"Il calcio che vorrei". Nella tesi a Coverciano il manifesto di mister Pirlo

Redazione

“Credo che un calcio propositivo, di attacco e di qualità possa dare grandi vantaggi. Maggior entusiasmo nell’ambiente, maggior coinvolgimento da parte di giocatori e staff.

 

Dinamiche, queste, necessarie per riuscire a creare quell’ empatia che è alla base delle squadre di successo. Sono convinto inoltre che ricercare questo tipo di calcio possa dare più possibilità di arrivare alla vittoria finale”.

 

Parole di Andrea Pirlo, che nella tesi del corso per allenatore professionista di prima categoria intitolata “Il calcio che vorrei” ha pubblicato, di fatto, il suo manifesto da allenatore. 

 

“Il calcio è uno sport con punteggio molto limitato a differenza di altre grandi discipline sportive (dal basket alla pallavolo). Questa piccola ma grande differenza determina che talvolta non sia la squadra che ha meritato di vincere a portare a casa il risultato finale. Numerose ricerche hanno dimostrato però che nel medio-lungo termine le prestazioni tendono ad allinearsi ai risultati, motivo in più per ricercare fin da subito un gioco di qualità che produca tante occasioni da gol e che nel tempo porti dunque alla vittoria”. 

 

Le colonne portanti della filosofia del Maestro poggiano sulle fondamenta di un calcio propositivo, di possesso e di attacco. Vorrei giocare un calcio totale e collettivo - scrive Pirlo - con undici giocatori attivi sia in fase offensiva sia in fase difensiva. Manipolando spazi e tempi, con l’ambizione di comandare. Il gioco deve essere il filo conduttore, basato sul collettivo ma in grado di esaltare le individualità più forti. I due principi cardine sono legati al pallone: bisogna volerlo e tenerlo il più possibile finché attacchiamo, e dobbiamo avere una ferocia agonistica forte per andarlo a recuperare subito una volta perso”.

 

Il modulo? Un concetto superato: “Nel calcio moderno si è passati da una disposizione statica dei giocatori ad un’occupazione dinamica delle posizioni funzionali ai principi del modello di gioco. Varia nelle due fasi e a seconda dei momenti emozionali che si alternano in partita”. 

 

Per tradurre concretamente sul campo la sua idea Pirlo annuncia di voler puntare su “giocatori tecnici e dinamici, dando importanza all’uno contro uno soprattutto sugli esterni”. In allenamento spazio a “esercitazioni per aiutare i giocatori a riconoscere le situazioni ed adattarsi al contesto sempre più liquido delle partite”.

 

L'introduzione si conclude con un cenno alle fonti di ispirazione: “Il Barcellona di Cruijff e quello di Guardiola, l’Ajax di Van Gaal, il Milan di Ancelotti, la Juventus di Conte”

 

Quanto ai singoli ruoli Pirlo desidera un portiere moderno, capace di difendere anche in avanti e coinvolto nella costruzione del gioco dal basso; difensori centrali come primi registi, abili sia nella marcatura sia nella lettura degli spazi e delle situazioni; difensori esterni da coinvolgere costantemente nello sviluppo dell'azione in base alle loro caratteristiche. Occhio di riguardo, dopo anni trascorsi in mediana, per il centrocampo:Il calcio degli ultimi vent'anni ha dimostrato che non si può prescindere dalla tecnica dei centrocampisti. Occorrono qualità, visione di gioco, mobilità e una predisposizione soprattutto mentale alla riaggressione immediata”. 

 

In attacco grande attenzione al talento, che va “esaltato all'interno di un collettivo capace di fare emergere le migliori individualità”. Fondamentale l'attacco della profondità e la capacità di dialogo con tecnica ed intelligenza per favorire gli inserimenti dei compagni. 

 

L'elaborato del tecnico bianconero prosegue snocciolando concetti chiave come l'uscita pulita della palla in fase di costruzione, la ricerca del terzo uomo per aggirare il pressing, la capacità di imbastire gioco negli spazi interni, il rombo di palleggio, la creazione ed occupazione degli spazi liberi, il rispetto delle posizioni in funzione del gioco: il pallone arriva dal giocatore e non il contrario. Il tutto senza forzare verticalizzazioni e lanci, ma cercando di superare una linea di pressione alla volta. 

 

La filosofia offensiva disegnata da Pirlo nasconde al suo interno anche risvolti difensivi: “Portando tanti giocatori in zona palla potremo riaggredire a palla persa e ritardare la transizione avversaria, ottenendo il tempo necessario per riordinare la fase difensiva”. 

 

Quanto allo sviluppo dell'azione sarà a due velocità: d'attesa e preparazione dietro; veloce e diretto verso la porta dopo il passaggio chiave che libera un giocatore tra le linee. La trasmissione? Secca e forte. 

 

Nei pressi dell'area avversaria l'intento è quello di attaccare la linea difensiva nell'ottica della massima e duplice ampiezza, con una ricerca continua della rifinitura e di frequenti attacchi alla profondità, con spazi da riempire attraverso rotazioni mirate a “stressare” gli avversari, attaccando la loro retroguardia con almeno 5 giocatori.
Sì a giocate e movimenti codificati negli ultimi trenta metri, ma in quella zona del campo l'intento è anche quello di garantire libero sfogo a creatività e fantasia. Si costruisce nei primi settanta, ci si affida soprattutto al potenziale dei campioni in zona gol. 

 

In fase difensiva l'ex metronomo di Brescia, Milan e Juventus punta molto sul concetto di riaggressione: “Voglio una squadra che difenda correndo in avanti, con il giocatore più vicino alla palla che tamponi immediatamente, assistito dal pressing alto dei compagni quando ci troviamo nella metà campo avversaria. Nella nostra saremo più attendisti. Se la riconquista avviene nella trequarti offensiva si cerca subito la porta, altrimenti si conserva il possesso”. 

 

Nella propria metà campo l'input del tecnico è quello di non concedere passaggi chiave, con le linee di difesa e centrocampo molto vicine. Squadra stretta e corta, capace di sfoggiare grande intensità mentale. Negli ultimi trenta metri il centrocampista centrale avrà licenza di entrare nella retroguardia per aiutare la squadra a difendere meglio l'ampiezza, no ai raddoppi, soprattutto quelli troppo ravvicinati all'avversario. In situazione di palla laterale difensori a uomo nella zona. 

 

Capitolo finale dedicato alle transizioni, ritenute “fondamentali nell'idea di ciclo di gioco continuo ed indivisibile, in cui il gioco preventivo diventa basilare in entrambe le fasi”. 

 

Ora mister Pirlo dovrà tradurre sul campo di allenamento, ma soprattutto in partita, la sua visione del calcio visto dalla panchina.   

 

Clicca qui per leggere la tesi integrale di Andrea Pirlo.

 

 

 

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