Lettere al direttore - "Presidente, le sue dichiarazioni ci disorientano"

Redazione

Caro direttore, in questi mesi ho seguito il Brescia con la passione di sempre, ma cercando di mantenere una certa obiettività sull'operato del club. 


Qui non si tratta di essere “pro” o “contro” Massimo Cellino. Qui si tratta di capire, come direbbe Crozza nell’imitazione di Mattia Binotto. Perché, lo confesso, mi sento ormai disorientato dalle dichiarazioni del presidente del Brescia e come me molti altri tifosi e cittadini bresciani. Di tutto e di più, giusto per riprendere un noto slogan pubblicitario della Rai di qualche anno fa. Oppure tutto e il contrario di tutto.

 

L’ultima sortita è arrivata mercoledì dopo l'udienza in tribunale: “Brescia è una bella città, certo che voglio restare qui, lo dimostra quello che sto facendo...”. Quindi dobbiamo dedurre che Cellino, nel giro di un paio di settimane, abbia smesso di sentirsi “un ospite sgradito” magari pronto ad andarsene da un momento all’altro, così come si era autodefinito, sottolineando anche le recenti trattative per l'acquisizione del Birmingham.

 

E dobbiamo anche prendere atto che il Brescia non è “in vendita”, anche se il presidente lo scorso ottobre si era dichiarato pronto “regalare la società”. Anche le ultime dichiarazioni sono da archiviare tra le tante che il presidente rilascia ai giornalisti per poi rimangiarsi tutto affermando il contrario? Come quella volta in cui in televisione dichiarò che chi pensava a un ritorno di Corini “era totalmente fuori strada” dopo il debutto choc di Grosso, salvo poi riprendere sotto la propria dipendenza l’allenatore della promozione solo una settimana dopo. Già, lo stesso Corini che fu confermato ufficialmente una settimana prima di essere esonerato. Sorte simile per Davide Dionigi, al quale fu allungato il contratto giusto poco prima di essere cacciato via.

 

Trovare della coerenza o anche solo uno scopo in certe parole del presidente è praticamente impossibile. Penso anche alle esternazioni durante la prima ondata della pandemia e ai punti di vista esposti durante le finestre di mercato. Di certo non sono frasi che fanno bene alla squadra e all'ambiente, dato che da ormai due anni per noi tifosi biancoazzurri sono più le delusioni che le gioie. Brescia è una città che meriterebbe più rispetto e trasparenza da un imprenditore che sa sicuramente fare i propri conti (5 milioni di attivo nel bilancio di giugno dove ancora non figurano le cessioni multimilionarie di Tonali e Torregrossa e il certo non trascurabile paracadute incassato per la retrocessione), un patron che nell’agosto del 2017 si presentò da proprietario dicendo che voleva fare business a Brescia, ma che questo business sarebbe coinciso con i risultati di alto livello.

 

Disse, tra il resto, che il Brescia avrebbe potuto benissimo arrivare ai livelli dell’Atalanta, verso la quale non bisognava avere un complesso d’inferiorità e che bisognava smettere di accontentarsi della mediocrità. Al netto di una promozione in A, ottenuta da un allenatore che arrivò a Brescia casualmente, Cellino ha come curriculum sportivo in biancoazzurro una serie C evitata all’ultima giornata, una retrocessione in B già quasi a metà stagione e il campionato attuale nel quale i risultati sono nettamente al di sotto delle attese. È arrivato il momento in cui dica chiaramente cosa vuol fare in questa città, facendo seguire fatti concreti a certe parole dette e poi smentite. 

 

Lettera firmata

 

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