Cividate in trionfo, il racconto di mister Leandri: "Il merito? Tutto dei giocatori"

Redazione
Un punto sul campo del Retroscena sulla carta non sarebbe bastato per consacrarsi davanti a tutti. L'impresa della Pro Palazzolo sul Villa Carcina rende invece indimenticabile la domenica dei rossoneri, in trionfo nel girone A con una giornata d'anticipo. 
 
Ci siamo affidati a mister Dario Leandri per raccogliere le emozioni di un successo a tratti insperato, basti pensare che al termine del girone d'andata il distacco dall'allora capolista Villa Carcina era di ben sette punti: “In quel momento qualche dubbio mi è venuto – spiega il tecnico dei camuni – ma quando poi rivedevo i ragazzi allenarsi in settimana i timori svanivano a favore della consapevolezza di avere a che fare con un gruppo serio e disposto a dare il massimo. Il nostro girone era complicato, oltre ai triumplini come non sottolineare il valore della rosa del Retroscena oppure dello Sporting, che ha fatto un girone di ritorno straordinario e a mio avviso nei playoff darà filo da torcere a chiunque. Siamo stati bravi a non mollare mai e rialzare la testa nei momenti di difficoltà”. 
 
Come ad esempio dopo l'eliminazione dalla Coppa Lombardia: “Arrivare tra le prime quattro è motivo d'orgoglio, ma non so quanto darei per rigiocare le semifinali. La logica dell'andata e ritorno ci ha giocato un brutto scherzo, abbiamo fatto troppi calcoli. Sono convinto che se fosse stata una partita secca non ci sarebbe stata storia. Usciti dalla competizione è arrivata la sconfitta casalinga con lo Sporting, un altro boccone amaro difficile da digerire perchè ha rimesso in discussione la nostra supremazia. Anche dopo quello scivolone però nessuno si è perso d'animo e anzi ci siamo allenati meglio di prima, non potevamo lasciarci sfuggire un obbiettivo così vicino”. 
 
I numeri del Cividate certificano la superiorità sulle concorrenti, considerando che i camuni vantano il miglior attacco (69 i gol fatti) e la difesa meno perforata del girone (27 reti incassate, solo la Virtus Feralpi Lonato ne ha prese mano fra le bresciane di Terza). “Il merito è per il 95% dei ragazzi, sono loro che vanno in campo, loro che si sacrificano, loro che in base alle situazioni interpretano cosa fare nei vari momenti della gara. Il primo ingrediente che serve per vincere è avere i giocatori bravi, non ci sono storie. Personalmente ho poi provato a inculcare il mio credo calcistico, difesa a 4, impostazione della manovra da dietro e ricerca del gioco. A spazzare si impara presto, se si può è sempre meglio avere il controllo del pallone”. 
 
Certo, le cose sono più facili quando in rosa si ha a disposizione un attaccante come Simone Belli, ventuno reti in campionato, un vero lusso per la categoria: “Si è sempre messo a disposizione, ha un'abilità innata nell'uno contro uno e quando è in giornata contenerlo è un'impresa. La squadra non ha mai giocato esclusivamente per lui, Simone è un attaccante in grado di crearsi anche da solo le opportunità per realizzare e soprattutto sa mettersi a disposizione dei compagni. Nelle ultime cinque partite non ha segnato, il suo apporto però non è mancato ed è banale dire quanto il suo contributo sia stato determinante”.
 
Altro punto di forza la coesione della società: “E' formata da un gruppo di amici, si rema nella stessa direzione e ci si aiuta a vicenda. E' una bella realtà, nella quale mi piacerebbe rimanere come allenatore anche l'anno prossimo”. E le ambizioni di Leandri?: “Nessuna in particolare, dedico anima e corpo a questo percorso che mi affascina e stimola parecchio. La scorsa settimana ho ultimato il Corso Uefa B, un ulteriore opportunità di crescita. Ragiono annata dopo annata, vivendo questo mondo ho imparato che il calcio è imprevedibile. E che senza giocatori forti non si va da nessuna parte”.
 

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