Brescia: Botturi e Migliorati presentano la nuova stagione del settore giovanile

Redazione

«Abbiamo volutamente iniziato questa nuova stagione a fari spenti, sono settimane delicate di organizzazione dell'attività per via dei protocolli da rispettare, ma ora siamo pronti per comunicare tutte le novità e tutte le conferme del nostro progetto, al suo terzo anno di vita e in continua crescita».

 

Christian Botturi (nella foto), responsabile del settore giovanile del Brescia Calcio, ha introdotto così la conferenza stampa di presentazione organizzata nel tardo pomeriggio di oggi presso la sede dell'azienda General Fittings di Gussago, partner principale dell'Academy bresciana. Un appuntamento che sta diventando fisso quello con i riferimenti tecnici ed organizzativi delle giovanili delle Rondinelle, un momento di incontro utile per fare il punto sui risultati centrati nel recente passato, per fissare i cambiamenti operati nel passaggio tra 2019-2020 e 2020-2021 e per definire gli obiettivi, confermati o rinnovati, da perseguire. «In periodo lockdown - prosegue Botturi - abbiamo organizzato molte riunioni su Zoom, proponendo ai nostri ragazzi anche delle sedute di allenamento. Ma allenarsi da casa e farlo sul campo non è la stessa cosa. Ora stiamo ripartendo, andando coi piedi di piombo per rispettare tutte le direttive sanitarie che la Federazione ha impartito. Il 12 di questo mese ha ricominciato la Primavera; Under 14, 15, 16 e 17 hanno ripreso dopo Ferragosto, da pochi giorni s'è unita anche l'Under 13, mentre per tutta l'Academy si è scelto di aspettare settembre. D'altronde cominciamo ad avvicinarci all'inizio dei campionati: il 27 settembre l'U17, il 3 ottobre U15, U16 e Primavera, la quale esordirà già il 23 settembre nella Coppa Italia di categoria. Non abbiamo ancora organizzato nessuna amichevole, l'attenzione è massima. Così come l'entusiasmo e la voglia. E il presidente Cellino non ci sta facendo mancare davvero nulla».

 

IL PRESIDENTE, RIFERIMENTO TOTALE

Il riferimento alla proprietà del Brescia, che poi si riconduce alla figura accentratrice di Cellino, è continuo. Il presidente è la sorgente della filosofia di questa nuova fase del Brescia giovanile, è una presenza costante, un interlocutore primario, il principale responsabile del miglioramento delle strutture ormai ben avviato, concretamente visibile da qualche mese grazie alla costituzione della nuova casa del Brescia, a Torbole Casaglia. Insomma, tutti guardano al Cellino padre padrone della prima squadra, ma l'impatto dell'imprenditore 64enne è molto più profondo, pur non essendo in vetrina. «Il centro di Torbole è stato il regalo più bello del pres. San Filippo è rimasto il quartier generale dell'Academy, ma a Torbole si allenerà l'agonistica, dall'Under 15 alla Primavera, a fianco e a stretto contatto con la prima squadra. Per le partite la conferma, voluta sempre da Cellino, riguarda la Primavera, ancora d'istanza a San Filippo, mentre le novità interessano l'Under 17, che giocherà al Comunale di Flero, e le Under 15 e 16, ospitate dal Comunale di Collebeato, gestito da una delle 27 società a noi affiliate nell'ambito del progetto #noisiamoilbrescia».

 

LE PAROLE CHIAVE DELLO "STILE BRESCIA"

«Una delle prime volontà del presidente è stata quella di imprimere delle linee guida nette e precise nella gestione del settore giovanile. Pochi punti ma molto chiari, da trasmettere a cascata, dalla prima squadra alla scuola calcio. Ci deve essere uno "stile Brescia" riconoscibile, che si basi su quattro paletti: umiltà, semplicità, concretezza, brescianità, ai quali aggiungo l'orgoglio, perché questa maglia va portata a testa alta, riconoscendone l'unicità. Siamo consapevoli di avere per i nostri ragazzi anche una funzione sociale ed educativa; non costruiamo solo i prossimi calciatori, ma anche i prossimi tifosi, i prossimi cittadini. Poi certo, lavoriamo per la prima squadra, il nostro scudetto è far arrivare in cima alla piramide più giocatori possibile, vederli esordire nel calcio professionistico con la V sul petto, come accaduto in questa stagione a Papetti e Ghezzi. Non è facile. C'è un ponticello che a Torbole unisce il lotto del settore giovanile a quello della prima squadra. Ecco, non tutti avranno l'abilità e la fortuna di attraversare quel ponticello nel corso della loro crescita. Ma chi ci riesce ha per noi un valore inestimabile. La speranza è che lo possa fare presto anche un bresciano doc». Papetti è milanese, Ghezzi bergamasco, e possiamo aggiungerci anche il lodigiano Tonali. Ma la strada intrapresa da Botturi e da Paolo Migliorati in questi due anni batte molto forte sulla territorialità. «Il 90% delle rose è formata da bresciani, è stata una delle prime cose che ci ha chiesto Cellino, per noi è un vanto. Sogniamo di arrivare ad avere una Primavera di alto livello fatta tutta di bresciani: servirà molto tempo, ma siamo andando nella direzione giusta».

 

LE NEW ENTRY NEGLI STAFF

Non solo qualità nel processo di crescita dei giocatori, ma grande attenzione per la qualità del settore tecnico, degli istruttori che vanno in campo e di tutto l'entourage che compone gli staff delle varie selezioni giovanili. «Per poter diventare un allenatore del Brescia bisogna avere delle caratteristiche distintive: umiltà; mettere al centro il dialogo con l'atleta, aver cura cioè della dimensione umana; accettare l'errore del giocatore; non crearsi alibi. Da qui ne scaturiscono altre altrettanto importanti, come la voglia di confrontarsi, l'entusiasmo e la positività, il rispetto verso tutti, l'aggiornamento continuo e la consapevolezza di chi e cosa si rappresenta. Il presidente lo sottolinea sempre: non solo i calciatori, anche gli istruttori vanno valorizzati, anche loro possono ambire a indirizzare il proprio cammino verso la prima squadra. Siamo orgogliosi delle scelte fatte per quanto riguarda gli staff tecnici. Abbiamo già presentato il mister della Primavera, Aragolaza, promosso dall'Under 17; accanto a lui diversi volti nuovi: Massimo Carli - esperienze al Lecco, all'Hellas e al Mantova, ma anche negli Usa e in Uruguay - per l'U17; Davide Bersi - ex calciatore professionista, cresciuto proprio nel settore giovanile del Brescia - e l'assistente Andrea Fedrizzi per l'U15; il preparatore atletico ex Franciacorta di Serie D Marco Moreni, sempre per l'U15; Alessandro Vitrani, che sarà responsabile tecnico dei portieri, e Fabio Patuzzi, preparatore portieri ex Avellino e Calvina; Davide Suardini, medico e fisioterapista per l'U17, nell'ambito di un'area medica mai importante come quest'anno, per ovvie ragioni; il dott. Max Spini, che ricopre un ruolo inedito per la società, quello di nutrizionista, una figura che volevo già dal mio primo anno. Altri professionisti fondamentali sono gli psicologi Fabio Pansera, Davide Este e Flavio Poiatti, perché le dinamiche che interessano un ragazzo sono diverse e complesse, ma anche l'analista video Nicolò Brenna, che non studia gli avversari, bensì i nostri errori, al fine di correggerli. Non solo professionisti, abbiamo anche tanti volontari che operano una funzione determinante all'interno delle squadre: sono i dirigenti accompagnatori, persone con una disponibilità e una passione per il Brescia infinite. C'è il responsabile dei trasporti, Ivan Tanfoglio: la nostra provincia è molto estesa, dobbiamo facilitare gli spostamenti dei nostri allievi. Ci sono i segretari, capeggiati da Osvaldo Vigliani, un totem per i suoi vent'anni e più di servizio. Non da ultimo c'è Roberto Beccalossi, responsabile degli osservatori, che al momento sono una decina e svolgono un lavoro non semplice: la concorrenza delle società professionistiche delle province più o meno limitrofe sul nostro territorio è spietata».

 

CONQUISTARE IL TERRITORIO

Qui si apre un tema molto delicato, che riguarda la presenza sul territorio, il rapporto con le società con cui si sta facendo rete, che sono 27 su suolo bresciano, ma anche la convivenza con altre società dilettantistiche provinciali che non vogliono entrare nel progetto #noisiamoilbrescia, alcune delle quali sono legate da rapporti con altre società professionistiche lombarde o del nord Italia: Cremonese, Atalanta, Chievo Verona, Milan, Inter e Juve, in particolare. Su questo argomento la posizione della dirigenza giovanile bresciana è schierata ed intransigente, tanto che il campo semantico delle affermazioni diventa quello bellico. «Siamo in guerra - attacca Botturi - e anche noi ora abbiamo imparato a tirare bombe. La cartina di Brescia è come la mappa del Risiko: alcune roccaforti non vogliono cedere, ma anche noi abbiamo conquistato delle zone strategiche di controllo. Molte realtà ragionano ancora su come lavorava il Brescia in passato, pensano che l'erba del vicino sia più verde, non si rendono conto che la qualità che abbiamo noi è di prim'ordine. Il sistema italiano non aiuta: un giocatore può vincolarsi a una società solo a 14 anni compiuti, ciò significa che prima è libero di andare dove vuole. Il resto lo fanno le società pro, che entrano spesso nei nostri confini, anche nelle nostre case, per portarsi via il giovane talento, promettendo alle famiglie chissà quali prospettive. Continuiamo a lavorare per il bene dei ragazzi, ma non possiamo non adeguarci alle dinamiche di questo mondo». La chiosa è del responsabile dell'Academy biancoblu, Paolo Migliorati«La brescianità è il nostro vero punto di forza, ma non è facile costruirla. Sono ancora molte le società bresciane che non ci vogliono aiutare, chiudendoci spesso a priori la porta in faccia e mandando i propri bambini da altre parti. Ci servirebbe più collaborazione, i giovani giocatori bresciani dovrebbero rappresentare esclusivamente il Brescia, naturale riferimento e luogo di approdo da privilegiare. Dovrebbe intervenire la Federazione in questo ambito, ma non lo fa». Argomento da approfondire, magari aprendo il dialogo proprio con quelle società che preferiscono rimanere esterne al progetto Brescia. Che, comunque, tira dritto per la sua strada.

 

Matteo Carone

 

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