Balotelli: "In Nazionale quando lo meriterò. Napoli? Ci starei benissimo"

Redazione
 

L'astinenza da campo inizia a farsi sentire, ma Mario Balotelli prova a distrarsi sui social, dove è reduce da una chiacchierata in diretta Instagram con Fabio Cannavaro.

 

"La quarantena è pesante - ha ammesso - ma bisogna restare a casa per il bene di tutti. Io mi alleno qui, faccio cardio un paio di volte a settimana, addominali, flessioni, scale". 

 

 

Un campione del mondo azzurro da una parte e un giocatore che sogna il ritorno in Nazionale dall'altra, ma con estrema consapevolezza del momento storico e grande rispetto per le scelte del commissario tecnico Roberto Mancini: "Tra di noi c'è un rapporto speciale. Sono contento se ritiene di non dovermi convocare in questo momento. So che se dovesse chiamarmi non lo farebbe per farmi stare in panchina. Giusto chiamare chi lo merita. Il giorno in cui dimostrerò di meritarmi l'azzurro sarò là e giocherò io. Mi è andata di culo che gli Europei sono slittati".

 

 

L'attaccante analizza così il suo recente passato: "Quest'anno a Brescia è stato difficile, ma negli ultimi tempi tra Nizza e Marsiglia avevo fatto bene. Però là avevo Rudi Garcia... Secondo me è tra i top manager del mondo. Con lui tanto lavoro a secco e tanta tattica, le due cose più noiose da fare in allenamento, ma mi sono divertito molto. Lo dice uno che vorrebbe sempre fare riscaldamento, possesso palla e partitella".

 

Cannavaro ricorda all'attaccante del Brescia la trattativa fallita con il suo Guangzhou, ritenuto dall'ex difensore una destinazione ideale per giocare senza gli occhi puntati addosso, divertendosi e in un top club asiatico. "Io aspettavo te", replica Balotelli, ma Cannavaro va al sodo: "Hai chiesto tutti quei soldi...".

 

Aneddoti e risate, ma anche un occhio strizzato in ottica mercato: "Napoli? Ci ho provato, ma non è successo. Starei benissimo a Napoli e farei impazzire di gioia mia figlia. Io le canto 'Brescia, Brescia', ma lei non vuole saperne e continua a tifare Napoli. Quando la portai in campo al San Paolo fu felicissima, restò ipnotizzata. Quello stadio dà grandi emozioni, anche se il più bello di tutti resta San Siro".

 

Non è mancato un ricordo degli anni in nerazzurro, sotto l'ala protettiva di un senatore "bastonatore" come Ibrahimovic: "Avevo 16 anni, intorno a me c'erano Adriano, Cruz e Zlatan. Mi sembrava impossibile. Lo guardavo come se fosse un Dio, era impressionante. Lui mi diceva che ero scarso 'Pensi di giocare qui? Ti fanno allenare oggi poi te ne vai'. Mi diceva di lasciare perdere il calcio, ma chiamò Raiola per dirgli di prendermi perché ero più forte di lui".  

 

 

Banner Transped articoli

banner piccolo futbuk