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"Capitani coraggiosi", la nuova rubrica di cbs che racconta le storie dei grandi capitani dei dilettanti. Primo nome in lista: Lorenzo Bignotti, trascinatore Pro Desenzano

Per Kipling erano quei lupi di mare con la pelle erosa da vento e sale, coi quali non si poteva negoziare, che tenevano in mano un equipaggio con disciplina ed intransigenza, che sapevano insegnare con esempio e durezza la dignità del lavoro umile; per Baglioni e Morandi - voi e il buon Joseph Rudyard perdonerete il volo pindarico - sono coloro che hanno "il vento di una vita sulla faccia", "in un tempo senza età", coloro che fluttuano continuamente "tra la testa e il cuore".

Per noi di Calciobresciano.it sono tutto questo e molto di più, sono i condottieri cui piace battersi in prima linea, sono il riferimento cui rivolgersi quando si perde la bussola, sono i giocatori con più spiccata personalità, le voci forti nello spogliatoio, i menhir in mezzo al campo, gli uomini e le donne che sanno guardare a testa alta una responsabilità, caricandosela sulle spalle e alleggerendo i compagni. La nuova rubrica di calciobresciano.it è dedicata a loro, a chi cioè può fregiarsi di far parte del ristretto gruppo dei Capitani Coraggiosi che ogni domenica portano con orgoglio sui campi della provincia una fascia al braccio, riconoscendone il valore e avendo rispetto di ciò che rappresenta.

Per la prima tappa prendiamo la macchina e andiamo a Desenzano. Difficile scegliere da dove iniziare, per farlo ci siamo fatti aiutare dai meri fatti: due partite, tre gol fatti, sei punti. Stiamo parlando, l'avrete capito, di Lorenzo Bignotti, Capitano Coraggioso della Pro Desenzano. Classe '84, Lorenzo è in quel momento della carriera dove non sei più un giovane con una carriera tutta da costruire ma nemmeno un "highlander" - con riferimento voluto e dovuto alla rubrica dello scorso anno, abbandonata con sofferenza per far spazio a questa - che deve solo scegliere il momento giusto per fermarsi. Di fermarsi Bignotti non ha la minima intenzione, e questo inizio di stagione non può che incrementare ulteriormente la consapevolezza di avere un ruolo chiave all'interno della squadra gardesana.

«Per me giocare è ancora un antistress, un divertimento, quando non lo sarà più smetterò, ma credo di essere ancora lontano da quel giorno», anche se... «Anche se qualche stagione fa avevo deciso di fermarmi; era successo dopo l'esperienza a Palazzolo mi sembra, avevo perso gli stimoli. Ma li ritrovai dopo 6-7 mesi, mi mancava troppo il calcio, ricominciai da Ciliverghe e là trascorsi anni pieni di soddisfazioni». Giocare con la fascia di capitano al braccio è un'esperienza incontrata presto nella carriera di Lorenzo. «Ho fatto tutto il settore giovanile nel Brescia, dai 6 ai 20 anni, e sono stato capitano praticamente in tutte le categorie. Tranne che in Primavera, perché giocavo con ragazzi molto più grandi. Lì però ebbi la fortuna di allenarmi assieme alla prima squadra, quindi anche con il capitano di allora delle Rondinelle, Roby Baggio. Che dire, solo la presenza incuteva grande rispetto».

Il Divin Codino è stato uno dei modelli, vissuti poco ma da vicinissimo. Se si allarga lo spettro, tuttavia, mancano dei riferimenti. «Un capitano che ho avuto, dal quale ho imparato tanto e che poi ho preso a modello da imitare? Sinceramente non me ne vengono, forse non ci sono stati. Cambiando prospettiva, posso dire che ho sempre cercato di dare ciò che 10-15 anni fa veniva spesso a mancare. Si dice sempre che bisogna essere duri con i giovani, che bisogna "bastonarli" e che una volta, quando ciò succedeva in ogni spogliatoio, si cresceva meglio. Non sono d'accordo. Penso che a volte serva, ma non sempre è la strada giusta da seguire. Alcuni ragazzi vanno spronati con altri metodi, non sempre "bastonando" si ottiene il meglio da un giovane, ognuno ha la sua personalità ed il suo carattere, vanno trattati ognuno in modo differente. Non ci sono solo le buone e le cattive, esistono delle vie di mezzo, bisogna trovare il giusto compromesso. Poi sono convinto che già l'esempio dovrebbe bastare, perché se tutti lo danno, capitano in primis, è difficile che un singolo alzi troppo la cresta, il gruppo lo metterebbe immediatamente all'angolo. Insomma, i giovani non vanno né coccolati né "bastonati" a priori, bisogna cercare di capirli e poi trovare il modo di coinvolgerli e motivarli. In tutto ciò devo dire che io, come molti, non ho mai avuto bisogno dello sprono di nessuno, nemmeno ad inizio carriera, perché ho sempre avuto grande passione e tante motivazioni».

La partenza sprint della Pro Desenzano in questa neonata stagione ha inciso a fuoco la passione e le motivazioni del suo capitano. Doppietta all'esordio e gol del momentaneo pareggio, poi trasformato in vittoria, nella domenica appena passata. Tre gol, tutti su rigore. Mister Novazzi può coccolarsi il suo numero 10 "atipico". «Sì, atipico perché dopo una carriera da centrocampista avanzato, dall'anno scorso sto giocando prima punta. Poi non è che sto fermo, vado a cercare palla per il campo, ma per me è stato inusuale questo trasferimento di posizione. Però bisogna dire che i risultati stanno dando ragione al mister. L'anno scorso abbiamo fatto una grande stagione e, anche se in pochi ci credevano, siamo riusciti a salire di categoria. Quest'anno le due vittorie con cui abbiamo iniziato ci danno morale, ma attenzione, l'unico nostro obiettivo è salvarci, magari il prima possibile. Lo zoccolo duro della squadra è rimasto, abbiamo fatto due-tre innesti importanti e poi abbiamo aggregato molti giovani provenienti dalla Juniores. Siamo un gruppo molto giovane e abbiamo grossi margini di miglioramento».

Quando la media età è bassa il ruolo di capitano può assumere un valore ancora più decisivo. «Per me essere capitano significa mettere la mia esperienza al servizio della squadra e qui a Desenzano sono fortunato, perché i ragazzi hanno voglia di apprendere. Significa rispondere in prima persona, nel bene e nel male, ma soprattutto nel male. Significa trasmettere la mia passione ai miei compagni. So che è una grossa responsabilità, ma io voglio prendermela, voglio fare il capitano, voglio questo ruolo e tutto ciò che comporta, voglio continuare ad essere un esempio». Dopo un anno e mezzo a Desenzano, questa volontà non può che essere sottoscritta dalla società, che si affida anche al carisma di Bignotti per continuare a togliersi soddisfazioni. Con un Capitano Coraggioso come timoniere, la ciurma può navigare serena.

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Liceo-Calvesi