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Capitani coraggiosi - Valerio Marini, ultimo a percorrere la tratta Rovato-Erbusco, ha già la fascia al braccio. "Scelta del mister, ha guardato esperienza e carattere"

Tratto Rovato-Erbusco, strada piuttosto trafficata, soprattutto in un senso di marcia. Almeno dal punto di vista del calcio dilettanti. Da Montorfano al cuore della Franciacorta, negli ultimi due anni non pochi calciatori hanno scelto di compiere questo passo, smontando e rimontando altrove un nucleo di amici abituati a giocare (e a vincere) insieme. In estate l'ultimo pacchetto comprendeva anche l'attuale capitano dell'Erbusco, un centrale difensivo roccioso e caparbio, esperto nonostante a 28 anni non ci si possa definire vecchi. "Vissuti" forse, come dice lui. "Lui" è Valerio Marini, il Capitano Coraggioso della settimana.

Nato a Brescia nell'88, residente a Capriolo da cinque anni, da quando cioè ha scelto di andare a convivere con l'attuale compagna, Marini vanta un pedigree di tutto rispetto. «I primi calci li ho tirati a Rovato, poi Pavoniana fino ai Giovanissimi. Dagli Allievi mi sono spostato al Brescia. L'esordio in prima squadra l'ho fatto fuori provincia, all'Alzano Cene, in Serie D. Ho vissuto l'esperienza del Montichiari di C2, poi ancora Alzano e da lì quattro anni a Rovato. Questo è il mio primo anno all'Erbusco». Ultimo approdato in gruppo e già capitano; molte facce però sono ben conosciute. «Sono arrivato assieme a Gasparetti, Groppelli e Bertuzzi, inoltre qui ho ritrovato altri ex Rovato, come Gavazzeni (in gol domenica nel pareggio coi "cugini" del Franciacorta Erbusco, ndr). A darmi la fascia di capitano è stato mister Aiardi. Perché ha scelto proprio me? Credo per la mia esperienza, per gli anni passati, per il mio carattere. Vero che sono arrivato solo quest'anno, ma mi sono ambientato subito anche grazie ai tanti amici che hanno in comune con me gli anni a Rovato. Integrarsi è stato semplice».

Il curriculum, certo, ma sulla scelta del mister deve aver pesato molto anche la personalità del difensore, la leadership naturale, riconoscibile in breve tempo dal gruppo. «Per quanto riguarda la fascia, quella la si indossa solo la domenica e ha un valore simbolico. Certo che la partita è il vero banco di prova, ma l'impegno deve essere lo stesso anche durante la settimana, durante gli allenamenti. Insisto molto su questo punto. Sono uno che si fa sentire, a volte posso essere un po' ruvido, spigoloso, ma è perché ci tengo e voglio che le cose si facciano bene. Poi so stare anche agli scherzi eh, non sono troppo serioso. Però esigo serietà in certi determinati momenti. Sono uno di quelli che non gioca a calcio per la partita della domenica. Gioco a calcio per tutta l'intera settimana, perché la passione ce la metto tutti i giorni».

Da D e C2, alla Terza col Rovato. A poco più di vent'anni è sembrato un cambio di prospettiva abbastanza drastico, visto che poi le qualità ci sarebbero. «Non sono vecchio ma sono vissuto; è comunque da più di vent'anni che gioco a calcio giorno sì giorno no e l'età migliore potrebbe essere già superata. Facendo i turni in ospedale, poi, la mia dimensione è dovuta cambiare necessariamente. In queste categorie si gioca per passione ed è quello che faccio io. Fisicamente sto bene, è la mia caratteristica principale, perché i piedi buoni diciamo che li ho lasciati ad altri. Questa dimensione la sento ormai mia».

Andando a prendere Marini, l'Erbusco non si è solo accaparrato un ottimo calciatore, ma anche un giocatore vincente. L'esperienza al Rovato parla di due promozioni, l'ultima proprio dalla Seconda alla Prima. Insomma, quando arriverà il momento caldo, la sua esperienza servirà da guida responsabile. «L'idea della società è di giocarcela, infatti siamo lì. Ci sono già passato da gruppi vincenti, e non solo io, perché come già detto ho ritrovato compagni con cui ho festeggiato campionati. Quando arriverà il momento della verità, verso marzo-aprile, dovremo essere noi a prenderci maggiori responsabilità per trainare la squadra. Saremo pronti».

Prima di far discorsi primaverili, tuttavia, è necessario non mollare la presa in inverno. Quella possibilità di vittoria ce la si gioca tra qualche mese, ma la si conquista adesso. E la classifica parla di un grande inizio, seguito da una lieve flessione nelle ultime settimane: una sola vittoria nelle ultime quattro uscite, due nelle ultime sei. Domenica altro sale sulla ferita, col pareggio subito in extremis nel derby col Franciacorta, e tra due giorni ecco la delicatissima sfida col New Team. «Abbiamo dei problemi che anch'io faccio fatica a spiegarmi. Innanzitutto è difficile dire come mai abbiamo rallentato. Probabilmente è una questione di attenzione. Domenica il pareggio ci stava, ma prenderlo così, in pieno recupero, dà molto fastidio. Anche perché l'abbiamo subito nuovamente da palla inattiva, ci capita troppo spesso. L'altro mistero è l'andamento in casa». Tre pareggi e una sconfitta in sette incontri, e domenica era trasferta solo sulla carta. «Quello è il nostro campo, dovremmo conoscerlo, dovremmo esserci abituati e dovrebbe essere un vantaggio per noi giocarci sopra. Invece stiamo perdendo molti punti in casa nostra. Ripeto, ne parliamo nello spogliatoio, ma non ce lo sappiamo davvero spiegare».

Nonostante tutto c'è l'altra faccia della medaglia. Vero che all'ottava giornata l'Erbusco era primo a +5 sul Virtus Lovere e ora è a -2, ma il campionato è apertissimo e senza la rete al 92' di Milini nel derby la prima piazza sarebbe condivisa. Ripetere l'exploit di Rovato è ampiamente nelle corde del gruppo franciacortino: al centro della difesa c'è una guida che è una garanzia.

Liceo-Calvesi

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