestato il presidente"

In molti si chiedono quale sia il segreto dei successi di Luca Inversini, l'allenatore che domenica scorsa ha riportato in Serie D l'Alzano Cene dopo un solo anno di purgatorio in Eccellenza. Probabilmente di segreti non ne esistono, ma è sufficiente una chiacchierata al telefono per comprendere come carisma, competenza e passione siano la base e gli elementi su cui questo allenatore, dilettante solo sulla carta, fa affidamento.
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Gianpaolo Dosselli: "Da bambino sognavo di giocare al Rigamonti, qualche anno fa di allenare una Primavera. Oggi lavoro per un calcio virtuoso a misura di giovani"

"Ero al Rigamonti seduto accanto a mio padre. Il portiere s'infortuna ed entra il sostituto. Dopo pochi minuti esce anche lui in barella. A quel punto dalla panchina gettano lo sguardo sugli spalti e fanno gesti per chiamarmi in campo. Tocca a me. Di solito a quel punto mi svegliavo tutto sudato".
Per Gianpaolo Dosselli il calcio è questo, "una passione che ti assorbe completamente a livello psicofisico e che ti accompagna fin da bambino". Da allora il presidente dell'Aiac di Brescia ne ha fatta parecchia di strada, vestendo sia i panni di giocatore sia quelli di allenatore fino all'incarico nella sezione provinciale dell'Associazione Allenatori con l'aggiunta della nomina nel Consiglio Nazionale.

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Giambattista Belotti: "Voglio un'Adrense con un settore giovanile al top. Quel giorno potremo puntare anche alla Serie D. Io come Zamparini? La verità è che certi allenatori li cacciano le squadre"

Correva l'anno 2002 quando Giambattista Belotti venne convocato ad una riunione straordinaria al centro sportivo di Adro. Fino a quel momento era un papà come gli altri, che accompagnava il figlio a giocare e sosteneva la società con qualche piccola sponsorizzazione. "Eravamo in 5, la maggior parte dei quali genitori di ragazzi del vivaio. Mi dissero che stava per saltare tutto e che bisognava salvare il calcio ad Adro. Uno si propose come direttore sportivo, un altro come segretario. L'aspirante vicepresidente mi disse che dovevo prendere in mano io la situazione. Gli chiesi se era pazzo, ma mi misero alle strette. Non potevo dire di no, tutti quei bambini non potevano finire in mezzo a una strada".

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Alberto Lancini si racconta: "Credo in un modello di calcio che sia famiglia e aggregazione. Da presidente del Montorfano grandi gioie e una ferita aperta"

"Sono una persona che coltiva la sua passione calcistica e che cerca di fare il meglio nel suo lavoro, con onestà e dando fiducia alle persone che ha intorno. Sono un sognatore che prova a realizzare ciò che ha in mente. Mi piace un'idea di calcio basata sull'aggregazione, in stile rugby. Vorrei andare in quella direzione, trasformando la mia società in una grande famiglia". Parola di Alberto Lancini, presidente del Montorfano Rovato.

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Nicola Bianchini (Ciliverghe): "Siamo la quarta squadra di Brescia, ma non dimentichiamo da dove siamo partiti. Fusione con Montichiari per il grande salto? Per ora è fantacalcio"

"La mia vita calcistica è iniziata dai piccoli del Ciliverghe, su un campo di oratorio. Ho fatto tutta trafila giovanile fino alla prima squadra in Promozione. Ho mollato presto perché il calcio giocato era inconciliabile con il lavoro nell'azienda di famiglia. Sono passato ad un ruolo dirigenziale per poi diventare presidente della neonata CMM undici anni fa. Quattro anni fa, poi, il massaggio al comando del Ciliverghe. Posso dire di aver ricoperto un po' tutti i ruoli. Al di là del calcio mi sono diplomato come perito elettronico ma faccio tutt'altro. Sono sposato, ho due figli di 15 e 10 anni. Giocano entrambi".

Nicola Bianchini si presenta così. Imprenditore, presidente, genitore. Tante sfaccettature con il pallone a fare da filo conduttore di una vita carica di passione. "Il calcio è qualcosa che mi ha riempito l'esistenza - ammette -. Ci penso tutti i giorni, è inevitabile. Non saprei dire in quale percentuale, ma sicuramente significativa. Mi ha insegnato molto e dato molte soddisfazioni".

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Centrolago, unico e trino. Giacomo Passini: "Oltre i campanilismi per il bene dei giovani. Un presidente o caccia i soldi o fa come me: si rimbocca le maniche"

Tre paesi, una sola squadra. Un'impresa che altrove sarebbe impossibile è diventata realtà in riva al lago d'Iseo, dove i comuni di Sulzano, Sale Marasino e Marone hanno unito le forze dando vita ad una realtà unitaria: il Centrolago. A dirigerla serviva un presidente atipico, come Giacomo Passini: "Il primo ostacolo da superare - racconta - sono stati e sono ancora oggi i campanilismi. È servita grande capacità di mediazione, ma siamo sulla buona strada. L'obiettivo condiviso dalle tre amministrazioni comunali che ci sostengono è uno solo: sfruttare le potenzialità del calcio come strumento per la crescita dei giovani".

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