Dal Brescia all'Albania: Edy Reja, architetto e uomo assist

Redazione

La prima volta fu con le Rondinelle, stagione 1996-1997, dalla Serie B alla Serie A. L'ultima due giorni fa, dalla C alla B, nel torneo continentale per nazionali della Nations League. Nel mezzo una carriera fatta di duro lavoro e pochi riconoscimenti pubblici, se non quelli riservati dopo ognuna delle cinque promozioni ottenute, la specialità della casa.

 

Edoardo Reja, per tutti Edy, nato a Gorizia nell'Italia appena liberata dal secondo conflitto mondiale, è un allenatore attivo dagli anni '80 che ha sempre avuto un talento, quello del saper ricostruire. Arrivare in situazioni di difficoltà o in ambienti desiderosi di tornare ai palcoscenici a cui la propria storia li aveva abituati, per riavviare il motore, rimettere in carreggiata. Poi la guida della macchina è quasi sempre stata lasciata, volente o nolente, a qualcun altro. Gli specialisti delle promozioni fanno spesso questo, il penultimo passo, l'assist, poi la gloria e i titoli se li prende eventualmente chi compie l'ultimo step, chi fa gol. Non c'è per forza qualcosa di sbagliato in questo, ma forse andrebbe riconosciuto maggiormente il peso specifico di un uomo che sa porre fondamenta.

 

Il Ranieri del Chelsea primo Abramovich e pre Mourinho, per dire. In quel Brescia di fine secolo, campione in B, c'erano i professori come De Paola e Neri (capocannoniere biancoblu), ma anche i ragazzi in rampa di lancio, leggansi Doni, Adani, Filippini&Filippini, Diana e due precocissimi '79, Bonazzoli e Pirlo. L'anno successivo sarebbero arrivati, nell'ordine: Hübner, l'esonero, la retrocessione. A cavallo del millennio l'esperienza al Vicenza. Brivio Dicara Zauli Comandini Luiso. Altro campionato vinto, ancorché "minore" secondo definizione, altra Serie A conquistata e stavolta vissuta appieno, ma non salvata, per via della repentina ridiscesa, malgrado l'acquisizione di un giovane e già performante Toni. Dopo il Brescia c'era stato il Torino, dopo il Vicenza il Genoa e il Catania, grandi piazze e pubblici esigenti. Nel 2003-2004 il terzo sigillo ha il nome di Cagliari, presieduto da Cellino e comandato in campo dal difensore uruguagio Lopez, figure note all'attuale Brescia: quella squadra, confermata nel suo nucleo storico, non sarà una comparsa nel massimo campionato: il tridente Esposito-Zola-Suazo entusiasmerà anche in A. Ma con Arrigoni in panchina, perché Reja lascia in estate.

 

Reja segue la contraddizione di molti giocatori, top in B ma considerati non adatti alla A. "Specialisti di categoria", si dice. Fino all'esperienza Napoli, 2006-2007, post Calciopoli (Juventus in B) e post vittoria Mondiale. Il campionato cadetto più competitivo della storia, si dirà, con Juve, Napoli, Genoa (le tre promosse), ma anche Brescia, Bologna, Lecce, Vicenza, Bari, Verona... i partenopei di Edy chiudono al secondo posto, trascinati dal senso di appartenenza dei Cannavaro, dal senso del gol dei Calaiò e dai cinque sensi calcistici di De Zerbi. Sotto il Vesuvio si compie, finalmente, il passaggio cruciale della carriera di Edy, che trova tempo, modi e risultati per proseguire con autorità il cammino in A. De Laurentiis gli regala un ragazzo promettente slovacco che viene dalla provincia, si chiama Hamsik: farà la storia della società. 8° posto con qualificazione all'Intertoto alla prima stagione di A, ma alla seconda ADL chiama Donadoni e dà il benservito a Reja. Il friulano prova l'avventura all'Hajduk Spalato, prima volta all'estero, per poi ricevere la chiamata di Lotito e arrivare nella Capitale. Il suo status grazie a Napoli è cambiato, ora Reja merita una panchina di rilievo.

 

In biancoceleste raggiunge i risultati migliori, come il 5° posto al primo tentativo e il 4° al secondo, che oggi vale la Champions, ma ieri significava Europa League. La crisi arriva ancora nell'estate di fine secondo anno, Petkovic prende il suo posto. Il cambio avverrà al contrario durante la stagione successiva, Reja porta a termine il campionato 2013-2014 e poi saluta nuovamente, lasciando spazio a Pioli. L'ultima stagione in A è quella del 2015-2016, all'Atalanta, che salva, preparando il terreno all'allenatore di concetto che gli succederà: Gian Piero Gasperini. Da quel momento fino all'aprile 2019 Reja esce dai radar. Poi, il richiamo dei Balcani.

 

A 10 anni dall'esperienza croata a Spalato, Reja accetta l'ingaggio della Federazione Albanese, che gli dà le chiavi della nazionale. Le Aquile tornano a pescare nella vicina ed amica Italia dopo le esperienze di Dossena (5 mesi fugaci tra 2002 e 2003, record di 0 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta), De Biasi (2011-2017, 52 match, 20-11-21) e Panucci (2017-2019, 15, 4-2-9). I rossoneri partecipano alla Nations League, occupano la terza fascia e sono nel girone con Bielorussia, Lituania e Kazakistan. La minoranza più folta è quella di giocatori "italiani": Strakosha (Lazio), Berisha (Spal, capitano), Kumbulla (Roma), Djimsiti (Atalanta), Ismajli (Spezia), Veseli (Salernitana), Hysaj (Napoli, vice capitano), Memushaj (Pescara) e Vrioni (Juventus Under 23). Nello staff anche Porrini (vice), Febbrari e Laurenti (preparatori atletici), Rossi (video analista) e Stesina (medico sociale). L'inizio è ottimo, 2-0 alla Bielorussia a domicilio (Çikalleshi, Bare), ma nella fase centrale del torneo l'Albania si perde: 0-1 in casa contro la Lituania e gli 0-0 con Kazakistan e Lituania bis. A 2 giornate dalla fine servono 2 vittorie. Reja cambia continuamente sistema, sa che può contare su un buonissimo reparto difensivo, ma fatica a fare gol. In casa con il Kazakistan la svolta: 4-3-3, recuperi fondamentali di Ismajli e Memushaj, più coraggio nell'aggressione. Çikalleshi si prende sulle spalle i suoi, il match che si chiuderà sul 3-1 (in gol anche Ismajli e Manaj, che in tempi non sospetti Edy consigliò all'Udinese, e che ora gioca nel Barcellona B). Mercoledì la sfida decisiva per la promozione in League B, quella contro la Bielorussia, da disputare in casa. Çikalleshi non tradisce e ne segna 2 nella prima mezz'ora, Skavysh accorcia, Manaj allunga nuovamente sul finire della prima frazione, Ebong a 10' dalla fine spaventa tutta Tirana, ma al 94', sul fischio finale, il tabellone inchioda il 3-2. L'Albania sorpassa l'ex stato sovietico (11 a 10) e guadagna l'accesso al secondo livello continentale.

 

La quinta promozione della carriera rimette il nome di Reja sui giornali. Un gusto nuovo e antico allo stesso tempo: non è che ci si era dimenticati di lui, è che lo si era messo da parte, ancora una volta. Colpevolmente. Spesso gli assist sono più belli dei gol, stavolta ricordiamocelo.

 

 

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