Caso Manerba-Or. San Michele, capitolo II: alle parole di don Davide, presidente della squadra di Travagliato, replica per la Figc Pasquali

Redazione

Mezza Brescia ne sta parlando ed effettivamente 9 espulsioni in una partita non riescono proprio a passare inosservate, soprattutto se rivolte ad una sola delle due squadre in campo (ne abbiamo scritto ampiamente ieri ne "Il caso della settimana"). La direzione del sig. Ardesi di Brescia ha lasciato sgomenti sia i tesserati del Manerba quanto quelli del San Michele (per non parlare del pubblico presente), tanto che entrambe le società hanno fatto pervenire alla Figc la loro posizione, allineata, sull'argomento. Il Manerba mandando una lettera, il San Michele mandando di persona in sede il dirigente Pancheri. Oggi sono arrivate altre due voci.

A "prendere parola" per primo, come si legge da un articolo del Corriere, è stato don Davide Corini, curato della parrocchia di San Michele di Travagliato e presidente della squadra che milita in Terza Categoria. Questa la sua posizione:

«La Figc deve intervenire, altrimenti ci ritireremo dai campionati con tutte le nostre squadre. Io non ero presente alla partita perché per noi uomini di chiesa la domenica è un giorno impegnativo... ma tutti i dirigenti hanno giurato sulla buona fede dei nostri tesserati. Sommosse non ve ne sono state, persino la società avversaria ha scritto alla Federcalcio per testimoniare che quanto è accaduto non ha logica. Ora provvedano a fare giustizia. Non vogliamo rigiocare l'incontro, accettiamo il risultato del campo. Chiediamo solo che non venga infangata la nostra dignità. In caso di conclusione positiva della vicenda propongo di trovarci insieme al Manerba ed andare tutti a cena. Paghiamo noi, perché sono stati dei signori. Loro...».

Finora non si era ancora sentita la versione della terza parte in causa, un organo competente super partes. A rispondere alla nostra chiamata, con la solita gentilezza e disponibilità, il delegato provinciale Figc, Alberto Pasquali. Che spiega così il suo punto di vista:

«Cosa farà la Figc in merito? Ti dico quello che farò io: dopo aver ascoltato e letto le testimonianze delle due squadre, aspetterò il responso del giudice sportivo, e poi mi farò un'idea più chiara su quanto è successo. Il giudice leggerà il referto e da quello prenderà le sue decisioni, l'arbitro non verrà ascoltato, la procedura non lo richiede. Chi parla di malafede, di disegno per far vincere il Manerba, non mi convince, perché ho sentito da più voci che, ad esempio, i rigori contro il San Michele c'erano tutti. Anche la storia della dichiarazione per la tutela della macchina non mi sembra legata a questi presunti favori, perché può essere tranquillamente richiesta da regolamento da tutti gli arbitri di tutti i livelli». Il problema, a onor del vero, sembra essere piuttosto l'atteggiamento inaccettabile del direttore: su quello sì, tutti i presenti danno la stessa versione, di condanna. Addirittura quelli di Manerba, conoscendolo, non sono stati sorpresi della sua condotta di gara, simile a quella avuta un anno fa, sempre in riva al Garda. «Se conoscevano questo arbitro avrebbero potuto segnalarlo prima della gara, non dopo. Tra l'altro questa persona è stato anche un fischietto nazionale, per dire. In ogni caso chi gestisce la classe arbitrale opera in modo che vengano mandate persone all'altezza, prendendo se serve provvedimenti su chi viene giudicato incapace di arbitrare. Però prima dev'essere giudicato, dev'essere messo sotto controllo, può essere mandato un osservatore alle sue partite affinché ne verifichi qualità o mancanze. Nessuno se lo ricorda, ma ci fu un caso una o due stagioni fa: un arbitro della sezione di Chiari era stato accusato di aver dato una testata ad un allenatore. Una volta appurato il fatto, l'arbitro era stato fermato per un anno. Nessuno se n'è accorto, perché per queste decisioni non viene diramato alcun comunicato ufficiale, ma in quel caso fu presa una decisione forte. Un'altra cosa che mi fa pensare è la seguente. Qualche mese fa convocammo le società bresciane, un centinaio, per una riunione che trattava della classe arbitrale. Vennero in cinque. In quella e in altre sedute fu lo stesso presidente regionale arbitri Alessandro Pizzi a chiedere e a stimolare i presenti a mandare, nel caso fossero stati fatti, i filmati delle partite, affinché loro potessero avere ulteriore materiale per giudicare l'operato dell'arbitro, correggendo magari errori tecnici o comunque facendosi un'idea più approfondita sui direttori di gara che girano la Lombardia. Quello che voglio dire è che l'Associazione non si vuole nascondere, non si chiude in se stessa, anzi, chiede aiuto, quando possibile, per poter valutare meglio i propri uomini». L'ultimo appunto riguarda la minaccia del San Michele di ritirare non solo la prima squadra di Terza, ma tutto il settore giovanile. «Esatto, mi pare una minaccia; tra l'altro ho sentito che non era nemmeno presente alla partita, quindi non è direttamente testimone di quanto accaduto. Ma lo dico con estrema sincerità: può prendere le decisioni che crede opportune, io le rispetterò. Ma prima di fare ulteriori discorsi aspettiamo il responso del giudice sportivo. Giovedì ci risentiamo».

A giovedì, dunque...

 

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