Verso Brescia-Fiorentina femminile. Barbara Bonansea ci introduce al match che vale la stagione e si racconta: "Questa città mi ha dato tutto"

Redazione

Avere venticinque anni e farsi strada nel mondo di uno sport che di professionistico ha solo l'attitudine ed il livello tecnico dei propri interpreti, facendo l'equilibrista per costruirsi un futuro senza per questo rinunciare alla passione più grande: difficile trovare una persona che possa indossare questo vestito meglio di Barbara Bonansea. Una che il calcio lo mastica e lo gioca come pochi, e che, a proposito di vestiti, sa portare tanto maglietta numerata con braghini e calzettoni, quanto abito elegante da gran gala, tanto scarpini coi tacchetti, quanto scarpe coi tacchi.

Ce ne siamo accorti recentemente, vedendola sorridere alla serata organizzata dall'Associazione Italiana Calciatori, fiera del premio come miglior calciatrice italiana 2016 che stringeva tra le mani, unica rappresentante femminile in mezzo a tanti uomini. Il percorso per la piena emancipazione del calcio femminile sarà probabilmente ancora piuttosto lungo (si parla del nostro Paese, chiaramente), per ora ci si accontenta del clamore di casi singoli, vedi la nota rosa nel concerto del gala dell'AIC, vedi le chiavi della nazionale under 16 maschile date in mano a Patrizia Panico, leggenda del calcio femminile e prima donna a diventare coach di una selezione nazionale dell'altro sesso. Si vive di prime volte, per adesso ce lo facciamo bastare. Ma se si grattasse sotto la superficie si scoprirebbe un mondo che sa appassionare veramente, e che qualche investimento programmatico lo meriterebbe. Noi bresciani dovremmo saperlo, e saperlo testimoniare, più di altri.

Barbara Bonansea è il volto sulla copertina del Brescia Calcio Femminile che domani si gioca la stagione in una singola partita. Al Club Azzurri arriverà la Fiorentina Women, la prima della classe, lo squadrone capace di annientare le Leonesse nella partita di andata, una macchina da 68 gol fatti e 5 subiti (cinque!) nelle 17 giornate giocate finora. Un avversario temibile che, al netto di tutto l'incenso qui sopra prodotto, non ha che 3 lunghezze di vantaggio sulle nostre, una misura colmabile giusto giusto con uno scontro diretto. Partiamo da qui, dalla fine, e risaliamo la corrente per conoscere meglio uno dei talenti sportivi che tutta Italia invidia a Brescia.

Se domani alle 15 il Brescia ospita la Fiorentina con la speranza dell'aggancio (per chi proprio è impossibilitato a raggiungere il Club Azzurri, ci sarà anche la diretta televisiva su TopPlanet, canale 63 del digitale terrestre), lo si deve anche a te, alla tua doppietta utile per ribaltare lo 0-1 di Tavagnacco, sabato scorso. Che aria si sta respirando nello spogliatoio in questi giorni? C'è quella tensione comune, quell'attesa che contraddistingue le grandi vigilie? Può assomigliare ad una settimana pre-Champions?
No, direi che la Champions è un'altra cosa, ti fa vivere sensazioni uniche. Guarda, sinceramente il gruppo non si sta allenando in modo diverso rispetto alle settimane passate. Siamo tranquille, concentrate sì, ma non avverto tensione, anzi, siamo attente a non farla crescere. Siamo proiettate alla partita ma tranquille.

Come si cancella quel 5-0 dell'andata? Quale arma avete per batterle e tornare in testa al campionato?
Dobbiamo solo giocare come sappiamo. A Firenze non giocammo proprio, non mi sono mai spiegata cosa successe. L'unica strada è quella di fare la nostra partita, fare ciò che sappiamo fare meglio, quindi giocare palla a terra, cercando di passare dal centrocampo.

Cercando di passare da Bonansea, anche. Ti definisci un attaccante esterno, ma al Brescia giochi stabilmente come quinta di centrocampo, il che significa che la fascia te la devi fare tutta, su e giù, attacco e difesa. Come ti trovi in questa posizione?
Dico attaccante esterno perché non riesco a definirmi una giocatrice difensiva. Mi piace fare gol e assist, anche se in campo devo anche difendere. Detto questo, sicuramente il mio ruolo mi obbliga ad avere due dimensioni; in questa posizione sono cresciuta molto, perché allena la concentrazione: nei tre attaccanti qualche pausa te la puoi prendere, da esterno di centrocampo no.

"Crescita" è una delle parole chiave. Guardati indietro, osserva la Barbara in arrivo a Brescia da Torino, teenager o poco più, e confrontala con la Barbara di oggi. Quanto siete diverse? Quanto ha inciso il Brescia Calcio e questa città nel processo di "crescita"?
Questo è il mio quinto anno qui e, come ho spesso ripetuto, Brescia mi ha dato tutto. Mi è entrata nel cuore la città, la squadra è diventata una seconda famiglia. Il presidente Giuseppe Cesari ha creduto in me da subito e gli sono grata; quando riuscì a portarmi qui era già da un paio d'anni che mi cercava.

Che tipo è il pres, visto da dentro?
Il presidente è un buono. Ha una passione sconfinata per questo sport, ci mette tutto se stesso e per le sue ragazze farebbe di tutto. Poi chiaro, ognuno ha i suoi piccoli difetti (ride, ndr), però basta guardare quello che è riuscito a costruire. Le qualificazioni in Champions, gli Scudetti, i trofei. Ha portato il Brescia femminile dove non era mai stato. Un grande imprenditore, un grande presidente.

Tu sei stata tra le protagoniste di quei successi, di quei record. Hai fatto parecchia strada da quando iniziasti a prendere a calci la palla: ricordi a quale età è scoccato l'amore per il gioco? Come?
Ero molto piccola, avrò avuto 5 anni; mio fratello giocava a calcio, allora capitava che con nostro padre uscissimo per giocare assieme. Appurato che mi piaceva, papà mi portò a provare nella squadra del mio paese, Bricherasio. Ricordo la prima partita, ero timidissima, piansi perché non volevo entrare. Una volta entrata non sono più uscita.

Quella timidezza l'hai conservata fino ad oggi?
In campo timida non lo sono mai stata. Nella vita privata più che timida sono riservata, devo conoscere bene una persona per darle fiducia e aprirmi.

Dal Bricherasio al Torino. Proprio tu che sei juventina...
Ma non è mai stato un problema, la rivalità cittadina c'è solo tra i tifosi, all'interno della squadra è tutto normale, come me c'erano altre compagne che tenevano ai bianconeri ma eravamo comunque felicissime di giocare per i granata.

Hai sempre parlato di Melania Gabbiadini come di un tuo punto di riferimento. Ma quando guardavi le partite da ragazzina in chi ti immedesimavi? Chi è stato il tuo preferito, Del Piero?
In realtà Cristiano Ronaldo. Ho seguito la sua carriera passo passo, condividiamo il ruolo, lo ho sempre ammirato per la voglia di migliorarsi, la cultura del lavoro, lo spirito di sacrificio. E poi è fortissimo.

Segui altri sport? Se non avessi fatto la calciatrice?
Non riesco a seguire molto altri sport, ma mi piacciono pallavolo e atletica. A dire il vero più di una volta mi hanno chiesto di fare atletica leggera. Ma per me c'è solo il calcio.

Un calcio che finora è stato forzatamente dilettante. Ora che hai 25 anni e sei ormai una calciatrice matura, pensi mai ad una possibile esperienza estera?
L'estero mi ha sempre appassionato, mi piacerebbe molto provare, non solo per il calcio, ma più generalmente per l'esperienza di vita. Ora ovviamente ho la testa solo sul Brescia, un domani magari...

Estero significherebbe facilmente professionismo. Anche questo sarebbe un bell'incentivo.
Esatto, prima o poi vorrei tentare quella strada.

Parlando di dilettantismo, come fa una giocatrice del tuo livello a far coincidere tutto? Sappiamo che studi economia, ma allargherei la domanda al mondo del lavoro e al desiderio di maternità: è possibile una coesistenza?
Studiare si può, io lo sto facendo, portando avanti la laurea in Economia a distanza, all'Università di Torino. Il lavoro invece è difficilissimo per tempi e orari; o sei parte di un'azienda a conduzione famigliare, quindi hai elasticità di orari, oppure è dura. Diventare mamma è ancora più arduo, lo puoi fare ma a tuo rischio. Non c'è tutela, non ci si potrebbe allenare e di conseguenza non si percepirebbe stipendio - anche se il nostro è un rimborso spese - quindi non ci si potrebbe mantenere. Insomma, di queste tre cose, per ora, tengo buono solo lo studio.

Chiudiamo guardando oltre domani, oltre il campionato. A luglio in Olanda si giocano gli Europei femminili, la nazionale italiana è chiamata a dimostrare il suo valore, ma viene da match complicati e sconfitte anche sonore della Cyprus Cup. Tu come la vedi?
Sarà una competizione difficilissima, ci stiamo preparando al meglio. Devo confessare che ripongo molte speranze e molti pensieri su questo torneo. Innanzitutto spero di esserci, poi cercherò di dare il massimo assieme alle mie compagne.

La migliore giocatrice italiana non potrà non esserci, ma per arrivare al meglio a luglio serve far bene anche con la squadra di club, e di tempo non ce n'è più: vincere domani sì o sì. Servirà una piccola impresa, a maggior ragione potrà essere fondamentale l'apporto del pubblico, di noi bresciani. Perché diciamocelo, siamo fortunati ad avere in casa la miglior squadra d'Italia e alcune delle migliori giocatrici del Paese. Tutti al Club Azzurri, quindi, a tifare per Bonansea e per le Leonesse.