Da karateka a bomber, il ruggito di Faye Pape: "Ospitaletto, uniti per vincere"

Redazione

Karateka e calciatore, senegalese e italiano, magazziniere e bomber. Pape Ibrahima Faye è un personaggio dalle mille sfumature, una ricca tavolozza di colori ed esperienze di vita che si condensano in quattro semplici lettere: Ibra.

 

“Mi chiamano così per rendere tutto più semplice. Se giochi a calcio e fai l'attaccante è un nome impegnativo da portarsi dietro. Zlatan per me è il miglior centravanti che ci sia. Lo osservo e provo a migliorare ispirandomi a lui. So di poter fare sia la prima sia la seconda punta, cerco di fare sponde per i compagni, ma anche di provare la giocata personale. Punto molto sul fisico, ho buona velocità e un discreto stacco. Ammiro Ibra, ma il mio idolo è sempre stato Iniesta, un calciatore che ha tutto: quantità, qualità, tecnica, fantasia, umiltà. Un fuoriclasse con il pallone e anche nello stile, come persona”.

 

In comune con Ibrahimovic, oltre al nome e al ruolo, ci sono i trascorsi nelle arti marziali, dove Faye ha brillato a livello internazionale. “In Senegal iniziai a praticare il karate seguendo mio padre, che mi portava al palazzetto con lui. Era una grande passione, che portò risultati importanti. Nelle categorie giovanili partecipai a eventi prestigiosi con la Nazionale aggiudicandomi anche il premio come miglior combattente d'Africa della mia categoria”.

 

Il calcio in Senegal era un hobby da praticare semplicemente nei periodi in cui non si andava a scuola. All'arrivo in Europa (Francia prima e Italia poi), tuttavia, fu il pallone a prendere il sopravvento: Le società di karate erano troppo lontane da casa mia e non avevo i mezzi per raggiungere la palestra, così mi concentrai sul calcio a partire dai 17 anni. In Italia mi integrai grazie all'aiuto di alcuni amici senegalesi che erano già qui. Iniziai nelle giovanili del Montichiari, poi un anno nella Berretti del Carpenedolo e quattro anni a Desenzano, dove arrivarono le prime esperienze in prima squadra e grandi soddisfazioni con mister Maspero. Passai al Ciliverghe da mister Novezzi, mio ex compagno di squadra. Poi mi chiamò la Castellana in D. Era tutto fatto, mancava solo la firma e confrontandomi con un preparatore parlai di un problemino al tendine. Niente di grave, avevo solo bisogno di qualche consiglio. Risultato? Non mi chiamarono più e mi lasciarono a casa”.

 

A ricordarsi di lui fu l'Adrense: “Feci sei mesi lì, prima di vivere nuove esperienze nel Veronese: tre anni al Bardolino e il campionato vinto al Villa Franca. Mi conquistai la D ma non era conciliabile con il lavoro, così tornai nel Bresciano, fortemente voluto da Maifredi a Ospitaletto, una proposta che accettai proprio per gli ottimi rapporti con lui”.

 

Oggi Faye è senza dubbio il trascinatore degli orange, primi a punteggio pieno e che sognano l'approdo in Eccellenza: Vedo una società in crescita costante, stesso discorso vale per la squadra. Stiamo facendo molto bene, ma è troppo presto per sbilanciarsi, anche se sappiamo che il nostro obiettivo è restare davanti a tutti. Dovremo provarci, ma un passo alla volta, con la stessa mentalità di queste prime giornate”.

 

Per l'attaccante classe '89 5 reti in 4 giornate di campionato, molti dei quali decisivi per il cammino della capoliste del girone E di Promozione. “Sono felice perchè ho fatto gol belli e importanti, in tutti i modi. Fai queste cose se la squadra gira come si deve. Questo è il frutto dell'ottimo lavoro di tutti i compagni e di mister Beccalossi. Spero che il gruppo continui così e di ripetermi segnando tanto. Sogni nel cassetto? Guardo al presente: vincere questo campionato. Non sarà facile, ma daremo tutto. A Ospitaletto si respira ambizione, ma anche umiltà. Siamo tutti uniti per lo stesso obiettivo”.