Centodieci anni di passione profonda, costellati di volti indimenticabili. Auguri Brescia!

Redazione

"Tutti gli aderenti alla novella associazione, sorgente pel simpatico ed ormai ben noto giuoco del calcio, sono invitati alla prima assemblea generale della costituenda società; assemblea che avrà luogo oggi, lunedì, alle ore 20.30 in una sala gentilmente concessa presso il ristorante Panteo in via Gabriele Rosa, 37".

 

"È con vivo piacere che gli organizzatori diramano codesto invito a tutti gli appassionati del bellissimo sport, perché ormai certi della loro adesione entusiastica".

 

Il 17 luglio del 1911 le colonne del quotidiano La Provincia di Brescia annunciavano così l'imminente nascita del Foot Ball Club Brescia, scaturito dalla fusione tra Victoria, Unione Sportiva Bresciana e Gimnasium. L'alba di una storia lunga 110 anni, iniziata con i colori arancio e blu. Il bianco e l'azzurro della città apparvero tre anni dopo, mentre la prima V bianca sul petto arrivò nel 1927.

 

La carrellata dei volti e dei protagonisti è immensa, ma ci sono profili che hanno lasciato un segno indelebile. Il primo presidente fu Franco Apollonio, che partì dalla Terza Categoria sul campo di via Milano. Il debutto in Serie A toccò al conte Franco Mazzotti, che nella stagione 1928-1929 balzò nel massimo campionato grazie all'impresa del tecnico ungherese Imre Schoffer. Sulla poltrona presidenziale nessuno, ad oggi, è riuscito fare più di Gino Corioni, sia per longevità sia per risultati ottenuti. 22 anni alla guida del club, con l'argenteria più prestigiosa presente in bacheca da esibire e quell'Europa inseguita, ma solo sfiorata, per effetto della sconfitta nella finale di Coppa Intertoto del 2001, quando le rondinelle volarono più in alto che mai, ma si arresero alla superiorità del Psg. 

 

Il palmarès del Brescia non è certamente dei più prestigiosi: 23 partecipazioni al campionato di Serie A sono troppo poche, le 62 in B (record italiano) non possono soddisfare. Sono quattro i campionati cadetti vinti (1965, 1992, 1997 e 2019); due quelli di Serie C1 (1939 e 1985). Il gol di Ambrosetti a Wembley per il trofeo Anglo-Italiano resta la gioia più grande, ma sono indimenticabili anche lo Scudetto Primavera del 1969 e il Viareggio del 1996 conquistati dalla Primavera.

 

Pochi fotogrammi gloriosi, ma chi ha il Brescia nel cuore sa bene che l'amore per la Leonessa va ben oltre i traguardi raggiunti ed è intriso di ferite e rinascite, sofferenze e liberazioni, dure lotte e piccole, grandi conquiste.

 

Nell'album dei ricordi la pagina degli allenatori è costellata di volti cari ai bresciani. Impossibile non menzionare, per diverse ragioni, Gei, Vicini, Simoni, Bicicli, Pasinato, Cadregari, Reja, De Biasi, Sonetti, Cavasin, Iachini, Calori, Cagni e Corini, anche se la corona spetta, in condivisione, a Mircea Lucescu e Carlo Mazzone, capaci  - al di là dei risultati ottenuti - di far letteralmente sognare i bresciani.    

 

È ancora più lungo l'elenco dei calciatori, guidati da Roberto Baggio e Vittorio Mero, i cui numeri di maglia (10 e 13) sono stati ritirati. I tifosi biancoblù si sono goduti nel tempo le gesta di Trivellini, Peruchetti e Albini; Azzini, Bianchi, Salvi e De Paoli; Beccalossi e Altobelli; Ascagni e Gritti; Ganz e Saurini; del trio rumeno Sabau - Hagi - Raducioiu; di capitani veri come Bonometti e Zambelli; dei gemelli Filippini; De Paola e Neri; Guardiola e Appiah; Bonera, Diana e Baronio; Hubner, Toni e Caracciolo. Nel vivaio è poi sbocciato un campione del calibro di Andrea Pirlo, capace di scrivere la storia del calcio mondiale.

 

Oggi tocca a Massimo Cellino farsi carico di questi 110 anni e delle ambizioni di una città che vuole togliersi di dosso l'etichetta di realtà dal grande potenziale inespresso. I bresciani sognano una squadra stabilmente in Serie A per poi provare, un giorno, ad alzare ulteriormente l'asticella. Mister Pippo Inzaghi e i suoi ragazzi si preparano a riempire le prossime pagine del libro biancoblù. La storia continua.