Il nostro omaggio a Davide Astori: il ricordo dei "bresciani" che l'hanno conosciuto

Redazione
Eventi come la scomparsa di Davide Astori segnano l'anima e rendono quasi inutili le parole. Ci è parso però giusto raccogliere pensieri e ricordi, emozioni e aneddoti da parte dei bresciani (o bresciani “d'adozione”) che con il Capitano della Fiorentina, la cui maglia numero 13 è stata ufficialmente ritirata dalla società viola proprio in mattinata, hanno condiviso parte del percorso.
 
A partire da Davide Barbieri, attaccante del Gavardo, che con lui ha giocato nelle giovanili del Milan: “Ho saputo mentre ero sul divano, sono rimasto sconvolto e tuttora faccio fatica a pensarci. Con Davide ho giocato insieme a partire dagli Allievi Nazionali, lui era un anno più piccolo, ma aveva doti straordinarie e si vedeva che avrebbe avuto un futuro importante ad alto livello. E' una tragedia che fa ancora più male considerando la persona che era: umile, con grandi valori, genitori straordinari che ho avuto la fortuna di conoscere. Con genitori così, era chiaro come mai Davide avesse quel tipo di carattere ed educazione. E' un colpo davvero doloroso, il secondo dopo la scomparsa di Morosini. Piermario ed io giocavamo contro nei Milan-Atalanta giovanili, poi ci ritrovavamo nelle varie rappresentative nazionali e abbiamo anche condiviso la stanza qualche volta. I ricordi più belli su Davide? Sicuramente le rosicate in partitella, gli scherzi magari a fine allenamento. C'era spesso un confronto diretto visti i ruoli opposti, come normale che fosse. Se ne va una persona straordinaria. Ritengo sia stato giusto non giocare. Impossibile scendere in campo per chi lo conosceva”.
 
Grande rapporto anche con Elia Legati, attuale difensore della FeralpiSalò: “Abbiamo condiviso la camera del collegio di Milanello. Eravamo in camera assieme, in quelli che di fatto erano i primi due anni lontano dalle nostre famiglie. Siamo arrivati lì totalmente inesperti, catapultati nel mondo reale. Siamo sempre stati rimasti in contatto anche dopo quell'esperienza. Chi era Davide? Una persona speciale, di grande intelligenza e sensibilità. E non è una frase fatta. In tanti stanno descrivendo Davide così e ciò testimonia quanto ciò sia vero. Non riesco ancora a realizzare ciò che è successo. Il mio pensiero va ai suoi genitori, alla sua compagna e alla sua bimba: conoscevo tutti loro. Conosco tutti loro”.
 
Compagno di squadra, non solo nelle giovanili del Milan, anche Ferdinando Vitofrancesco: “Abbiamo fatto anche un anno a Cremona. Era il primo anno di Serie C, poi andò al Cagliari perché già all'epoca si vedeva che era un giocatore già pronto. Vorrei abbracciare la famiglia. Il  ricordo? Aveva sempre il sorriso, era una persona educata", più fresco invece il rapporto con Bagadur a Firenze: “Era un ragazzo bravissimo, sempre a disposizione quando c'era da aiutare i giovani. Ho imparato tante cose da lui, anche perché giocavamo nello stesso ruolo. Ho solo momenti belli nella mente. Sono rimasto scioccato ed è difficile parlare: sono senza parole, non avrei pensato che potesse succedere una cosa del genere”.
 
Chiude Francesco Marroccu, che di Astori è stato Direttore a Cagliari: “A Cagliari arrivò da ragazzo e se ne andò da uomo. Quando ha lasciato il club, ho sempre detto che lui era la perfetta sintesi tra il giocatore perfetto e l'uomo perfetto. Può sembrare retorica, ma a chi mi ha chiedeva qual era il giocatore che rappresentasse il miglior esempio, come calciatore e come uomo, ho sempre detto Davide Astori”.
 
Il percorso in prima squadra parte a Pizzighettone. Tra i compagni Paolo Nodari e Ivan Javorcic. L'attaccante del Prevalle racconta: “Era in uscita dalla Primavera del Milan e lo voleva mezza Serie C, tutti sapevano del suo valore. Alla fine arrivò a mercato inoltrato a Pizzighettone e capimmo subito di aver fatto un colpaccio. Un ragazzo splendido, di grande umiltà, che in allenamento dava sempre il massimo e penso non abbia mai sbagliato una partita. Ha preso subito dimestichezza con la nuova realtà e sin dall'inizio ha trovato il posto da titolare. Preferisco però rimarcare, prima delle qualità calcistiche, le doti morali di un ragazzo straordinario. Me lo ricordo benissimo e pensare a una tragedia simile che lo riguarda è straziante, anche per le dinamiche dell'evento. Inizialmente pensavo addirittura a una fake news tanto ero incredulo. Mi porterò sempre nel cuore l'eleganza e la correttezza di Davide”.
 
Si unisce al dolore anche l'attuale allenatore della Pro Patria: “Moralità, educazione, solarità...se penso a Davide mi vengono in mente queste tre caratteristiche. Aveva una famiglia e dei genitori splendidi, che l'hanno cresciuto alla perfezione e ritengo lui avesse valori d'altri tempi, difficili da trovare nei ragazzi di oggi. L'affetto spontaneo arrivato da ogni parte penso sia emblematico e palesa lo spessore dell'uomo. A Pizzighettone arrivò come centrale di difesa, in un ruolo dove si preferiva far giocare persone esperte come ad esempio Sergio Porrini che aveva alle spalle una carriera importante. Davide però pur di giocare si adattava anche a fare il terzino sinistro e in ogni posizione del campo dava sempre un grande contributo ritagliandosi il posto per professionalità e personalità. Penso sia stato giusto fermarsi, anche i professionisti di alto livello sono persone, chi l'ha conosciuto era troppo scosso per andare in campo domenica. L'umanità ha prevalso sul sensazionalismo. Un segnale forte”.
 
Scossi anche Alex Pinardi, che ha conosciuto Astori a Cagliari: “Non riesco a commentare. Posso solo dire che era il prototipo della persona perbene” e Sebastien De Maio, suo compagno nella scorsa stagione: “Una notizia che mi ha distrutto. Avevo creato un bellissimo rapporto con te, ci siamo aperti entrambi raccontato le nostre vite perchè avevamo lo stesso modo di pensare su tante cose. Mi mancherai davvero tanto Davide anzi David perché è così che ti chiamavo. Dal tuo amico Mayò riposa in pace Grande Uomo! Non ti dimenticherò. Condoglianze alla famiglia, a tua moglie Francesca e a tua figlia Vittoria”.
 
Tra Pizzighettone e l'approdo in Serie A a Cagliari, la parentesi importanta con la maglia della Cremonese. Gilberto Zanoletti lo ricorda così: “Calcisticamente si mise subito in evidenza, aveva grande bravura in fase difensiva oltre all'eleganza in fase di impostazione. Fu protagonista di una grande annata. Un ragazzo simpatico, umile, divertente. Era impossibile non volergli bene. Sono senza parole”. 
 
Così Giordano Paganotto: "Ho giocato con lui a Cremona e avendo fatto lui anche il settore giovanile nel Milan l'ho incontrato in tutte le categorie del settore giovanile. Ti posso dire che condividevamo oltre al ruolo anche  spesse volte la camera nei vari ritiri prepartita. Ragazzo con una umiltà fuori dalla norma,sempre molto gentile e disponibile,quando ieri mattina ho saputo della notizia ero appena uscito dalla spogliatoio. Mi sono pietrificato e sono rimasto senza parole, mi chiedevo se fosse vera la notizia perché si fa sempre fatica a credere a una cosa simile. È un grosso dispiacere per chi lo circonda e dato che anch'io ho due figli, penso alla figlioletta che dovrà crescere senza l'amore sconfinato di un padre".
 
Fatica a trovare parole Giovanni Rossi, con lui a Cremona: "Davide era una persona stupenda, amava il suo lavoro e lo faceva con serietà e professionismo. Ci eravamo sentiti un anno fa per avere degli accrediti per Sampdoria-Roma, lui da persona gentile si era reso disponibile. Ci ha lasciato un uomo vero con seri valori che si ricorda da dove è partito e che è rimasto umile. Ciao Asto"
.  
Chiudiamo con Amedeo Tacchinardi, ex centrocampista dell'Orceana ora all'Offanenghese, cresciuto nel vivaio grigiorosso: “Eravamo quasi coetanei, con percorsi diversi, ma si instaurò un buon rapporto. Arrivò a Cremona con ottime aspettative e in quella stagione 2007-08 dimostrò tutto il suo valore, tra l'altro risultò il giocatore con più presenze e più minuti giocati. Personalmente capì fin da subito che Davide sarebbe diventato un calciatore importante, vedevo il suo impegno negli allenamenti, la voglia di crescere e migliorare in continuazione. Di lui mi è rimasto impresso il fatto che dopo Cremonese-Cittadella, finale playoff per la promozione in Serie B persa in casa nonostante la vittoria dell'andata, rimase a lungo nello spogliatoio con le mani sul volto a versare qualche lacrima. Tanti andarono via quasi subito, lui no. Era di proprietà del Milan, aveva fatto una grande stagione, di fatto l'esito di quella finale non gli avrebbe cambiato la carriera. Eppure me lo ricordo affranto e in lacrime. Penso che in questo episodio ci sia tanto del ragazzo e dell'uomo Davide Astori”.
 
Matteo Carone
Stefano Laini