De Nard: "Dilettanti, abbiate pazienza. Vaccino, preparazione graduale e ripresa a settembre"

Redazione
 

Per 32 anni è stato il medico di riferimento del Brescia Calcio. Oggi dirige il Medical Sport all'interno del centro San Filippo e collabora con la Rigamonti.

 

È Fabio De Nard, figura storica della medicina sportiva nostrana. Lo abbiamo contattato per fare il punto sul recente passato, sul presente e soprattutto sul futuro del calcio dilettantistico, funestato dalla pandemia.

 

 

Anche il dottor De Nard, come Alessandro Corsini nell'intervista dello scorso 20 novembre, predica assoluta prudenza. “I dilettanti devono tenere duro, potrebbe essere necessario rinunciare alla stagione 2020-2021 e ritengo che sarebbe una decisione saggia. Ho sentito le varie formule ipotizzate per un'eventuale ripresa, mi sembrano monche e potenziale causa di contestazioni”.  

 

 

Al di là dell'aspetto sportivo, però, sono i tempi e le modalità del ritorno in campo che non convinvono il medico: “Ripartenza a febbraio? Sarebbe rischiosissimo. Mettiamo da parte solo per un attimo il virus. C'è tutto il capitolo del rischio infortuni di cui tenere conto. Ricordiamoci che questi ragazzi non sono atleti professionisti: sono stati fermi sei mesi, hanno ripreso per due, poi  fermi per altri tre. E magari vogliamo fargli giocare anche tre partite a settimana? Mi auguro di no”. 

 

De Nard inquadra così lo scenario attuale: “Le società prima dell'ultimo stop si sono trovate con rose corte e il rischio di quarantene preventive per i componenti delle squadre. Alcuni lavoratori non torneranno a correre quei rischi. Da medico sportivo mi sento di consigliare una ripresa più graduale. Aspettiamo il vaccino, archiviamo questa annata, prepariamoci fisicamente come si deve e torniamo alle sfide da settembre 2021 nel segno della sicurezza e della qualità”. 

 

Focus necessario, prima del prossimo fischio d'inizio, anche quello sugli ex positivi: “È un tema che merita grandi attenzioni e verifiche scrupolose. Non siamo totalmente a conoscenza dei postumi provocati dal Covid, ma stanno emergendo studi e dati che meritano attenzione, e che riguardano anche gli asintomatici. Non conosciamo ancora bene questa malattia, quindi occorre ragionevolezza”.  

 

De Nard non nasconde il suo scetticismo anche sugli allenamenti individuali: Sono un controsenso nel calcio. Molte società li hanno fatti perché hanno a cuore i ragazzi e hanno fatto il massimo per coinvolgerli finché è stato possibile, poi va detto che hanno anche ceduto alle pressioni dei genitori. Diciamo che a settembre è stato giusto ripartire. I numeri del contagio lo consentivano e c'erano meno rischi a giocare nelle società che in modo incontrollato ai giardini, ma è stato altrettanto giusto fermarsi quando la situazione è tornata critica”. 

 

Un quadro ancora complesso, dunque, che necessita di speranza: “Quella può arrivare con il vaccino. Non vedo alternative. Mi auguro che possa garantire un'immunità lunga, ma suppongo che dovrà essere ripetuto più volte. Quanto ai protocolli ci sono e sono seri, ma per i dilettanti non sono sufficienti. Il rischio di nuovi focolai c'è, anche se esistono altri contesti più pericolosi, come i mezzi pubblici. Però se la situazione è difficilmente controllabile in Serie A, mi spiegate come si possa pensare a ripartire serenamente, nel giro di un paio di mesi, dall'Eccellenza in giù?”. 

 

Infine un appello ai calciatori professionisti: “Mi piacerebbe assistere ad una maggiore consapevolezza, da parte loro, riguardo alla valenza e alla risonanza dei loro gesti. Entrano in campo distanziati e al primo gol fatto si abbracciano in dieci. Non ci provano nemmeno a dare il buon esempio”.