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Chiamarsi Mister - Roberto Borgopalazzo, record di punti nel 2016 dilettanti, manca solo la festa in primavera: "Non è facile avere a che fare con uno come me, serviva tempo. Ora arriviamo in fondo"

Due metà non fanno necessariamente un intero. O meglio, non sempre fanno l'intero che vuoi tu. Roberto Borgopalazzo ha messo insieme un'andata e un ritorno consecutivi da 71 punti complessivi, eppure era e resta in Seconda Categoria. Sarebbe però più corretto dire un ritorno ed un'andata, in quest'ordine. Sta qui l'inganno.

La sua Castenedolese è la squadra, al pari del Saiano di Marco Seller, ad aver conquistato più punti nell'anno solare, 71 appunto, marciando ad una media improbabile di 2,37 a gara. Meglio dell'Emanuele Filippini diviso tra Adro e Ciliverghe (66 con 2,36). In questo podio 2016, tuttavia, è l'unico a non aver raccolto il premio più ambito per un mister dilettante, il salto in alto di categoria. Non un particolare, ma "la" questione vera e propria. Per rimediare ci sarebbe il 2017: una pagina bianca, tutta da vergare. Magari con la stessa grafia degli ultimi due capitoli.

«Era il mio primo anno alla Castenedolese, un periodo di assestamento l'avevo messo in conto. Non è semplice avere a che fare con uno come me. Sono molto pignolo, molto rigido sulle regole da seguire, pretendo professionalità, anche se siamo in Seconda. Poi c'erano da introdurre staff e metodi nuovi, differenti. Lo spiego così il girone d'andata 2015-2016, chiuso con soli 19 punti. Un po' pochi per fare i play off, anche se coi 35 punti del ritorno li abbiamo sfiorati. La svolta era arrivata durante la pausa invernale, anche per via di un cambio di modulo. Avevo virato su un 4-5-1, c'era da essere più cauti per ovviare alle nostre difficoltà e per via delle caratteristiche della rosa. Ne abbiamo raccolto i benefici. In questa stagione siamo passati a un 4-3-3 perché quelle caratteristiche sono leggermente mutate. Abbiamo cambiato pochi giocatori, svecchiando la squadra, dovevamo adeguarci. Ma siamo riusciti a mantenere una continuità, anche nei risultati. Alla fine i moduli devono coincidere coi risultati, servono per dare un'impronta alla squadra ma da soli contano poco. Siamo alla vigilia del ritorno in campo e siamo lassù; eravamo partiti per centrare i play off, non oso sbilanciarmi troppo, ma adesso che siamo in gioco vogliamo giocarcela fino in fondo».

Primo anno a Castenedolo, il quinto da capo allenatore. La carriera da calciatore è un ricordo fresco. «Ho giocato tanti anni, sono del '72. Sono partito dai settori giovanili di Brescia e Lumezzane, da lì un percorso fatto soprattutto di Serie D ed Eccellenza. Arrivato al capolinea non pensavo di allenare, non una prima squadra perlomeno. Nell'ultimo anno da calciatore pensai che mi sarebbe piaciuto fare un'esperienza coi ragazzi, magari con una Juniores. Fu Bussalino a contattarmi, da Montirone. Mi diede in mano proprio la Juniores, le cose andarono bene, così la stagione successivo fui promosso ai "grandi". Due anni lì, questo è il secondo a Castenedolo». Convinto dalle idee della società e incuriosito da un paese che mastica calcio e che di questi tempi si sta spartendo la lotta per salire in Prima. Una guerra di quartiere; le forze in gioco che quasi si annullano; gli uni vincitori nello scontro diretto e gli altri primi in classifica, a +1. «Appena arrivato me lo sono chiesto subito: com'è possibile che in un paese di queste dimensioni esistano due realtà di pari livello, e che non si trovi un modo per unirsi e accrescere ulteriormente le proprie ambizioni? Tuttavia ho constatato che la rivalità è molto sentita, c'è un profondo senso di appartenenza», quindi nessuna fusione all'orizzonte. Ma un bel testa a testa per il primato, quello sì. «Attenzione però, siamo in tre, c'è anche il Real Flero. In realtà pensavo che saremmo stati in quattro, non mi aspettavo che il Borgosatollo accumulasse un distacco così importante dalla vetta».

Negli incroci tra queste quattro "sorelle" la Castenedolese ne è uscita assai bene, con il piede messo in fallo solo col Flero. «Credo però che i campionati non si vincano o si perdano negli scontri diretti. La vittoria alla terza giornata contro il Borgosatollo è stata più importante di quella alla quartultima nel derby, ci ha dato una scossa positiva e maggior consapevolezza. Ma queste sfide non decidono nulla. Sono più decisive quelle con tutte le altre, pesa di più il pareggio di Barbariga che la sconfitta col Flero». Idee chiare, figlie di una filosofia costruita in tanti anni di calcio giocato con le orecchie tese a captare tutto quello che si poteva intercettare. «Ho imparato tanto da tutti i miei ex allenatori, oggi ho le mie idee ma prendo spunto anche dalle esperienze avute con loro. Ricordo, e sono uno dei pochi ormai, mister Piantoni a Lumezzane. Sulla gestione del gruppo i maestri sono Inverardi e Onorini; ecco, non capisco come quest'ultimo sia un po' uscito dal giro...».

Nel giro giusto sembra esserci arrivato lui, invece. Stando alle sue parole, però, per ora non si muove una foglia attorno al suo nome: «Offerte ricevute? Sì, due: Montirone cinque e Castenedolese due anni fa». Per alzare un po' l'aria serve riuscire in un numero che, parliamoci chiaro, riesce a pochi: ottenere un intero da due metà. Le due metà giuste.

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