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Don Laffranchini: "Siamo in fase di stretching. Ascoltiamo questo tempo per migliorare il futuro"

Redazione
 

Sarà una Pasqua insolita, dopo settimane totalmente fuori dall'ordinario. Parchi vuoti, cortili e campi da calcio silenziosi, oratori deserti. Dove la magia del calcio si accende tutto è fermo, immobile.

 

Ne abbiamo parlato con don Claudio Laffranchini, vice direttore dell'ufficio oratori, giovani e vocazioni, ma anche consulente ecclesiastico del comitato di Brescia del Centro Sportivo Italiano. "Lo stop improvviso di tutte le attività, delle relazioni, dello sport e della vita in generale ci ha scosso, ma non credo che questo sia un tempo surreale, anzi, è più reale che mai. Basta mettere la testa fuori dalla finestra per capirlo. In ciò che vediamo e sentiamo dentro e intorno a noi si possono trovare le motivazioni per ritrovare slancio. Non bisogna vivere questo tempo come isolamento, che è chiusura in se stessi. Meglio considerarlo una solitudine, che è un atteggiamento positivo, è qualcosa che la vita dell'uomo esige, soprattutto se è abitata dal ricordo, dalla ricerca, dal fare. Questo silenzio va custodito, contiene gli appigli per ricominciare e consigli su nuove vie da percorrere. Abbiamo l'opportunità di scoprire chi siamo e rivedere le nostre relazioni".

 

 

Il sacerdote bresciano trova una profonda chiave di lettura del nostro presente: "Vediamo tutto vuoto: le chiese, i campi di gioco. Un vuoto che fa pensare e può fare male, ma che ci ricorda una lezione importante: non siamo fatti per noi stessi. Questo vuoto fa paura, ma mi ricorda quel sepolcro dove comincia a riempirsi la vita, dove dopo il dolore troviamo qualcosa di più profondo. Allora forse questo è un tempo fecondo per ritrovare l'essenzialità della vita vera. Gesù si rivela anche dentro questa situazione e ci parla".

 

 

In ottica sportiva "siamo in una fase di stretching, stiamo sciogliendo e allungando i muscoli per prevenire l'acido lattico, per diventare più elastici. Dovremo farci trovare pronti per tornare a correre, per vivere ogni sfida dando il meglio di noi stessi. Il Csi? Nella sua missione la priorità è dare attenzione all'educazione e alla dimensione della persona. Sarà fondamentale esserci quando riapriranno i campi, serviranno più alleanze educative tra parrocchie e con altre agenzie del territorio, nuove reti per mettere a disposizione di tutti i benefici dello sport. Dovremo essere bravi ad affrontare la paura, sgretolarla. Insieme sarà possibile, con prudenza ma anche con tenacia e spirito di gruppo".

 

In molti sperano che questa pandemia possa rendere il mondo un posto migliore. Quali possibili benefici per il calcio? "La società, lo sport e il calcio cambieranno in meglio se ci lasceremo interrogare da questo tempo. Servirà capacità di dialogo, aggancio con gli altri cammini educativi, lotta ad alcune resistenze e fragilità che questa situazione porterà a galla. Non dimentichiamo che il calcio ha forza riabilitativa, consola e cura, deve riscoprire la sua vocazione più autentica mettendola al centro dei suoi obiettivi".

 

Quando torneremo in campo avremo imparato nuove lezioni. Per certi versi il dolore sarà stato un maestro: "La prima lezione che abbiamo ricevuto riguarda la nostra fragilità, la nostra debolezza. Basta poco per metterci in crisi e ridimensionare le nostre vite. Forse diventeremo più responsabili, daremo più valore al tempo, sapremo riprendere fiato per tornare a correre in avanti. 'Andrà tutto bene' è un messaggio di ottimismo, ma può essere ingannevole. Preferisco la speranza, perchè apre occhi e cuore per accogliere la novità. In ebraico speranza e corda sono la stessa parola. Se riusciremo a rimanere legati insieme con speranza potremo accogliere il messaggio pasquale nel migliore dei modi e prepararci ad un cammino verso nuovi e migliori orizzonti".

 

 

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