Il Villafranca aggrappato ai gol dell'ex Feralpi Marco Bertoli

Redazione

Il Rezzato, suo malgrado, ha imparato a conoscerlo bene. Tra andata e ritorno, i gol del '99 Marco Bertoli hanno tolto all'Sdl ben 4 dei 6 punti in palio. Nessuna maledizione, nessun caso: l'ex Atalanta e Feralpisalò sta tenendo a galla, da solo, le speranze salvezza del Villafranca Veronese.

 

La società presieduta da Mirko Cordioli - da 25 anni al timone, dopo che nel 1994 succedette al padre Arturo, tragicamente scomparso in un incidente automobilistico - viene da dieci anni di saliscendi tra Eccellenza e D. Quest'estate è tornata nella categoria semi-professionistica passando dal ripescaggio ottenuto dopo la finale nazionale d'Eccellenza. L'unico obiettivo possibile è la salvezza, distante attualmente un solo punto anche grazie all'ottimo bottino raccolto contro le bresciane: 1 punto col Darfo, addirittura 4 con il Rezzato che ambisce alla Lega Pro. Senza quei 5 punti, oggi il Villafranca sarebbe penultimo, in piena zona retrocessione.

 

Ma dove sarebbe la squadra veronese senza i gol del suo numero 9? La statistica è impressionante per il diciannovenne di Telgate: 8 gol nel girone d'andata e 1 domenica alla ripresa hanno fruttato, per la sua squadra, 14 dei 17 punti che si contano in classifica. In questi 14 ci sono anche i 4 rezzatesi: la bellissima rete dell'1-0 marcata in tuffo di testa all'Sdl Stadium ripeteva quella siglata a tempo scaduto all'esordio in campionato, servita a rispondere al gol di Bruno per l'1-1 definitivo. «Mi sto trovando benissimo qui - spiega Bertoli - mi avevano parlato molto bene di questo gruppo, anche per quel motivo scelsi questa destinazione. Si puntava a fare un bel campionato per salvarsi, ci stiamo provando. Per me è la primissima esperienza in prima squadra, anche se l'anno scorso qualche allenamento da aggregato alla Feralpi di Lega Pro lo avevo fatto, oltre all'esordio nella partita col Renate. Il campionato è difficile e giocare tra uomini non è come giocare tra ragazzi, ma sono contento di quello che sto facendo. Sia chiaro, non sono nessuno, devo ancora dimostrare tutte le mie qualità, però sono consapevole dei miei mezzi e ho sempre creduto nelle mie potenzialità. Sto proseguendo la mia crescita, devo ancora imparare molto e migliorare sui miei punti deboli, sfruttando l'esperienza dei miei compagni di squadra più grandi. Il mio obiettivo è chiudere l'anno al meglio per darmi una chance tra i pro».

 

Professionismo finora solo annusato, ma mai toccato con mano, eccezion fatta per quei minuti col Renate. L'esperienza fatta in uno dei settori giovanili più stimati d'Europa e il percorso vincente degli ultimi due anni a Salò fanno di Bertoli un giocatore con le spalle larghe. «La mia prima squadra fu quella dell'oratorio di Telgate, avevo 7 anni. Fu lì che mi notò un osservatore dell'Atalanta: l'anno successivo ero in nerazzurro. Ad eccezione della stagione in prestito fatta, dodicenne, alla Grumellese, all'Atalanta in 8 anni ho percorso tutta la trafila, fino agli Allievi Nazionali, con i quali tre anni fa vincemmo lo Scudetto. I due anni di Berretti li ho trascorsi alla Feralpisalò, anche in questo caso con una grande soddisfazione, lo Scudetto dell'anno scorso. In estate mi scadeva il contratto con l'Atalanta: alla fine la società ha deciso di propormi un pre-contratto di un anno, dandomi in prestito al Villafranca. A fine stagione ci saranno due possibilità: o l'Atalanta mi proporrà un nuovo contratto, oppure sarò libero».

 

Ecco quanto conta questa stagione, di fatto vale una buona fetta del futuro del ragazzo. Che spera di raggiungere al più presto alcuni ex compagni all'Atalanta che già si stanno mettendo in mostra a diversi livelli, ma sempre tra i pro. «Con Capone, Latte Lath, Melegoni, Bastoni, Hergheligiu ho condiviso tante stagioni e tante vittorie nelle giovanili dell'Atalanta. Non è un caso che la squadra bergamasca riesca a produrre giocatori importanti con questa qualità e quantità: strutture ed organizzazione sono di livello mondiale. Chiaramente è difficile fare il paragone con Feralpi e Villafranca, anche se entrambe queste società hanno basi solide e garantiscono tutto ciò di cui un giocatore ha bisogno. Cambia l'ordine di grandezza, ma la professionalità rimane». Per raggiungere gli ex compagni citati serve continuare a premere sull'acceleratore: Denis Hergheligiu ha raggiunto la prima squdra proprio tra i Leoni del Garda in C, Christian Capone e Filippo Melegoni sono in prestito al Pescara in B, Emmanuel Latte Lath in prestito alla Pistoiese in C, Alessandro Bastoni è addirittura già stato ceduto all'Inter e ora è a saggiare la Serie A di provincia al Parma. «Denis lo sento ancora, siamo rimasti amici. A livello di talento il crack è Christian, fortissimo per tecnica, fantasia e visione di gioco. Non posso dire chi farà più carriera, perché a livello mentale tutti sono sul pezzo, tutti sono bravi ragazzi e tutti meritano di "arrivare"».

 

Per "arrivare", l'Icardi del Villafranca («So che l'esempio è esagerato, ma serve per far capire le mie caratteristiche da uomo d'area») sta provando a lavorare molto su di sé, senza lasciare nulla al caso. «Faccio sempre avanti e indietro da Telgate a Villafranca, ma cerco di vivere l'intera giornata, non mi limito all'allenamento pomeridiano. Chiaramente il calcio è al primo posto, ma dato che il tempo me lo consente sto parallelamente dando una mano a mio papà nell'azienda meccanica di famiglia. La mattina mi sveglio alle 7, faccio una bella colazione e poi vado a lavorare. Non faccio grandi sforzi fisici, al pomeriggio sono carico di energia. Penso che svegliarsi di buonora sia importante per vivere al meglio l'intera giornata, chi si sveglia a mezzogiorno e dopo poche ore va a fare allenamento non può avere la stessa risposta fisica e mentale».

 

Se continua così, una chiamata dai pro potrebbe davvero arrivare. Nel frattempo al Villafranca conviene tenerselo stretto.

 

Matteo Carone