Presidente per sempre. La Leonessa dice addio a Giorgio Filippini

Redazione

Cinquantacinque anni sul campo della sua Leonessa, vissuti pienamente, con i rimbalzi del pallone a scandire il tempo di ogni stagione, di ogni giornata.

 

Il calcio bresciano è ancora in lutto, l'ennesimo di queste settimane dolorose. Si è spento Giorgio Filippini, autentica anima gialloblù e figura storica del pallone nostrano. Il covid-19 se l'è portato via in una manciata di giorni, lasciando un vuoto incolmabile nel club cittadino.

 

"Era presidente dal 1970, ma era attivo come dirigente già dal 1965. Una storia incredibile la sua - racconta il suo giovane braccio destro Luca Busi -, possiamo dire che ha dedicato tutta la sua vita per i bambini e i ragazzi, che sono cresciuti sul campo della Leonessa rincorrendo un pallone. Non aveva figli, ma trattava tutti i suoi tesserati come se lo fossero".

 

Prima della pensione Filippini aveva fatto la spola tra uffici del Comune di Brescia - dove era impiegato - e il centro sportivo di via Lamarmora, dove aveva dato vita ad una società votata al sociale, che accettava tutti senza fare selezioni e che puntava all'aggregazione come obiettivo primario. "Una missione alla quale teneva molto e che con il passare degli anni si è modellata anche sulle necessità della società civile. L'arrivo di tanti immigrati nella nostra città ha accentuato ulteriormente l'imperativo a fare integrazione tra ragazzi e famiglie. Per Filippini il calcio doveva essere innanzitutto occasione d'incontro e di crescita, se poi c'era il talento bisognava dare ai ragazzi la possibilità di realizzare il loro sogno, o almeno di provarci".

 

Un presidente da campo, che amava indossare le scarpe coi tacchetti e snobbava le scrivanie: "Dava davvero tutto per la Leonessa. Tornava a casa solo per mangiare e dormire. Qui accoglieva perfino i bambini della scuola primaria Rinaldini per l'attività sportiva nel doposcuola. La sua era una vera vocazione".

 

Ora la Leonessa dovrà fare i conti con un grande vuoto. "Ci troveremo tra soci appena sarà possibile e valuteremo cosa fare. Io presidente? Fino ad oggi sono sempre stato il più operativo, ma ho solo 27 anni. Giorgio ne aveva 84, la sua esperienza non si compra. Era un riferimento a 360 gradi, fondamentale anche per garantire sostenibilità economica alla società attraverso qualche sponsor, bandi e fondazioni che conosceva bene. Non dimentichiamo l'organizzazione del Torneo Romano... Una cosa è certa: faremo il massimo per portare avanti la Leonessa e onorare il suo ricordo".