Corsini: "Dilettanti? Sconsiglio una ripresa invernale. Occhio ai postumi del Covid"

Redazione
 

“Per riprendere l'attività sportiva occorre il rispetto del principio di massima cautela”.

 

Il bresciano Alessandro Corsini - ex medico dell'Inter - lo aveva scritto lo scorso marzo, in un articolo redatto insieme ad alcuni colleghi del Psg e pubblicato sul British Journal of Sport Medicine. Lo ribadisce oggi, focalizzando le sue attenzioni (e preoccupazioni) soprattutto sul mondo dilettantistico. 

 

 

“Credo che un’eventuale via libera ai campionati dilettantistici a gennaio o febbraio potrebbe essere, ad oggi, ancora un’idea prematura. Trovo al momento intempestivo discuterne, in una fase in cui in Italia abbiamo 600-700 morti al giorno, ospedali in sofferenza e interi settori economici paralizzati”. 

 

 

Dopo la finale di Europa League Corsini ha lasciato i nerazzurri ed attualmente, oltre a svolgere attività medica a Brescia, ricopre l’incarico di Presidente provinciale dell’Associazione Medico Sportiva, ruolo che gli consente di analizzare in modo dettagliato e a tutti i livelli lo scenario calcistico attuale, arrivando a sottolineare aspetti troppo spesso sottovalutati nel dibattito sulla ripresa dei campionati targati Lnd: “Bisogna capire che per i professionisti è stato possibile ripartire e trovare continuità attraverso protocolli molto rigidi, promossi dalla Federazione Medico Sportiva e recepiti dalla Figc e dalle Leghe. A quei livelli i calciatori sono seguiti da staff sanitari di prim'ordine e società strutturate che consentono un monitoraggio costante. Nei dilettanti non può essere così. Il solo fatto di giocare senza il controllo scadenzato tramite tamponi aggrava notevolmente il rischio di una diffusione del virus”. 

 

Professionisti e dilettanti. Due mondi diversi, lontanissimi. “Dall'Eccellenza in giù chi gioca a calcio lo fa per passione. Parliamo di lavoratori che hanno contatti continui con altre persone in ambito famigliare oltre che professionale. In Serie A non c'è stata la bolla come in Nba, ma i giocatori hanno affrontato lunghi periodi di isolamento domiciliare. Il Covid è tuttora molto insidioso, figuriamoci cosa può accadere laddove la situazione non può essere tenuta altrettanto sotto controllo”.  

 

Corsini focalizza le sue attenzioni anche sui postumi del Covid, altro tema spesso confinato ai margini della discussione. “Le riflessioni sul ritorno in campo non possono non tenere conto delle condizioni fisiche di chi ha contratto il Covid. Uno studio dello scorso settembre svolto dall’Ohio State University ha monitorato 26 atleti professionisti risultati positivi al Covid, nessuno ospedalizzato e più della metà asintomatico: circa il 30% mostrava segni di sofferenza cardiaca e il 15% di miocardite. La miocardite è un’infezione che colpisce il cuore e, nelle circostanze più gravi, può portare anche alla morte sotto sforzo. Nel caso di uno sportivo può significare uno stop dall’attività rilevante: dai 6 mesi fino al divieto assoluto di proseguire l'attività agonistica. Qualche caso, peraltro, si è riscontrato anche in Serie A. Non c’è solo il cuorè però: attenzione ad esempio anche ai polmoni. Ci sono studi che dimostrano che alterazioni polmonari sono presenti anche negli asintomatici”.

 

È anche per questo che non andrebbero presi d’esempio quegli atleti famosi che pubblicano sui social allenamenti domestici nonostante la positività in corso: “Danno un pessimo esempio, diffondendo un messaggio pericoloso. Chi ha il Covid deve stare a riposo, altro che allenamenti”.

 

Il ritorno in campo di chi ha dovuto affrontare il virus, peraltro, dovrà passare da visite mediche approfondite. I protocolli promossi dalla Federazione Medico Sportiva Italiana, a tal proposito, sono chiari anche per i dilettanti: “La visita medica per l'idoneità sportiva nei casi risultati positivi, va integrata - spiega Corsini - con una serie di test di controllo generale come esami del sangue, ecocardiogramma, holter cardiaco, test polmonare sotto sforzo ed eventualmente anche tac. Molti atleti pensano sia un eccesso, ma finchè non sapremo con certezza le conseguenze dell’infezione, dobbiamo affrontarla con grande serietà. Quando si parla di ripresa, quindi, è bene considerare anche diversi aspetti: in primis la salute ma anche i tempi d'attesa e i costi a cui dovranno andare incontro società e giocatori, per non trovarsi al momento del fischio di inizio con atleti non in possesso di idoneità o ancora in coda per accedere ai centri di Medicina dello Sport”. 

 

Un fischio d'inizio a gennaio o febbraio - l'ipotesi più gettonata emersa dal nostro sondaggio sul calcio dilettantistico - è quindi da discutere con grande attenzione secondo Corsini: L'inverno non è assolutamente il momento ideale per riprendere i campionati. L'arrivo del caldo aiuterà, il vaccino pure, ma ad oggi è ancora presto per fare previsioni certe. Bisogna mettersi il cuore in pace e programmare con razionalità, pazienza e fiducia nel metodo scientifico”.

 

Bruno Forza 

 

 

 

Banner Transped articoli

banner piccolo futbuk