Brescia 110, il messaggio di Michele Arcari: "Qui ho realizzato il mio sogno di bambino"

Redazione

Un leader umile, capace di stare al proprio posto ed allo stesso tempo di rispondere "presente" nel momento in cui serve fare la storia. Michele Arcari è stato una colonna del Brescia da metà 2000 fino al suo addio, nel 2017, anche se spesso si citano altri nomi prima del suo.

 

Anche oggi, da allenatore giovanile delle Rondinelle, continua a fare il suo per la crescita del club. Per questo il suo video dedica per i 110 anni del Brescia Calcio hanno un valore speciale, raccontano la storia recente della società con un taglio differente, quello di chi ha saputo trovare la sua dimensione senza aver bisogno di titoli a nove colonne. I tifosi questo suo carattere l'hanno sempre apprezzato, così come il suo talento, spesso sottovalutato. Stiamo comunque parlando del recordman per minuti di imbattibilità della storia biancoazzurra.

 

Di seguito i passaggi salienti del messaggio celebrativo, colmo d'affetto e riconoscenza, rilasciato per il cerimoniale dell'anniversario della Leonessa.

 

"Sono stato chiamato al Brescia nel 2006 da Violini, serviva una figura che tamponasse i problemi di Viviano e Agliardi, finì che giocai tutta la stagione. In estate torno alla Pro Patria, vado in scadenza e scelgo il Brescia. Ceduto Viviano divento titolare e vinciamo il campionato: mi ero guadagnato la stima per l'impegno e la serietà dimostrata anche quando ero secondo".

 

"Mi sono sentito legato a questa società perché mi ha dato fiducia nonostante venissi da serie minori. Dopo la retrocessione con la Cremonese ed il fallimento del Lecco ero rimasto due mesi disoccupato e avevo poi ricominciato dal Pizzighettone in Serie D, comunque vincendo due campionati e tornando in C1. Eppure col calcio che contava pensavo di aver chiuso, mi ero iscritto all'università e avevo pensato ad altre strade. Il Brescia mi ha dato l'enorme chance di tornare in un calcio d'élite dopo tante delusioni, penso di aver a mio modo ripagato".

 

"Ricordo bene l'esordio in A, contro il Napoli. La società aveva preso Sereni come portiere d'esperienza ma quell'anno giocai più io di lui per via dei suoi infortuni. Preparai bene la gara in settimana, le emozioni erano controllate, poi però entrato in campo e resomi conto di aver realizzato i tuoi sogni di bambino, quelle emozioni esplosero. Perdemmo 1-0 con gol di Hamsik, ma feci una bella partita. Quella gara, così come la finale play-off della stagione precedente, è un ricordo che porterò dentro per sempre".

 

"Nelle undici stagioni bresciane ho incontrato diversi avversari che mi hanno messo in grande difficoltà. Eto'o era di un altro pianeta, ma mi impressionò anche il cileno Pinilla, mi fece tre gol col suo Grosseto l'anno che vincemmo il campionato, fu immarcabile, mi segnò in tutti i modi. In allenamento grandi sfide con Possanzini, Caracciolo, Sodinha e Diamanti: si fermava a tirare le punizioni a fine giornata, era impressionante".

 

"Ho smesso di giocare ma avevo ancora voglia e stavo ancora bene, purtroppo però bisogna fare i conti con l'età e le esigenze della squadra. Nel 2017 mi dissero che volevano puntare sui giovani, Minelli e Cragno. Mi proposero di cominciare ad allenare nel settore giovanile, rimanendo ancora legato al Brescia. Fu una bella botta, ma ne parlai con mia moglie e capii che era la scelta giusta. Il mese dopo ci fu la cessione della società ed arrivò Cellino".

 

"Il centro sportivo di Torbole mi sarebbe stato molto utile quando giocavo, tutta un'altra cosa avere una struttura apposita".

 

"Sono molto orgoglioso di detenere il record di imbattibilità del Brescia, 907 minuti. Era l'anno dopo la discesa in B, giocava il giovane Leali, subentrai io perché eravamo caduti in zona retrocessione e da lì iniziò la striscia che durò 10 partite consecutive, record ineguagliato anche a livello europeo in quella stagione. Due momenti mi emozionarono molto: quando battei il record, in casa col Torino, con i tifosi che si fermarono ad esultare, e quando presi il gol che fermò la serie: non mi era mai capitato che tutto lo stadio mi applaudisse per una rete subita. Perdipiù fu un'autorete di un mio compagno, distrutto dal dispiacere".

 

"Sono felicissimo di esserci stato per i 100 anni del Brescia Calcio, sono qui per i 110, l'augurio che mi faccio è quello di esserci anche per i 120. Le parole migliori per chiudere sono due: forza Brescia!".