Francesco Bindoni, altro che magazziniere: i suoi 904' una mezza ipoteca sul premio

Redazione

«Sono alto 1,70 e peso un quintale, non ho niente del portiere. Arrivato a Pontevico dicevano: "Ma chi è questo, il magazziniere?". Però se proprio vuoi scrivere qualcosa scrivi che sono agile...». Dal recordman d'imbattibilità della stagione, dal portiere meno perforato di tutta la provincia, ci aspettavamo un approccio diverso. Ma Francesco Bindoni ci ha piacevolmente sorpreso.

 

Autoironia, grande serenità, una certa sicurezza di sé e una piccola nota polemica sul fondo, perché dopo tanti anni ancora qualcuno lo giudica dalle apparenze, fisiche e di curriculum. Francesco ha imparato a mescolare tutto insieme e, coi 30 anni passati da poco, si gode il momento suo e della sua Pontevichese. La squadra è in lizza per vincere il girone B di Terza, lui tiene occhi e mani puntati sul Guanto d'Oro, il premio di CalcioBresciano.it dedicato ai portieri bresciani con la striscia d'imbattibilità più lunga in stagione. Con 9 clean sheet consecutivi e 904' senza reti subite, Francesco guarda tutti dall'alto, a distanza. «Sì, la difesa è un punto di forza della squadra, e dire che siamo gli stessi dell'anno scorso: allora prendemmo 53 gol (numero volutamente iperbolico: in realtà 38 in 28 partite, comunque tanti, ndr), ora siamo a 9. C'è più concentrazione, io cerco di mettere al servizio della squadra la mia personalità, cerco di guidarli e di dargli sicurezza, stiamo facendo bene».

 

Migliore difesa tra le dilettanti bresciane, in coabitazione col Breno, più che bene, si dovrebbe dire. Peccato quella rete subita in casa con l'Us Flero, la parola fine sulla lunga storia di imperforabilità, ma prima o poi sarebbe dovuta arrivare: «Nel singolo episodio non ci potevo fare niente, bravo l'avversario, magari potevamo fare meglio a inizio campionato, quando prendevamo gol evitabili contro squadre che ora sono in fondo alla classifica. Ma ripeto, siamo cresciuti molto dietro rispetto alla passata stagione, poi i nostri difensori sono tutti giovani, quindi possiamo fare ancora meglio in prospettiva. Io personalmente ormai miravo ai 1.000', peccato essersi fermati prima. L'importante è essere in cima, tengo molto a questo premio. Fino all'anno scorso non sapevo esistesse, una volta conosciutolo me lo sono dato come obiettivo. Chiedete a mister Moscarella cosa gli dissi ad agosto: "Voglio vincere il Guanto d'Oro". Lui di tutta risposta mi disse che aveva preso tre attaccanti...».

 

Poi però il mister l'aveva rassicurato: ce l'avrebbe fatta, il Guanto sarebbe stato suo. Avevano ragione entrambi, sembra l'anno giusto per togliersi soddisfazioni, personali e collettive. «A casa ho tanti trofei vinti nei vari tornei estivi, vorrei aggiungere questo alla collezione. E dire che ancora faccio fatica a convincere chi mi deve scegliere, solitamente mi chiamano per fare la ruota di scorta». Non è il caso della Pontevichese, che puntò su di lui due stagioni fa ed ora viaggia forte per centrare la Seconda. «Abbiamo avuto un calo fisiologico tra Flero e Maclodio, ora abbiamo ripreso a correre. Il Gambara ci ha superato ma siamo fiduciosi e dipende tutto da noi: a questo punto un girone fa eravamo secondi, poi siamo diventati campioni d'inverno; loro hanno cinque punti in più ma devono ancora riposare e tra poco ci sarà lo scontro diretto. A inizio anno si puntavano i play off, adesso è giusto lottare per il primo posto».

 

Classe '87, di Leno, padre e uomo spogliatoio. A fine anno possibile Guanto d'Oro, da portare, si spera, una categoria più su. Non male per un presunto magazziniere, che per inciso avrebbe ancora parecchio tempo per togliersi altre soddisfazioni. D'altronde un portiere a 31 anni ha ancora diversi anni di carriera davanti, no? «Certo, venti minimo».

 

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