Il caso - Entra il preparatore, para un rigore, porta i suoi alla vittoria. Simone Bodei riscopre la passione per il calcio... a 47 anni

Redazione

Fare di necessità virtù: a Paitone stanno riscrivendo il significato di questo motto. Il caso di Simone Bodei nello specifico, la partita Paitone-Castiglione in generale, hanno reso la domenica passata una delle più incredibili di questo campionato. Merito di un quarantasettenne che, a dieci anni dall'ultima partita giocata, ha deciso di tornare in campo da protagonista.

Simone Bodei ufficialmente è il preparatore portieri del Paitone. Domenica le circostanze lo hanno portato ad un nuovo esordio tra i pali. Lui è entrato, ha parato un rigore, ha chiuso la porta con altre pregevoli parate risultando infine decisivo per permettere ai suoi di vincere 2-1. Un pomeriggio speciale ed inaspettato, un viaggio sulla macchina del tempo lungo almeno dieci anni. «Sono al Paitone da un paio di stagioni, prima preparavo i portieri dell'Olimpia, la squadra femminile del paese, in Serie C. Andato via da lì era arrivata subito la richiesta dalla società maschile, inizialmente per il settore giovanile. Siccome per motivi di lavoro non potevo dare la mia disponibilità il pomeriggio, mi avevano chiesto di aiutare i portieri della prima squadra».

Che erano due, prima che il caso si divertisse a scombinare i piani. «Il titolare si era infortunato a mercato chiuso; andare a prendere uno svincolato diventava difficile, quindi mi hanno chiesto il favore di andare in panchina per qualche domenica. Ho accettato e ho indossato la 12 per alcune uscite. Fino al nuovo debutto di tre giorni fa». La Terza Categoria non delude mai quando si parla di situazioni particolari, Paitone-Castiglione non ha mancato di fornire spunti. «Andiamo in vantaggio, poi Pavan commette fallo da rigore. Giallo per lui e 1-1. Qualche minuto più tardi si ripete la stessa scena, e stavolta con il giallo arriva il rosso. Devo entrare io. Vado in porta, intuisco la direzione del rigore e, grazie anche ad un po' di fortuna, che è necessaria, lo paro. Sul susseguente calcio d'angolo compio una parata ancora più difficile. Poi nel corso del secondo tempo faccio altri due-tre interventi, teniamo il pari e allo scadere, in 9 contro 11 per via di un'altra espulsione, troviamo addirittura il gol della vittoria, con un altro rigore. Una bella soddisfazione».

Le occasioni inaspettate hanno definito la carriera di Bodei anche ai suoi inizi, ora tornano per posticiparne la fine. «Da ragazzino facevo la punta, giocavo a sei, ma mi ero stancato di prendere calci. Un giorno si fece male il portiere e mi proposi di sostituirlo. Fui notato da Tonni, che mi prese per l'under 18 del Gavardo. Dopo due allenamenti ero titolare. Quell'anno vincemmo tutto. Poi partii militare e al mio ritorno non c'era più posto. Riscattare il mio cartellino costava troppo, il Gavardo rifiutava prestiti e chiedeva una cifra troppo alta per cedermi. Allora in questi casi per avere lo svincolo dovevi star fermo un anno, quindi andai a giocare nel Csi a undici, al Paitone. Le richieste da squadre di categoria mi arrivavano ogni anno, ma per impegni lavorativi ho sempre dovuto rifiutare. Poi a Paitone si era creato un bel gruppo, quindi sono sempre rimasto». Fino al giorno dell'addio, del primo cambio di ruolo (da giocatore a preparatore) e del secondo (da preparatore a preparatore e giocatore). A 47 anni si può. «Anche se chiaramente non sono più quello di prima. I problemi sono fisici e di reattività, poi qualche chilo l'ho messo su in questi dieci anni. Devo ringraziare i miei compagni, che mi hanno aiutato e mi hanno concesso la possibilità di rimettere in campo la mia passione. E la mia famiglia. Mia moglie diciamo che cerca di sopportare, mi dice sempre: "Hai una certa età!", mentre i miei figli mi chiamano "vecchietto". La piccola di dodici anni vorrebbe provare col calcio, ma prima deve terminare col karate; il grande, che ne ha diciannove, non sa nemmeno come si gioca!».

 

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