Eccellenza, Tavecchio propone la ripartenza a marzo e chiede tamponi a Fontana

Redazione

L'era Tavecchio è ufficialmente iniziata al Comitato Regionale della Lombardia, con il nuovo presidente che ieri sera ha diretto la prima riunione online sulla piattaforma Zoom dedicata all'Eccellenza.

 

Il ragioniere si è concentrato su una ripresa dei campionati che, nel piani dell'ex numero uno Baretti sarebbe dovuta avvenire nella prima metà di febbraio, scenario reso impossibile dall'andamento della pandemia e dal nuovo dpcm tracciato dal governo Conte lo scorso 15 gennaio. 

 

Lo stop agli sport di contatto, infatti, è stato prorogato fino al prossimo 5 marzo e l'attuale collocazione in zona rossa non garantisce ampi spiragli di ottimismo a parecchie società del territorio.

 

Tavecchio, tuttavia, prova ad aggirare gli ostacoli, consapevole dell'importanza di una ripresa soprattutto nella classe regina dei dilettanti, che deve fornire le promosse alla semiprofessionistica Serie D e accoglierne le retrocesse. "Se il Governo lo consentirà la mia proposta è quella di tornare in campo per i recuperi delle gare rinviate i prossimi 21 e 28 marzo, poi far ripartire l'Eccellenza nella sua totalità dal 3 aprile. Ipotizzando tre turni infrasettimanali potremmo chiudere il solo girone d'andata il 2 giugno. Sì alle promozioni per le capoliste e le migliori seconde, no alle retrocessioni, che sarebbero ingiuste e troppo penalizzanti in un campionato vissuto a metà. Per ripartire, però, occorre maggiore sicurezza rispetto allo scorso settembre, per questo dovremo dotarci - come ha fatto la Serie D - di tamponi rapidi. Lunedì 25 gennaio incontrerò il governatore della Lombardia Fontana, gli chiederò di garantirci un contributo per offrire alle società i tamponi gratuitamente. Siamo una delle regioni più ricche, il traino dell'economia italiana. Devono ascoltare e aiutare lo sport dilettantistico con i fatti, non a parole".

 

All'intervento di Tavecchio hanno fatto seguito quelli delle società lombarde di Eccellenza, divise a metà tra disponibili a ripartire e contrarie. Numerosi dirigenti bresciani hanno preso la parola, a partire da Alessandro Battaglia dell'Orceana: "Credo che al di là dei pareri delle singole società occorra un protocollo ben chiaro e definito, che ci consenta di gettare le basi concretamente soprattutto in vista della stagione 2021-2022. Tutti vorremmo ripartire se ascoltiamo il cuore, ma in un momento storico del genere prima occorre usare la testa. Ricordiamo bene ciò che abbiamo vissuto con protocollo utilizzato ad inizio stagione. Il calcio non può essere così".

 

Il presidente del Carpenedolo Stefano Pedrini prende la parola nome di 9 società della provincia e del Coordinamento dei Presidenti Bresciani, ma le domande al consiglio regionale scatenano bagarre nel dibattito: "Vorremmo delucidazioni sul perché non sia stata ancora fissata una data in merito alla riunione dedicata ai settori giovanili, che riteniamo di grande importanza. C'è poi il tema della riforma dello sport: quali azioni intendete perseguire nell'immediato? In caso di mancata ripresa verranno annullate le quote versate soprattutto per chi ha già pagato tutte le rate?".

 

Valentina Battistini, consigliere e moderatrice del meeting, bolla l'intervento come "politico", invitando il dirigente rossonero a mettere definitivamente da parte la campagna elettorale e scatenando i commenti di dirigenti provenienti da altre province: "Non è il tema del giorno - dicono - sono domande fuori luogo, questa riunione è dedicata ai campionati, ora è questo il tema prioritario".

 

Tavecchio si dichiara comunque disponibile a rispondere alle domande, ma di fatto viene tolta la parola a Pedrini, che pareva avesse accettato le condizioni imposte e avrebbe voluto dire la sua sui campionati. In suo appoggio interviene il Cazzagobornato in chat: "Non capiamo questo tipo di atteggiamento: non abbiamo in mano un ordine del giorno e Pedrini ha fatto domande lecite che interessano la stragrande maggioranza delle società sportive. Zittirlo così non è bello".

 

Il dibattito prosegue e spunta anche il direttore sportivo del Prevalle Pierpaolo Nodari: "Credo che applicare il protocollo della Serie D all'Eccellenza sia difficile. Dico no ad un campionato senza tutte le partecipanti, sarebbe ingiusto. Paghiamo per partecipare ad una categoria di un certo tipo, se si riparte bisogna esserci tutti. I tamponi non erano preventivati, o si viene incontro alle società economicamente o è difficile ripartire. Passione e voglia ci sono, ma è un anno così e bisogna essere realisti". 

 

L'Atletico Castegnato si palesa con bomber Carmine Marrazzo, che dà il suo ok alla ripartenza per conto del presidente Maurizio Imperiale. Anche il presidente del Ciliverghe Bianchini conferma la disponibilità dei gialloblù, mentre in chat Bedizzolese, Rovato e Darfo Boario affermano la loro contrarietà. Andrea Laudini del Castiglione accetta la sfida, ma: "Bisogna ripartire in modo sicuro e siamo contrari all'annullamento delle retrocessioni. Una regola del genere falserebbe la competizione. Il ritorno ai campionati garantirebbe una ventata d'ottimismo". Favorevole anche il direttore generale del Lumezzane Luigi Mancini: "Credo che non ci sia il giusto né lo sbagliato, ma è importante che tutte le società si esprimano. Noi riteniamo che si debba provare a ripartire, anche nei vivai e soprattutto per la funzione sociale che svolgiamo. Replichiamo i protocolli della Serie D, chiedendo alla Regione Lombardia supporto finanziario. I campi di calcio sono più sicuri di molti altri luoghi".

 

Alle 22.40, dopo oltre due ore di riunione, si passa alle votazioni, con 50 società presenti. 26 dicono no ad un'eventuale ripartenza, 24 sì. "Terremo conto di quanto è emerso per elaborare le decisioni future. Faremo altrettanto con le altre categorie dilettantistiche" conclude Tavecchio.

 

In attesa del faccia a faccia con Attilio Fontana e di eventuali riscontri positivi in ottica tamponi il piano del Crl c'è. Resta da capire se - Governo permettendo - quel 51% di indisponibili a ripartire possa cambiare idea. Un dubbio imponente, che resta.