Per qualcuno le porte restano chiuse. Ancora intoppi tra il Brescia e gli organi di stampa

Redazione

Il vento del cambiamento sembra non soffiare mai sui rapporti tra il Brescia Calcio e i media. Anche in occasione della presentazione di Filippo Inzaghi c'è chi si è dovuto arrendere ad una selezione da locale notturno.

 

Non è la prima volta durante la gestione Cellino. “Lo store è troppo piccolo. Non possiamo accogliere tutti” è stata la giustificazione formalizzata nei confronti degli organi di stampa estromessi.

 

Si evince che nelle priorità del club la location di un evento finalizzato alla comunicazione rivolta ai media sia più importante della partecipazione dei media stessi. Una strategia difficile da comprendere, che genera ostacoli e limiti nel lavoro di testate e professionisti, sorvolando su libertà di stampa ed equità nei rapporti con la platea giornalistica.

 

Non è semplice capire per quali ragioni le maglie della comunicazione siano così strette, quali siano i benefici, quali risvolti positivi possa garantire al club questo modus operandi.

 

“Dobbiamo adeguarci a ordini superiori. Non possiamo farci nulla” è l'ormai ripetitiva cantilena di un ufficio stampa che si giustifica con difficoltà e sincero dispiacere, aggrappandosi al più classico dei “Vorrei ma non posso”. Chi opera nell'ambito, infatti, sa che la pluralità dell'informazione costituisce ricchezza, opportunità di crescita, possibilità di veicolare messaggi in modo limpido, esaustivo e all'insegna della qualità, rafforzando il legame con il territorio, la cittadinanza e la tifoseria.

 

Nelle scorse settimane Christian Botturi, neopromosso ai vertici dirigenziali del club, descriveva così, durante un meeting online dedicato ai settori giovanili, l'identità delle rondinelle: “Il Brescia non è né di Cellino, né mio, né dei giocatori. Il Brescia è della città, è dei bresciani. Noi lavoriamo in quest'ottica”.

 

Un concetto importante, di valore, che speriamo possa permeare anche il rapporto con i media locali di una società che, troppo spesso, ha chiuso le porte anziché aprirle.

 

Prendendo spunto da una nota dichiarazione dello stesso Cellino possiamo confermare che ieri, ancora una volta, molti giornalisti bresciani si sono sentiti ospiti sgraditi, ma in casa propria.

 

Bruno Forza