Botturi ai responsabili dei settori giovanili: "Puntate sull'intelligenza emotiva"

Redazione

“Non bisogna dimenticare mai le proprie radici. Io ho iniziato all'oratorio di Caionvico e sono stato per anni nel mondo dei dilettanti, nel quale esistono differenze ma anche grandi analogie con il settore professionistico”.

 

Per Christian Botturi l'incontro formativo con i responsabili dei settori giovanili bresciani sulla piattaforma Zoom è stato un tuffo nel passato. “Una serata emozionante, anche perché so quanta qualità c'è nei dilettanti, dove in molti potrebbero essere al mio posto. Dall'altra parte dello schermo c'erano interlocutori di alto livello. Incontrarli mi ha reso felice, ho detto loro che il nostro vivaio è sempre aperto per visionare e approfondire, al di là delle affiliazioni. Il Brescia non è di Cellino né mio, è della nostra città e provincia”.

 

Botturi è stato per due ore un autentico fiume in piena. Entusiasmo e passione, aneddoti e convinzione nelle proprie idee e nel progetto del Brescia, in costante evoluzione. La sorgente dei contenuti proposti ha riguardato proprio le differenze tra pro e dilettanti: “Ovviamente ci sono risorse economiche sbilanciate, talvolta anche le strutture hanno potenzialità superiori, ma non sempre. Cambia parecchio l'ampiezza delle opportunità: al Brescia, per esempio, mi posso confrontare quotidianamente con Cellino, Perinetti, Micheli. Profili di grande rilievo. Durante la trasferta a Udine con la Primavera ho parlato un'ora con Trevisan, il loro responsabile del settore giovanile dei friulani. Per me è stata come una lezione universitaria. Poi facendo questo lavoro hai rapporti costanti con selezionatori delle federazioni e di altre società professionistiche, c'è un flusso continuo di incontri arricchenti. Il comune denominatore tra pro e dilettanti sta nella gestione delle risorse umane, delle squadre, degli obiettivi. Tutto uguale, cambia solamente la qualità dei giocatori. Sia di qua che di là l'aspetto fondamentale resta, a mio avviso, sviluppare la propria intelligenza emotiva al fine di ottenere il massimo da tutti coloro che ti circondano. Come? Dando importanza alle emozioni e alle motivazioni. Imparando a fare spogliatoio, ad ascoltare e ad accogliere gli altri, ad essere allineati e a condividere un percorso".

 

Il ruolo richiede parecchie abilità trasversali: “Un responsabile del settore giovanile deve avere competenze che vanno dalla parte tecnica alla comunicazione, dalla gestione finanziaria al marketing, senza dimenticare psicologia e organizzazione. Io credo che sia fondamentale creare in ogni area gruppi di lavoro complementari, dove i vari profili si arricchiscano a vicenda in base alle capacità e alle caratteristiche di ciascuno. Io, ad esempio, non mi sento al top dal punto di vista tecnico, per questo ho sviluppato un tavolo di lavoro tra i miei allenatori dove faccio da moderatore. Indico la strada e gli obiettivi da raggiungere, poi dal loro confronto emergono le soluzioni per arrivare al traguardo. Nell'Academy abbiamo allenatori bravissimi dal punto di vista metodologico, sentirli parlare di esercizi è fantastico. Un mio punto di forza? Credo sia la sfera comunicativa. Sono una persona empatica, aperta al dialogo, che dà e pretende fiducia. Ritengo di avere ottime capacità anche in ambito organizzativo, ma bisogna sempre studiare e migliorare”.

 

Per chi guida un settore giovanile mansioni e responsabilità sono innumerevoli, ad ogni livello: “Per il direttore sportivo è più semplice, anche se va detto che è legato ai risultati, e questo comporta pressioni e stress non indifferenti. Il responsabile del settore giovanile però ha mediamente una decina di squadre da gestire e problematiche immense. Non vive di risultati, certo, ma non può fermarsi mai e quando tutti staccano la spina lui deve pianificare la stagione successiva, in un ciclo continuo. Come sopravvivere? È fondamentale delegare, occorrono dei capi area per attività base, progetto affiliate, ambito psicologico, scouting, eccetera. Io poi seguo da anni le discipline olistiche, la meditazione, lo yoga. Sono queste le mie fonti di energia”.

 

Da non sottovalutare anche i rapporti con la proprietà: “Il presidente mi ha dettato pochi punti cardine, ma molto chiari. Ogni tanto non manca di sottolinearli e verificare l'avanzamento del progetto. Cellino punta sempre con molta insistenza all'azione educativa. Con lui non si parla mai di risultati e classifiche, ma di gestione dei rapporti interpersonali, dello spirito di sacrificio dei nostri tesserati e delle loro famiglie. Al Brescia sappiamo benissimo che non tutti diventeranno Tonali, ma siamo consapevoli che i tifosi, i dirigenti, gli allenatori, i genitori, i lavoratori e i cittadini di domani sono qui. Dobbiamo dare un contributo educativo oltre a lavorare alla crescita tecnica auspicando l'approdo in prima squadra”.

 

A tal proposito la semina deve essere quotidiana e Botturi cita Mino Favini: “Diceva che il giocatore del domani lo costruiamo oggi. È verissimo, non bisogna mai abbassare la guardia, perché ogni giorno abbiamo la possibilità di inserire nella testa e nelle gambe di bambini e ragazzi un ingrediente potenzialmente decisivo per il salto di qualità. Tutto questo deve avvenire ricordandoci che abbiamo di fronte esseri umani, con le loro sicurezze e incertezze, con le loro relazioni famigliari e sociali, accompagnati da emozioni di ogni genere. Bisogna tenere conto di tutte queste vibrazioni”.

 

Quello di allenamento dell'anima è, da sempre, un concetto caro a Botturi: “Mi piace vedere gli allenatori dell'attività di base inginocchiarsi per stare alla stessa altezza comunicativa dei bambini, per relazionarsi andando loro incontro. Certo, occorrono regole ed esperienza per farli crescere, ma è in una relazione mentale e caratteriale che si trovano le chiavi giuste per accendere la personalità, il talento, per far crescere il ragazzo e il calciatore”.

 

Un metodo che richiede tempo e pazienza. “Saper aspettare è fondamentale. Il singolo giocatore e il gruppo vanno conosciuti in profondità, analizzati, capiti. La selezione, poi, non deve essere esagerata. I nostri ingredienti? Umiltà, investire sugli istruttori, avere un'operatività semplice. Il gioco del calcio è estremamente facile, non bisogna renderlo difficile e stordire i ragazzi. Bastano pochi e semplici concetti. Gli allenatori, poi, devono ricordarsi che i giocatori non appartengono a loro, ma alle società. Bisogna operare verso un interesse collettivo, non per coltivare gli orticelli”.

 

Infine un consiglio ai responsabili dei settori giovanili: “Aggiornatevi sempre, trasmettete passione ai gruppi di lavoro e ricordate che c'è sempre da imparare, dall'oratorio alla Serie A. Sarete vincenti se lavorerete per far crescere, per infondere alla vostra società una mentalità, creando giocatori. Parlate il meno possibile di risultati. Cosi facendo, in futuro, arriveranno quelli che contano davvero”.

 

E sul futuro del Brescia: “Siamo un cantiere aperto. Ogni giorno c'è qualcosa di nuovo e cresciamo con gradualità. In prospettiva mi piacerebbe potenziare il settore scouting sul territorio, migliorando la copertura del territorio. Poi credo che sia fondamentale garantire sempre più occasioni di miglioramento tecnico agli staff e ai calciatori del vivaio, in un ambiente sempre più famigliare e caloroso, dove tutti possano sentirsi bene e a loro agio per dare il meglio”.