Volpi e le polemiche post dimissioni: "Non mi parlino di professionalità, cammino a testa alta"

Redazione

Il Franciacorta FC riparte dal nuovo allenatore, Gianluca Zattarin, in attesa di scegliere il profilo giusto che vada ad occupare anche l'altro posto vacante nell'organigramma societario, quello del direttore sportivo. La società vuole voltare pagina dopo aver accettato le dimissioni di Sergio Volpi e Marco Zanardini, tuttavia proprio l'ex allenatore di Orzinuovi ha voluto tornare sull'argomento.

 

Marco Zanardini, ex diesse franciacortino, si è al momento defilato dalla disputa verbale, mentre il presidente Gianbattista Belotti in serata ha commentato lapidario: «La società è solida, è una ed è compatta, andiamo avanti sulla nostra strada e non c'è altro da dire». In mattinata erano però uscite sui quotidiani locali sue dichiarazioni più precise sulla questione, e su quelle Sergio Volpi ha voluto puntualizzare: «Belotti dice verità parziali, non so se per difendere il club o altro, ma la verità va detta per intero. Non ho mai detto che la società è divisa in due, ho detto che ringrazio la vecchia società, cioè i dirigenti che con me hanno trascorso anche le precedenti stagioni. Con i dirigenti nuovi non ho mai legato, questo non posso nasconderlo».

 

Due i momenti in cui il rapporto sembra essersi definitivamente rotto: «So che dopo Mantova (gara del 13 ottobre, ndr) qualcuno ha chiesto la mia testa. Una cosa legittima, gli allenatori sono legati ai risultati. Ma da quel momento in poi si è trasformato l'atteggiamento nei miei confronti. Certi dirigenti non salutavano più, hanno cominciato a non farsi più vedere al campo, se non il sabato, a fianco del vice presidente Claudio Firetto. Nella stessa partita di Mantova un consigliere ha urlato: "Andate a lavorare". Non c'è mai stato un momento di confronto, nessuno mi ha mai detto le cose in faccia. Io ho continuato a lavorare sul campo, quello era il mio compito, almeno fino a venerdì, in cui di fatto ho preso la decisione. Il giovedì mi aveva avvicinato Firetto dicendomi: "Non hai capito nulla Sergio, la società vuole offrirti un nuovo contratto". Il giorno seguente io, Zanardini e Belotti ci siamo trovati per una riunione. Preferisco tenere per me il contenuto dell'incontro, fatto sta che, uscendo, ho detto al direttore: "Cercati un allenatore per martedì"».

 

«Sabato - continua l'ex calciatore professionista - ho comunicato la mia decisione allo staff tecnico, chiedendo a tutti di tenere la cosa per sé. La sera stessa Firetto mi chiama e mi dice che gli sono arrivate delle voci sulle mie possibili dimissioni. La domenica mattina, quando giochiamo in casa, vado sempre al campo a vedere le partite del settore giovanile; c'era anche Belotti e anche lui sapeva già che avevo fatto la scelta di lasciare dopo il derby con la Calvina. Le mie decisioni le volevo comunicare prima alla società e poi alla squadra, ma di fatto non ce n'è stato bisogno, sapevano già tutto dal sabato sera. Quindi non mi parlino di professionalità, non mi vengano a dire che l'hanno saputo dopo la partita da terzi, perché non è vero. Non so se la notizia è arrivata anche alle orecchie dei giocatori prima di scendere in campo, se così fosse mi spiacerebbe molto; tenevo molto alla partita di domenica e sono ancora convinto che non meritavamo affatto di perdere. Al di là di tutto, ribadisco che anche un'eventuale vittoria non mi avrebbe fatto cambiare idea. Mi ha fatto male chiudere così, ma me ne vado a testa alta».

 

La posizione di Zanardini non è necessariamente collegata alla sua, secondo Volpi: «Ognuno dei due è grande abbastanza per decidere con la propria testa. Probabilmente anche lui ha constatato che non c'erano più le condizioni per continuare». Sul suo futuro non si sbilancia ancora, è ancora troppo presto: «Ora sono troppo arrabbiato per progettare qualcosa. Sicuramente girerò, andrò a vedere allenamenti, partite, studiare nuove metodologie. Ho iniziato a fare questo lavoro sapendo di dover imparare molto, cercherò di andare avanti a farlo. Voglio rimanere nel calcio, quello sì, è il mio mondo da quando ho 4 anni, ciò significa che mi piace. Ma ci rimango solo se potrò continuare a camminare a testa alta».

 

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