Pro Palazzolo campione - Corsini e capitan Bertoli guide di un gruppo eccezionale. Il mister: "La società vuole risollevare una Pro che praticamente non esisteva più, la strada è quella giusta"

Redazione

Ad un passo dal triplete, una stagione memorabile, la Pro è tornata. Il triangolare di domenica scorsa ha chiuso in trionfo una corsa che il Palazzolo di Terza aveva cominciato da lontano, prima della prima partita ufficiale 2016-2017, prima della preparazione estiva.

 

A gennaio 2016 il presidente Facchetti, fiancheggiato dal ds Gheda - nome arci noto negli ambienti del calcio bresciano - "alza la cornetta" e contatta Andrea Corsini, mister reduce da un campionato di Promozione vinto col Villongo, e gli fa la proposta. Gli chiede di fare un salto all'indietro, ma gli assicura che non si tratterà di un salto nel vuoto. Gli dà certezze e gli dipinge uno scenario evidentemente convincente. Corsini accetta, la dirigenza gli regala una squadra molto forte per la categoria, lui converte le aspettative in realtà: vittoria del campionato e dei provinciali, con la ciliegina che manca sulla torta causa sfortunata finale di Coppa Lombardia. Insomma, in poche e semplici parole - quelle di mister Corsini - «è stato un anno bellissimo».

 

E come dargli torto, dopo una stagione che rimette definitivamente Palazzolo versante Pro sulla mappa calcistica delle piazze storiche bresciane. «È stato merito della programmazione societaria, poi vincere dipende da tanti fattori. Volevamo risollevare una Pro Palazzolo che praticamente non esisteva più. La nostra rosa è giovane ed è trainata da giocatori di categoria superiore. Tra questi Bertoli. Lo abbiamo convinto in estate, giocava nel Brusaporto, ma è originario di Palazzolo. A 34 anni è stato determinante. In tutte le vittorie serve una componente di fortuna, la nostra è stata quella di trovare uomini dal grande profilo umano, e lui è in prima fila».

 

Un Bertoli decisivo nello spogliatoio, ma ugualmente in campo, leader di una squadra che si è fatta in corso d'opera: partita bene, flessa nella seconda metà d'andata, andata a valanga nel rimontare il Real Rovato nel ritorno. «La flessione dell'andata è stata dovuta anche all'assenza di Bertoli, mancato 6 partite su 15 per infortunio; lui è stato davvero troppo importante per noi, un capitano e una guida. Il Rovato l'abbiamo ripreso con una grande seconda parte di stagione, l'abbiamo battuto due volte su due in campionato, e al ritorno loro avevano 4 punti di vantaggio, noi dovevamo vincere per forza. Eppure in campo, non so perché, quelli nervosi erano loro, mentre noi eravamo tranquilli, anche quando ci siamo trovati sotto 2-1, in casa loro. Avevano il campionato in mano. A inizio ripresa colpiscono una traversa clamorosa, lì la partita cambia. Pareggiamo e subito dopo andiamo sopra 3-2 con un contropiede, mentre loro rimangono in 10. Facciamo il 4-2 ed arriva un'altra espulsione, in pratica crollano, il nervosismo li acceca. Forse hanno pagato l'inesperienza. Da quella partita non c'è stata più storia».

 

Parallelamente alla cavalcata in campionato c'è quella in Coppa, un'avventura che porta ad una finale. Persa di misura ai supplementari. Una macchia al vestito bianchissimo della Pro. «Abbiamo accettato il risultato del campo, ma ci sono piccole regole che bisogna cambiare. Prima della finale ci sono 9 partite, se un giocatore si fa ammonire alla prima e nel ritorno della semifinale prende la seconda, deve saltare la finale. Secondo me è assurdo. È quello che è capitato a noi col giocatore più in forma del nostro finale di stagione, tra l'altro il secondo giallo l'arbitro gliel'ha dato al terzo minuto di recupero dopo il 90' per una stupidata. Anche senza di lui, che davvero stava andando a mille, non meritavamo di perdere. A loro sono bastati due mezzi tiri per fare due gol, ma il calcio è anche questo. Forse avrei preferito incontrare il Villa Nuova in finale (battuto in semifinale, nettamente, proprio dall'Asperiam, poi diventato re di Coppa, ndr), non perché meno forte, ma perché giocano più aperti, mentre i nostri avversari erano molto chiusi, non concedevano nulla».

 

Il calcio della Pro è tornato ad essere appetibile grazie a questo gruppo di persone e ragazzi, un gruppo che qualcosa di speciale ce lo deve avere. «Faccio i complimenti a tutti, soprattutto alla società. Stanno e stiamo cercando di far tornare la gente in uno stadio che è da Serie C. Ad inizio stagione era brutto vederlo così grande e così vuoto. Vogliamo riconquistare la loro fiducia e già a fine stagione abbiamo notato che stava cominciando a crearsi un certo movimento. Non è facile. La società attuale, prendendo la Pro, ha dovuto sobbarcarsi anche tutte le cose che non andavano. Nelle prime giornate dell'andata, ad esempio, abbiamo giocato 4 partite consecutive fuori casa per via dei lavori che stavano facendo al centro, e nel frattempo ci allenavamo su un campo piccolo in terra battuta. Poi da gennaio è andato tutto al suo posto. Il presidente sta cercando di sistemare tutto al meglio, la volontà è quella di continuare a crescere».

 

Matteo Carone