Sebastiano Esposito secondo papà Agostino: "Ieri ho pianto di gioia. Ringrazierò per sempre Roberto Clerici"

Redazione

Ci vuole il talento, ci vuole la fortuna, poi però il lieto fine te lo devi andare a cercare. Agostino Esposito, ex calciatore professionista cresciuto nel Napoli, allenava in Lega Pro quando decise di cambiare vita per andarsi a cercare un futuro importante per i suoi figli. A quasi dieci anni di distanza, in una notte di grande delusione per i colori nerazzurri, c'era chi, in una casa del quartiere Violino di Brescia, piangeva di gioia.

 

Come si usa dire solitamente? "Che questo sia solo l'inizio". Speriamo davvero ci siano tanti altri step in avanti nella sua carriera, ma per Sebastiano Esposito gli oltre 20 minuti giocati ieri sera, a 16 anni e 255 giorni, nel finale di Inter-Eintracht Francoforte, sono stati solo il momento in cui si è presentato al mondo del calcio, col privilegio di farlo in uno dei suoi teatri più affascinanti, San Siro. Sì perché se volessimo iniziare a raccontare una storia, la sua storia, non partiremmo dal 73' del match di ieri sera, dal cambio con Borja Valero. Partiremmo da un campo della città metropolitana di Napoli. Mamma Flavia ed il nonno materno - da cui ha ereditato il nome, come si usa ancora in molti paesi del sud Italia (il fratello maggiore aveva già preso quello del nonno paterno, Salvatore) - sono accompagnatori e spettatori in una partita organizzata da uno scout venuto dal nord, che vuole vedere all'opera gli Esposito, in particolare il secondogenito, che ha solo 8 anni. Il provino va talmente bene che a papà Agostino non arrivano solo i complimenti, ma anche una proposta molto concreta: "I tuoi tre figli sono forti: Salvatore ha già caratteristiche importanti, Francesco Pio è piccolino ma sa già giocare, e poi c'è Sebastiano... venite a Brescia, potranno crescere nel Brescia Calcio". L'osservatore in questione era Roberto Clerici.

 

Qui faremmo iniziare la storia, dal "sì" pronunciato da Agostino nell'ormai lontano 2011. Otto anni dopo quella scelta coraggiosa sua e della moglie ha portato dei frutti che hanno tutta l'impressione di poter diventare primizie: Salvatore, classe 2000, dopo le giovanili tra Brescia e Inter è ora di proprietà della Spal, in prestito al Ravenna in Lega Pro; Francesco Pio, 2005, prosegue la sua crescita nel settore giovanile nerazzurro; Sebastiano l'abbiamo ammirato ieri in tv mentre entrava nella Storia, quella con la S maiuscola: interista più giovane ad esordire in Europa, secondo assoluto a vestire la maglia dell'Inter in una partita ufficiale (lo "zio" Bergomi debuttò in Coppa Italia un mese dopo il suo sedicesimo compleanno), secondo italiano in Europa League dopo Gabriele Zerbo del Palermo e quinto assoluto della competizione continentale dietro a Willem Geubbels, Romelu Lukaku, Slebe Schrijivers e appunto Zerbo. «Ero a casa - racconta papà Agostino - a guardare la partita alla televisione assieme a mia moglie Flavia, e i miei figli Annamaria e Francesco Pio, Salvatore invece l'ha vista dal ritiro della Nazionale Under 19. Purtroppo per impegni lavorativi non sono riuscito ad essere presente allo stadio. Ma l'emozione che ho provato mi ha investito ugualmente. L'adrenalina era arrivata già con la convocazione. Ma vederlo in campo è stata davvero una cosa inaspettata. Mi sono mancate le parole, sono scese lacrime di gioia. L'adrenalina non è ancora scesa del tutto, ma il momento è passato e bisogna guardare avanti».

 

Ben mischiato tra gioia e orgoglio, ieri sera, c'era anche un altro sentimento forte, la riconoscenza verso una persona fondamentale per la famiglia Esposito e per tutto il calcio bresciano, una persona che oggi non c'è più. «Ieri uno sguardo è andato al cielo: ringrazieremo per sempre Roberto Clerici, fu lui a venire da noi, in Campania, a convincerci che salire a Brescia fosse la scelta giusta, non solo per i bambini. Dovetti litigare con mia moglie, perché erano ancora piccoli e quella scelta avrebbe cambiato totalmente la nostra vita. Fummo coraggiosi noi, aveva ragione lui. Oggi Brescia è la nostra città di adozione, viviamo questa città e vi saremo sempre legati. Anche il passaggio dal Brescia Calcio ha dato tanto ai nostri figli, dal 2011 al 2014 sono state stagioni importanti di crescita. Così come importante è stata ed è l'esperienza all'Inter, resa possibile dal lavoro del responsabile Roberto Samaden. L'unica nota dolente è l'impegno scolastico, ogni anno è un dramma! I ragazzi pensano solo al calcio, ma noi spingiamo perché finiscano gli studi, seguendo l'esempio della sorella maggiore, che ora fa l'università ed ha già iniziato ad insegnare come supplente. Salvatore a fine anno si diplomerà, con gli altri due il rapporto con la scuola è un pochino più difficile».

 

Sembra passata una vita da quando Salvatore, Sebastiano e Francesco Pio giocavano scalzi sul campetto del Cicerone, quartiere stabiese. Ora due di loro stanno accarezzando l'idea dell'esordio in A ed il terzo sembra venir su bene come i fratelloni. Buon sangue non mente. «La passione per il calcio è nata in loro in maniera naturale, per certi versi è un po' nel dna di famiglia: io e mio cognato abbiamo giocato nelle giovanili del Napoli, mio padre è stato un buon calciatore dilettante». Sta a loro scrivere altre pagine della storia calcistica degli Esposito, sognando in grande senza dimenticare le proprie radici. «Salvatore ha già un suo agente, lo scelse appena diventato maggiorenne. Fino ai 18 anni penso sia giusto che rimangano sotto la mia ala. Anche se è già un annetto che si parla di grandi squadre europee interessate a Sebastiano. Non posso smentire queste voci, credo ci sia stato un confronto tra le società, ma penso che rimanga a Milano». Parlando di futuro partendo dal recente passato, viene da pensare che Salvatore, visto il suo legame con la città, avrebbe potuto prendere altre strade in C, diverse da quella che poi l'ha portato al Ravenna. «Sinceramente non so se la Feralpisalò abbia chiesto di lui, probabilmente non ci hanno pensato. Ma so che Salvatore si sente bresciano, in biancoblu giocava con Tonali, un gran bel gruppo quello dei 2000; se arrivasse una chiamata da qualche squadra importante bresciana ne sarebbe felicissimo».

 

Matteo Carone