La Guardia di Finanza esamina anche la gestione del Brescia Calcio

Redazione

Non sono solamente gli affari imprenditoriali di Massimo Cellino esterni allo sport ad essere finiti al centro dell'indagine che ha fatto notizia nei giorni scorsi. Le attenzioni degli inquirenti sarebbero rivolte anche alla gestione ordinaria del Brescia Calcio.

 

Secondo le ipotesi accusatorie, infatti, il patron sardo avrebbe coinvolto il club nel novero delle sue aziende interessate da flussi di denaro autoriciclato, che sarebbe dovuto finire nelle casse del Fisco. La strategia sarebbe quella di appoggiarsi su realtà con sede all'estero per svolgere attività che hanno un'operatività in Italia e generano utili all'interno dei confini nazionali. Il Brescia Calcio, a tal proposito, fa capo ad una società con sede nel Regno Unito.

 

Dopo le perquisizioni nella sede di via Solferino e nelle residenze di Cellino, le indagini si sono spostate sui telefoni e pc dell'imprenditore, coinvolto anche in un altro filone dell'inchiesta, quello relativo all'acquisizione dell'area che ha visto sorgere il centro sportivo di Torbole Casaglia. Un ambito che estende l'elenco degli indagati al sindaco bassaiolo Sisti e l'assessore ai lavori pubblici Ometto.

 

La Procura, nel frattempo, ha chiesto al gip Cristian Colombo la proroga delle indagini per altri sei mesi, necessari per approfondire un caso sul quale la Guardia di Finanza è già attiva da circa un anno.