Dopo Ubi, nuovo partner bancario per il Brescia: siglato l'accordo con Intesa Sanpaolo

Redazione

Ad inizio aprile erano state addirittura messe all'asta per beneficenza, erano le ultime maglie del Brescia con marchio Ubi stampato sul petto. Un momento a suo modo storico, visto il rapporto praticamente initerrotto tra banche locali e società cittadina durato dal 1991 al 2021. A distanza di sei mesi, la storia può riprendere il suo corso.

 

Ieri il presidente del Brescia Calcio F.C. Massimo Cellino e Marco Franco Nava, direttore regionale Lombardia Sud di Intesa Sanpaolo, si sono stretti la mano per siglare un accordo annuale che definisce una nuova partnership tra rondinelle e il gruppo bancario piemontese, diventato uno dei più primi dieci dell'Eurozona dopo la recente acquisizione proprio di Ubi Banca. Un contratto a tempo determinato che servirà per conoscersi e, se possibile, porre le basi per i futuri passi da muovere assieme.

 

Nel corso della conferenza stampa di stamattina, ospitata dalla sede cittadina di Intesa in p.zza Mons. Almici, dentro la Sala Corrado Faissola, il direttore Marco Franco Nava ha sottolineato l'importanza del nuovo legame instaurato sul territorio: "Lo sport è un momento inclusivo di benessere, integrativo, partecipativo, ha in sé valori condivisi dalla nostra banca, che abbiamo ritrovato nel Brescia. Puntiamo forte sulla valorizzazione giovanile del Brescia Calcio, società che mostra un'attenzione sui ragazzi del territorio che non è di tutti, i qui presenti Cistana, Mangraviti e Papetti ne sono un esempio. L'accordo che lega la banca alla città di Brescia arriva da lontano, prosegue nello stesso solco del passato. La nostra intenzione è quella di costituire un presidio nel settore giovanile che ripeto, è il punto di forza del Brescia Calcio. Non è attenzione esclusiva, ma particolare, il futuro ci dirà se allargare il rapporto".

 

Molto più lungo e stratificato l'intervento del presidente Massimo Cellino, stuzzicato dalla stampa locale. Con Intesa Sanpaolo i rapporti erano già buoni: "Arrivando a Brescia ero cliente di Cariplo-Intesa, inoltre mio papà era piemontese, la considero la banca di casa; qui in città ho trovato Ubi, che ci ha dato grande sostegno, ma quando è stata rilevata proprio da Intesa temevo che non si potesse più proseguire nel rapporto. Al contrario, abbiamo trovato nuova linfa e obbiettivi rinforzati".

 

Il focus, come detto, sarà sul settore giovanile: "Il marchio non apparirà sulle maglie della prima squadra ma su quelle delle formazioni giovanili. Per noi il lavoro sul settore giovanile è centrale, rappresenta il cuore della nostra impresa, perché oggi un club è una società per azioni, io non solo un presidente, ma soprattutto un amministratore che deve chiudere il bilancio presentando un utile. Per farlo, devo fare esattamente come si fa con un'industria: raccogliere materia prima in loco, lavorarla con qualità per collocare il prodotto finale sempre in loco. Ecco perché puntiamo forte sui vari Cistana, Mangraviti, Papetti e su tutti i nuovi ragazzi che già gravitano attorno alla prima squadra, che ci teniamo stretti. Oggi gli utili non si fanno vendendo i giocatori, ma vincendo le partite. Se fossi rimasto in A Tonali non l'avrei mai venduto".

 

La scelta di puntare sui giovani non è né filosofica né politica, ha una matrice di sostenibilità, caratteristica ormai assai rara nel calcio contemporaneo: "Ci sono squadre professionistiche che da regolamento non dovrebbero nemmeno essere iscritte al campionato. Come può essere possibile? Io ammetto di aver sofferto gli attacchi di questi due ultimi anni, in un periodo segnato da una pandemia che ha rischiato di farci veramente del male, com'è successo a Brescia e provincia. Dopo la retrocessione mi sono sentito da solo sulla barca. Sapete quanto sia permaloso, ho certamente commesso degli errori e sono il primo che si flagella quando sbaglia. Ma dovete capire che un'azienda come quella di una società di calcio ha tanti aspetti da seguire che la gente non vede e che non vengono considerati nelle analisi. Apprezzate ci sia qualcuno che fa dell'imprenditoria sana ed etica, in un sistema dove si cerca sempre di più il magnate straniero o dove imprenditori locali durano poco perché producono solo perdite. Andate invece a stanare chi produce situazioni non sostenibili, che fanno male a tutti. Brescia può diventare un modello, è necessario gestire il calcio in maniera più pulita, se no non esiste futuro".

 

In attesa del futuro, che si spera coincida con una (sostenibile) promozione e permanenza delle rondinelle in Serie A, Cellino e il Brescia poggiano basi nel presente. Con Banca Intesa Sanpaolo al suo fianco il presidente sentirà meno la solitudine.