Oratorio Lograto campione - La gioia di un paese intero, l'orgoglio di una famiglia. Mister Provezza: "Emozioni uniche"

Redazione

Il senso di appartenenza, la famiglia, la passione per il calcio. Mettete tutto insieme, agitate forte, il tempo di vincere un campionato. Infine stappate... la bottiglia buona, perché c'è da festeggiare. Da domenica pomeriggio ad oggi sono stati giorni di festa a Lograto, il paese ha accolto col suo abbraccio una squadra, l'Ac Oratorio, che dominando il girone B di Terza ha raggiunto un traguardo storico, la promozione in Seconda, con una giornata di anticipo. Al timone della nave, un allenatore che negli ultimi tre anni ha lavorato per momenti come questo, per una società che dal 1986 è rappresentata sempre dalle stesse appassionate persone.

Provezza e Oratorio Lograto, questo binomio non mi è nuovo. Già, perché il papà di Claudio, Franco, uno dei fondatori del club assieme ad Amedeo Valtulini e Gianluigi Ferrari, allenava la squadra a cavallo tra '80 e '90. Non solo. Da domenica, padre e figlio si troveranno nella stessa frase quando si parlerà di Lograto campione, perché solo loro ce l'hanno fatta, solo loro sono riusciti a portare l'amata squadra di paese un gradino più su nel calcio dilettantistico bresciano vincendo un campionato. Dal 1990 al 2016, da Franco a Claudio. «Vincere da logratese doc – conferma Claudio Provezza – è un'emozione unica. Da tre anni questa squadra è un po' la mia creatura, legata a doppio filo col paese che rappresenta. Domenica tutta Lograto era in festa. Per ciò che significa per me, per loro, per la mia famiglia a cui dedico questa vittoria esaltante, non ho dubbi: fino a sabato il giorno più bello che avevo vissuto era stato quello della laurea in medicina, ma ora serve un aggiornamento».

L'Ac Oratorio Lograto è, dal giorno della sua nascita, una questione di famiglia, nell'accezione migliore del termine. Le persone che sono entrate in società, da quelle che l'hanno fondata in poi, sono diventate dei cardini insostituibili creando un nucleo accomunabile davvero ad una famiglia allargata, nella quale, comunque, il cognome Provezza rimane quello più diffuso; e la domenica sono ancora tutti lì, a tifare in tribuna: «Dei primissimi fondatori, Valtulini e Ferrari sono ancora oggi presidente e vice presidente, mio padre rimane un consigliere esterno: un segno di grande continuità, un amore che dura da trent'anni. Poi mia madre Chiara è segretaria, mia sorella Paola addetto stampa, mio cognato Giuseppe è il trequartista della squadra. Insomma, mi sento a casa. Ma il legame accomuna tutti. A partire dal mio staff, preziosissimo, che posso già dire che sarà confermato in toto anche per la prossima stagione: da Fausto Ordogni, il mio braccio destro, a Roberto Lepidi, il tattico; da Massimiliano Lazzaroni, il preparatore atletico, a suo cugino Marino, il preparatore dei portieri. E poi ci sono i giocatori, i veri protagonisti di questo meritato risultato. Tutte persone, staff e calciatori, che non percepiscono un singolo euro. La nostra forza è stata il gruppo, dal 20 agosto ad oggi, e speriamo anche da qui in avanti, perché prima di andare in vacanza abbiamo altre mete da raggiungere».

A campionato archiviato, con l'unico rammarico che rimane l'eliminazione in Coppa Lombardia ad opera del Cividate Camuno, ci sono infatti ancora diverse motivazioni nelle teste dei ragazzi di Provezza: «Quella sconfitta in Coppa è stata la vera svolta dell'anno. Un 3-2 subito al 95' dopo un match incredibile. A fine partita il pres era sicuro, avremmo vinto il campionato. Da allora nessuno ci ha più sconfitto e nelle ultime sedici partite abbiamo fatto quattordici vittorie e due pari. Domenica con la Nuova Verolese arriva il primo dei prossimi obiettivi: vincere per scollinare quota 70, a livello dilettantistico saremmo in pochissimi ad avercela fatta. Poi ci sarà il torneino provinciale tra le vincitrici di Terza, proprio contro Cividate e Toscolano: vogliamo fare il double. Insomma, abbiamo festeggiato ma non ne abbiamo abbastanza».

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