Polisportività, calcio popolare, mix di annate. I tre progetti selezionati da RiUnione Tecnica

Redazione

Condivisione e stimolo, spunti e lavori di gruppo, premi e un arricchimento nel bagaglio di tutti. Riunione Tecnica è stato tutto questo. Definire la prima edizione di questa iniziativa formativa un semplice corso, infatti, sarebbe riduttivo.

 

L'Ospitaletto ha aperto le porte del proprio centro sportivo in modalità virtuale - causa Covid - elaborando una proposta innovativa e accattivante. Quattro incontri per presentare il proprio metodo di lavoro e dare la possibilità agli iscritti di elaborare dei project work.

 

A selezionare i migliori ci ha pensato Filippo Galli, nuovo responsabile dell'area metodologica del Parma: “Sono felice di aver potuto esaminare lavori di qualità. Complimenti alla società per questa iniziativa e per essersi messa in gioco in una formula che non è stata monodirezionale, ma che ha coinvolto anche chi ha partecipato. La formazione è fondamentale soprattutto quando può garantire riscontri concreti, generando competenze che portano ad una produttività e operatività sul campo. Un processo che è importante ad ogni livello: professionistico, dilettantistico e amatoriale”.

 

I migliori progetti

 

1) Polisportività, gioco libero e autovalutazione dell'allenatore

Sul gradino più alto del podio sono saliti Serena Cesarato e Luca Artifoni (nella foto con Federico Bonomi, responsabile dell'attività di base dell'Ospitaletto). La prima, ventenne, studia Scienze Motorie ed ha all'attivo esperienze come educatrice e allenatrice nell'attività di base. Il secondo, 23 anni, allena giovanissimi e primi calci della Ghisalbese e svolge anche l'attività di osservatore.

“Il nostro progetto - raccontano - punta innanzitutto sull'inserimento del concetto di polisportività all'interno dell'offerta formativa pensata per bambini e ragazzi del settore giovanile. L'esperienza di questi anni ci ha fatto constatare diverse prolematiche in ambito motorio e coordinativo. Crediamo che ampliare il bagaglio dei ragazzi con stimoli aggiuntivi sia importante. L'idea è quella di inserire per i più piccoli (fino agli esordienti) un terzo allenamento dedicato ad un'altra disciplina, proponendone due differenti nell'arco dell'anno. Dagli esordienti in su, invece, riteniamo che sia importante aumentare la portata della pratica sportiva, ma inserendo finestre di gioco libero, ovvero un terzo o quarto allenamento settimanale in cui i ragazzi vadano al campo per giocare in autonomia, sotto il controllo di un allenatore ma responsabilizzati nell'organizzazione dell'attività, nella gestione delle controversie e nel rapporto con le regole. Crediamo infatti che le nuove generazioni abbiano un estremo bisogno di trascorrere più tempo con i loro coetanei all'aria aperta divertendosi in modo sano e, di conseguenza, crescendo anche calcisticamente”.

Nel progetto di Cesarato e Artifoni c'è ampio spazio anche per il concetto di autovalutazione dell'allenatore: “La formazione e lo sviluppo delle competenze è fondamentale per ogni tecnico, ma non bisogna dimenticare di attuare un'analisi costante per individuare sia i propri punti di forza sia le aree in cui bisogna perseguire un miglioramento. Riteniamo che anche gli allenatori abbiano bisogno di essere allenati, quindi in ogni società dovrebbe emergere una figura chiamata alla direzione tecnica, focalizzata proprio sulla crescita degli staff”.

Al di là del successo del loro project work i due giovani hanno apprezzato profondamente il precorso messo in atto da Riunione Tecnica: “Un format innovativo. È stato bellissimo avere la possibilità di esprimerci. Rispetto ai soliti corsi abbiamo ascoltato ma anche detto la nostra, mettendoci in gioco. Un cambio di prospettiva che ha reso l'esperienza vincente”.

 

2) Estendere gli orizzonti e riscoprire il calcio popolare

Secondo posto per Nicola Venturelli, tecnico degli juniores dell'Orsa Iseo, affiancato da Mattia Bosio. “Il nostro progetto è stato imbastito su tre pilastri: tecnico, sociale e di valorizzazione delle risorse. Quest'ultima area va intesa come attenzione alla formazione e alla crescita della classe dirigente. Siamo convinti del fatto che non tutti i ragazzi intendano fare i calciatori a tutti i costi, quindi crediamo che le società sportive debbano incentivare, formare e appassionare anche a ruoli diversi quei giovani che dimostrano interesse o attitudini nei confronti di ruoli e mansioni che possano andare dall'allenatore allo scout, dal dirigente al preparatore o all'arbitro”.


Uno sguardo più aperto sul futuro dei giovani, dunque, ma anche sull'ambito sociale e sulla riscoperta di pratiche diffuse nel passato: “Crediamo che le società debbano sempre più focalizzarsi sul territorio di riferimento, non solamente sui propri iscritti. Instaurare rapporti con istituzioni, scuole e oratori può favorire la diffusione della pratica sportiva. Ci piace molto la prospettiva di campi aperti sette giorni su sette, garantendo sorveglianza ma anche possibilità di gioco libero”. Concetti da portare anche all'esterno delle strutture sportive: “Crediamo che si possa e si debba creare attività in uscita, sfruttando parchi pubblici, cortili e parcheggi, per avvicinare sempre più ragazzi e generare aggregazione. Sarebbe bello tornare a vivere il calcio nella sua genuinità, dandogli quel taglio popolare che si sbandiera spesso ma che, nei fatti, non c'è o è ridotto al minimo”.


Quanto a Riunione Tecnica per Venturelli si tratta di un'esperienza da ripetere: “L'ho trovata molto stimolante. Il responsabile Marco Mingardi è professionista brillante e il suo staff ha fatto un ottimo lavoro. Sono riusciti a raccontarsi e allo stesso tempo a dare voce ai singoli tecnici. In un momento cupo per il nostro calcio abbiamo potuto condividere, imparare e confrontarci stimolando il nostro pensiero”.

 

3) L'unione di due annate in allenamento: booster di crescita

Medaglia di bronzo per Davide Moraschi, allenatore dei giovanissimi del Capriolo, in team con Stefano Faletti e Daniel Calissi. “Ottima esperienza - racconta Moraschi -, conoscere le idee, i principi e il metodo di lavoro adottato a Ospitaletto è stato arricchente. Ci hanno stimolati a svolgere dei lavori di gruppo, diventando a nostra volta protagonisti del corso. Un'opportunità che abbiamo colto volentieri”.


Il project work elaborato dal gruppo capriolese si è focalizzato sui benefici della fusione sul campo di allenamento di differenti annate (nello specifico 2006 e 2007). “Abbiamo esposto ciò che già stiamo facendo. Questi ragazzi a Capriolo fanno campionati diversi, ma gli allenamenti vengono organizzati in un gruppo unico, con obiettivi specifici mirati a far crescere i singoli, le squadre e pure gli allenatori. Tra i tecnici mixiamo giovani ed esperti in un ambiente votato al confronto continuo. È una situazione che genera feedback e correzioni in tempo reale, rielaborate anche a tavolino in una seconda fase. In campo creiamo gruppi di lavoro omogenei o disomogenei a seconda dell'obiettivo dell'esercizio. Ci regoliamo in base a valori tecnici, fisici o cognitivi e puntando alla massima intensità. Molto importante anche il lavoro fatto nell'ambito del linguaggio e della comunicazione: facciamo memorizzare ai ragazzi parole chiave per capirci meglio e per capirsi meglio tra loro. Le trasmettiamo ai più piccoli e diventano il nostro vocabolario in tutte le categorie. Questo agevola anche gli spostamenti tra annate e il lavoro con mister diversi”.